Diabete, individuato gene protettivo per nuove cure

L'importante scoperta si deve al lavoro di un team scientifico dell'Università di Helsinki

Un gene in grado di proteggere dal diabete di tipo 2 potrebbe rappresentare la chiave per arrivare allo sviluppo di nuove cure. Questa scoperta si deve all’impegno di un team scientifico attivo presso l’Università di Helsinki. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Nature Genetics.

Per arrivare alla conclusione sopra ricordata, gli esperti dell’ateneo finlandese – che hanno lavorato in collaborazione con team di studiosi attivi presso le università di Lund e Oxford – sono partiti dall’analisi del metabolismo degli zuccheri di un campione di soggetti imparentati tra loro e, di conseguenza, portatori di corredi genetici con diversi punti in comune.

In alcuni tra gli individui in questione era però presente una mutazione a carico del gene noto come SLC30A8, fondamentale per la produzione di una proteina avente il compito di trasportare lo zinco fino al pancreas. Gli studiosi che hanno condotto la ricerca hanno scoperto che, in generale, i portatori di questa mutazione hanno un rischio minore di avere a che fare con una diagnosi di diabete di tipo 2.

Molto interessante è notare il fatto che tale quadro sussiste anche in presenza di stili di vita che possono favorire l’insorgenza della malattia. Gli esiti dello studio sopra citato hanno infatti portato alla luce il fatto che i portatori della mutazione del gene SLC30A8 hanno valori di insulina più elevati. Fondamentale è specificare che, in generale, i loro livelli di zuccheri nel sangue sono più stabili.

L’importante scoperta è stata commentata dal Professor Leif Groop dell’Università di Helsinki, autore senior dello studio. L’esperto ha sottolineato che, grazie a questi risultati, è possibile considerare il gene succitato come un efficace bersaglio per terapie antidiabetiche.

A suo dire, si potrebbe lavorare allo sviluppo di un farmaco in grado di mimare l’efficacia protettiva di questo gene, con lo scopo di ottimizzare la capacità di secrezione dell’insulina da parte delle cellule pancreatiche dei soggetti diabetici.

La capacità che la mutazione del gene SLC30A8 ha di ridurre il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 non è certo una scoperta recente. Il quadro in questione è infatti noto alla comunità scientifica da circa dieci anni. Fino ad ora, però, non erano stati ancora indagati a fondo i meccanismi.

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