Diabete, ricerca italiana svela le spie che “riconoscono” il rischio per i reni

Il diabete rappresenta una minaccia per il buon funzionamento dei reni. Uno studio ha individuato le spie che rivelano chi è a rischio

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Che il diabete, specie se non controllato, diventi una minaccia nel tempo per i reni è ormai provato. Basti pensare che, su scala mondiale, la malattia del metabolismo rappresenta la prima causa di insufficienza renale nel mondo ed è responsabile del 25-40 per cento dei casi di dialisi.

Per questo, nelle persone con diabete, bisogna essere in grado di capire come riconoscere chi è più a rischio di sviluppare problemi ai reni e quindi mettere in atto le cure specifiche per prevenire questa situazione. Una ricerca italiana, presentata al Congresso dell’Associazione Europea per gli Studi sul Diabete (EASD) apre la strada a cure “personalizzate” su questo fronte.

Ecco le “spie” che possono aiutarci

Stando agli studi, in quasi quattro casi su dieci che soffre di diabete di tipo2, quello che compare negli adulti ed è legato a sovrappeso e scarsa attività fisica, presenta una riduzione progressiva del filtrato glomerulare (GFR), parametro della funzione renale.

Negli ultimi anni, il trattamento dei pazienti con DT2 e ridotta funzione renale è profondamente cambiato, grazie alla disponibilità di nuovi trattamenti farmacologici dell’iperglicemia che andrebbero messi in atto prima possibile in chi ne ha realmente bisogno. Ma questi medicinali vanno impiegati correttamente. Come si può fare?

Di recente sono stati proposti alcuni biomarcatori in veste di possibili “predittori” di comparsa di insufficienza renale (basso GFR) nei pazienti diabetici. “Siamo andati dunque a valutare – spiega Maria Giovanna Scarale, Laboratorio di Diabetologia ed Endocrinologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – la capacità predittiva di basso GFR nei pazienti con diabete, di alcuni prodotti del metabolismo dosabili nel sangue”.

La ricerca è stata condotta su 861 pazienti diabetici arruolati nel Gargano Mortality Study 2 (GMS2) e del Gargano Mortality Study 1 (GMS1), due studi coordinati dal Vincenzo Trischitta con il contributo di Salvatore De Cosmo. In questi soggetti sono stati misurati 188 metaboliti del sangue. I metaboliti validati sono stati utilizzati insieme per creare un punteggio di rischio (metabolite risk score o MetScore) che è stato usato come strumento per migliorare la predizione di ridotto GFR di un modello clinico costituito da variabili facilmente reperibili (età, sesso, BMI, emoglobina glicata e albumina/creatinina).

“I risultati dello studio – spiega la dottoressa Scarale – dimostrano che il MetScore migliora la capacità del modello clinico di predire la riduzione del GFR, cioè il deterioramento della funzionalità renale. Il MetScore consente infatti di individuare con maggior precisione i soggetti con diabete che andranno incontro a insufficienza renale ingravescente”. Sebbene il dosaggio dei metaboliti possa essere eseguito al momento solo in laboratori altamente specializzati, il risultato di questo studio contribuisce alla realizzazione della medicina di precisione, migliorando l’individuazione dei pazienti con diabete a rischio per disfunzione renale sui quali concentrare il massimo delle risorse disponibili, ottimizzando così gli interventi di prevenzione.

Cosa cambia?

Al momento si tratta solamente di studi iniziali. Ma la speranza è che la misurazione dei livelli di alcuni metaboliti e soprattutto il loro uso combinato, accresca la capacità data dalle caratteristiche cliniche dei singoli pazienti (modello clinico) di predire chi di essi sia a rischio di un basso filtrato glomerulare.

Più precisamente, l’aggiunta dei metaboliti ha migliorato la capacità predittiva del modello clinico in oltre il 40 per cento dei pazienti, ma, come detto, ci vuole tempo prima di parlare di impiego di questo sistema. “Lo studio dei colleghi di San Giovanni Rotondo si inserisce nel contesto di quelle preziose ricerche volte a capire in anticipo su chi sia utile e necessario intervenire per prevenire lo sviluppo di malattie o complicanze nella logica della medicina di precisione – commenta Agostino Consoli, presidente eletto dell Società Italiana di Diabetologia (SID ).  Questo è fondamentale per la sanità del futuro dove le limitate risorse disponibili dovranno essere “concentrate” su quelle persone nella quali veramente la loro applicazione può fare la differenza”.

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