Dolore cronico e fibromialgia, ecco la “spia” che ne rivela la gravità

Dolore cronico e fibromialgia: il passo importante per un trattamento più adeguato di queste patologie

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Un dolore che si mantiene indipendentemente dalle cause che l’hanno scatenato. Si può definire così il dolore cronico, quello che davvero non lascia vivere e che permane nel tempo, senza che ci sia un fattore che lo determina. Chi ne soffre sa bene che si tratta di uno sgradito compagno di viaggio, anche e soprattutto se si lega a condizioni che magari non creano alterazioni agli esami di laboratorio o alle immagini radiologiche, come nel caso della fibromialgia. La ricerca però sta mettendo a punto armi sempre più precise per identificare queste forme.

Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato il primo biomarcatoreal mondo (MLM, Mu-Lympho-Marker) che permette di individuare l’esistenza e la prima scala di intensità del dolore cronico, aprendo la strada alla definizione di nuove strategie terapeutiche. Come funziona? Lo spiega  la ricercatrice dello studio scientifico pubblicato, tra i relatori al Congresso Nazionale di FederDolore SICD (Società Italiana Clinici del Dolore) in corso a Bologna.

Oltre il dato soggettivo

“Ho molto male”, oppure “non mi fa particolarmente male”. Di fronte ad uno stesso stimolo, la risposta soggettiva è ovviamente diversa. E ad oggi quando si va dal medico l’indicatore disponibile per sapere il livello di dolore di un paziente è quello verbale. Nel caso del paziente, il risultato di questa valutazione è molto soggettivo perché tiene conto della propria esperienza e del personale livello di sopportazione del dolore. Il clinico dovrà quindi affidarsi alla percezione del paziente per decidere se si tratta di dolore lieve, moderato o grave “Non esisteva un test diagnostico per il dolore cronico e tutti i clinici del dolore sanno l’impatto che potrà avere a livello diagnostico ma anche psicologico sul paziente attraverso il quale possiamo solo avere informazioni soggettive sul dolore cronico.

Lo studio è stato effettuato – spiega Valentina Malafoglia, Ricercatrice Fondazione ISAL (Istituto di Scienze Algologiche) – confrontando un gruppo di pazienti sani con un gruppo che soffre di dolore fibromialgico proprio perché sappiamo che l’estensione del dolore in questi pazienti è molto variabile e diffuso in tutto il corpo. Avevamo la necessità di poterlo codificare e quantificare anche nel tempo”.

La fibromialgia come modello

La fibromialgia è una grave sindrome che causa dolore cronico severo. In Europa colpisce oltre 14 milioni di persone, nel 90% dei casi donne. Non è considerata una malattia rara e non è riconosciuta come malattia cronica all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Si manifesta con dolore diffuso, facile affaticabilità, sviluppo di senso di angoscia, panico e ansia, disturbi del sonno e problemi gastrointestinali. Ancora oggi non ci sono esami che riescano a diagnosticarla chiaramente, né terapie risolutive. Per molte, la beffa di sembrare malate agli occhi di parenti, colleghi e amici, per cui ne deriva anche un forte stress psicologico. “La conferma del Mu-Lympho-Marker come biomarcatore per il dolore cronico severo, potrà avere numerosi impatti positivi a partire dalla conferma della presenza di dolore, del grado di intensità, che ridurranno i ritardi ed errori diagnostici a beneficio di un miglioramento della qualità di vita dei pazienti e caregivers. – spiega Malafoglia.

Tra gli obiettivi c’è quello di definire nuove strategie terapeutiche e lo sviluppo di nuovi farmaci, individuando in modo preciso e personalizzato il trattamento più adeguato con evidenti risparmi di tempo e di costi”. Si tratta insomma di un passo avanti importante. “È un risultato sorprendente che ci consentirà – conclude Giuliano DE CAROLIS, Presidente Federdolore_SICD – di avere uno strumento importante per una migliore gestione dei pazienti con fibromalgie e di poterlo estendere anche a tutte le altre patologie con dolore cronico”

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