Diabete, perché le apnee notturne aumentano i rischi

Una serie di ricerche dimostrano che chi soffre di apnee notturne è più a rischio di diabete di tipo 2. I sintomi da non trascurare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Si dice spesso che il diabete di tipo 2, quello che compare negli adulti, è legato alle nostre abitudini. Non ci sono dubbi che sovrappeso, sedentarietà e conseguente scarsa attività fisica, poco controllo a tavola possano in qualche modo facilitare l’insorgenza della malattia e quindi mettere a rischio il metabolismo, il cuore , il cervello, gli occhi e i reni.

Ma la scienza svela ora un altro mistero: anche le pause nella respirazione durante il sonno, spesso nemmeno percepite, aumentano i rischi di veder innalzare la glicemia. Per questo, insomma, anche la qualità del riposo notturno e l’insorgenza di apnee ripetute quando si dorme vanno considerati elementi da tenere sotto controllo in prevenzione.

Cosa succede se il sonno è spezzato dalle apnee

A chiarire il rapporto tra apnee notturne e maggior rischio di diabete di tipo 2 (quello di tipo 1 ha un meccanismo tutto diverso, su base immunologica ed interessa soprattutto i bambini e i giovani) è una ricerca condotta all’Università di ZhengZhou, in Cina, coordinata da Dongseng Hu. L

o studio in pratica ha preso in esame una serie di ricerche che hanno correlato le due situazioni, ed è stato pubblicato sulla rivista Journal of Diabetes. Stando all’analisi condotta dai ricercatori cinesi su più di 15 ricerche che hanno considerato poco più di 19.000 persone con diabete su un totale di quasi 340.000 soggetti esaminati, il rischio relativo nel corso di dieci anni circa di sviluppare diabete aumenta in presenza di apnee notturne del sonno ed appare correlato con la gravità di questi quadri e con la loro frequenza.

Come a dire che chi aveva apnee più lunghe e ripetute le cosiddette “OSAS”, ha mostrato un rischio più alto di andare incontro a diabete, anche considerando la variabile legata al peso del soggetto che ovviamente incide sulla possibilità di sviluppare la malattia metabolica.

Le OSAS vere e proprio sono caratterizzate da un blocco del respiro che può andare da 10 secondi anche ad alcuni minuti ed ovviamente questa condizione, oltre a ridurre l’ossigenazione del sangue, impone uno sforzo particolare per recuperare la normale respirazione.

Queste particolari condizioni sono ovviamente favorite dall’aumento di peso, dalla presenza di infiammazione ed infezioni di naso e gola – sappiamo bene come si dorma peggio in caso di raffreddore con il muco che chiude il naso – e dagli eccessi a tavola. In particolare quando si esagera con le bevande alcoliche la sera il pericolo di andare incontro ad apnee respiratorie notturne cresce.

Chi rischia di più

Le OSAS vere e proprie, secondo le statistiche, interessano i maschi in numero doppio rispetto alle donne. Ma nel gentil sesso il quadro è particolarmente frequente dopo la menopausa. In totale si stima che due donne su cento, considerando tutte le età, debbano fare i conti con questa situazione.

Ovviamente i disturbi non sono tutti uguali, ma seguono una precisa scala che va ricordata. Il primo segnale d’allarme è il russamento, cioè un rumore inspiratorio legato al passaggio dell’aria attraverso vie aeree ristrette durante il sonno. Quando poi il restringimento delle vie aeree diviene più importante, si verificano delle alterazioni della respirazione durante il sonno più evidenti.

Si può avere la chiusura completa (apnea) e parziale (ipopnea) del flusso aereo di bocca e naso, con riduzione del contenuto di ossigeno. Per affrontare il quadro occorre prima di tutto studiare bene il sonno e valutare l’eventuale sonnolenza diurna, che a volte può essere presente anche se si è dormito (apparentemente) per un numero di ore sufficiente.

Ad essa si associano irritabilità e mal di testa. L’esame chiave è la polisonnografia, che in pratica registra quanto accade nel cervello durante il riposo notturno. Per quanto riguarda la cura, oltre a controllare il peso e ad evitare alcolici la sera, è il medico che deve dare le indicazioni giuste per affrontare il quadro.

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