Diabete, l’importanza del controllo e delle cure su misura

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, facciamo il punto sui progressi della scienza e l'importanza di un approccio personalizzato

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Se non ora, quando. È uno slogan che rimbalza da tempo. E diventa la traccia operativa per il futuro in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, che si celebra ogni anno il 14 novembre. In questa occasione, si parla soprattutto di accesso alle cure. Secondo le Società scientifiche, infatti, a poco meno di un secolo dalla scoperta dell’insulina, ancora molti farmaci e tecnologie per la cura del diabete restano fuori dalla portata di tante persone che ne avrebbero bisogno.

Non debbono esserci differenze

“L’accesso alle cure – spiega Agostino Consoli, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – deve essere garantito a tutti i cittadini con diabete, in maniera quanto più possibile uniforme su tutto il territorio nazionale. Questo vuol dire che non è accettabile che vi siano venti e più servizi sanitari diversi in Italia, uno per ogni Regione. Sarebbe inoltre importante che i Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) per il diabete fossero condivisi tra le diverse Regioni e, se non proprio uguali, fossero perlomeno molto simili tra loro. L’accesso a farmaci e presidi insomma dovrebbe essere normato in maniera tale che alle persone con diabete venga garantita la stessa possibilità di avere a disposizione farmaci o tecnologie innovative, a prescindere da dove risiedono”.

È importante insomma che, caso per caso, ad ogni persona con diabete sia offerta la giusta risposta in termini di trattamenti e possibilità di monitoraggio, anche in chiave di prevenzione delle complicanze possibili, specie se esistono anche altri fattori di rischio cardiovascolare che possono in qualche modo influire sui pericoli di sviluppare problemi. Basti pensare che chi soffre di diabete è a maggior rischio di infarto del miocardio, perché la patologia favorisce lo sviluppo di aterosclerosi nelle arterie e per lo stesso motivo cresce anche il pericolo di ictus cerebrali.

La nefropatia diabetica, cioè la complicazione della malattia a carico dei reni, porta ad una progressiva riduzione della capacità dei reni di “ripulire” il sangue. E quindi le sostanze nocive che dovrebbero essere eliminate rimangono nel sangue stesso, danneggiando l’organismo. Per quanto riguarda il sistema nervoso se la glicemia è molto alta si modifica la sensibilità dei nervi, con la comparsa di percezioni errate. In più lo scarso afflusso di sangue danneggia i reni, dando luogo a fortissimi dolori.

Ancora: non dimentichiamo che per il danno ai nervi il piede del diabetico è meno sensibile, e il carente afflusso di sangue per i restringimenti delle arterie riduce l’ossigenazione del piede stesso. Per cui si va più facilmente incontro a ferite non percepite, che tendono a non rimarginare e provocare infezioni. Infine chi fa i conti con il diabete rischia una specifica alterazione della retina, la parte dell’occhio che recepisce gli stimoli visivi, legata alla modificazione dei vasi sanguigni che la irrorano. E come se non bastasse l’iperglicemia aumenta anche il rischio di cataratta.

Cosa si può fare

Come spiega Dario Pitocco, Direttore Unità Operativa di Diabetologia Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e professore associato di Endocrinologia, Università Cattolica, campus di Roma – “molti passi avanti sono stati fatti; oggi per la gestione del rischio cardio-metabolico abbiamo a disposizione farmaci come gli SGLT-2 inibitori e gli analoghi del GLP-1, e di recente è stata autorizzata anche l’associazione tra queste due classi di farmaci”.

“Si tratta di molecole in grado non solo di dare un buon controllo del diabete, ma anche di ridurre le complicanze cardiovascolari e cioè infarti, ictus, scompenso cardiaco. Sul fronte dell’innovazione tecnologica, un grande progresso e vantaggio per le persone in trattamento insulinico multi-iniettivo (tutte quelle con diabete di tipo 1 e alcune di quelli con diabete di tipo 2) è rappresentato dai nuovi sistemi di monitoraggio ‘flash’ della glicemia, che risparmiano le tante dolorose punturine al dito per la misurazione della glicemia da sangue capillare, perché il sensore, applicato al braccio è ‘interrogabile’ ogni momento da un lettore apposito o tramite smartphone”.

“I modelli più nuovi sono dotati anche di un allarme che avverte il paziente nel caso sia andando incontro a ipo o a iperglicemia, e questo anche durante la notte, consentendogli di prendere provvedimenti. Ancora più avanzati sono i sistemi, detti ‘semi-pancreas artificiali’, composti da un microinfusore di insulina e da un sensore per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) che si parlano tra loro, consentendo così di erogare una quantità di insulina adeguata ai valori di glicemia rilevati dal sensore”.

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