Depressione post-partum, perché a volte dura anni e cosa fare

La depressione post-partum si manifesta con sintomi che vanno da una semplice svogliatezza fino a vere e proprie forme di “umore nero”. Come comportarsi

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Che gioia. Il bimbo emette i primi vagiti, si fa sentire per casa, va nutrito. Eppure per la neo-mamma, in alcuni casi, tutto questo diventa un momento complesso da affrontare sul fronte psicologico. Capita a chi soffre di depressione post-partum, con sintomi che vanno da una semplice svogliatezza fino a vere e proprie forme di “umore nero”.

Detto che nella grande maggioranza dei casi i problemi si risolvono in qualche settimana, c’è comunque bisogno da parte del pediatra di monitorare la situazione per cogliere eventuali segni che possono indirizzare verso una situazione che si mantiene nel tempo. Per trovare insieme agli specialisti la soluzione caso per caso.

A volte può durare a lungo

A porre l’attenzione sulla possibilità che questa forma di “Baby Blues” possa permanere a lungo è una ricerca dell’NIH (National Institutes of Health), condotta su 5000 donne che avevano partorito pubblicata, non a caso, sulla rivista scientifica Pediatrics.

Stando ai risultati di questa osservazione mediamente quasi il 25 per cento di chi ha concluso la gravidanza ha riportato sintomi significativi di depressione dopo aver partorito, ma con una curiosità. A volte i problemi si sono manifestati anche nei tre anni successivi al termine della gravidanza, quindi non a breve distanza del parto. Questo tipo di analisi mette in guardia, oltre ai neo-genitori e ai familiari, anche i pediatri, che diventano veri e propri “osservatori” non solo della crescita e del benessere del bambino ma anche della neo-mamma.

L’impegno per i “medici dei bambini” è destinato a crescere, quindi, considerando che la stessa Accademia Americana di Pediatria al momento raccomanda al momento per svelare i segni di un umore cupo dopo il parto il controllo della mamma, ovviamente con il bambino, a uno, due tre e sei mesi dopo la fine della gravidanza.

Secondo lo studio, che definisce anche alcuni segnali d’attenzione da tenere in considerazione, sarebbe importante che il monitoraggio sulla mamma andasse avanti almeno fino ai due anni di vita del piccolo. Lo studio si è basato su un questionario molto semplice, somministrato a tutte le neo-mamme inserite nella ricerca, ed ha permesso di rilevare come ci siano soprattutto condizioni che debbono mettere in guardia in chiave preventiva, come ad esempio la presenza di disturbi dell’umore già prima della gravidanza o la comparsa di un diabete gestazionale, ovvero la forma che compare proprio durante la gravidanza. Secondo l’indagine, proprio queste donne sarebbero a maggior rischio di un “prolungamento” dello stato di depressione post-partum anche quando il bambino si è fatto più “grandicello”.

Creare un nuovo equilibrio

Non ci sono dubbi che il parto rappresenta un momento unico nella vita della donna e più in generale della famiglia. Ma non va dimenticato che quando si torna a casa, con il piccolo in fasce, ci si trova a vivere un’esperienza bellissima ma anche delicata per la mamma, il papà ed ovviamente il bambino.

È fondamentale, sul fronte dei consigli generali, ricordare sempre questa particolarità, che porta la famiglia alla necessità di avere spazi propri ed anche un nuovo equilibrio, con il giusto “rispetto” da parte di amici, parenti e  conoscenti.

Proprio gli altri debbono prestare particolare attenzione se la mamma va incontro al “baby blues”, forma di depressione minore di origine non nota, transitoria e benigna presente dal 40 all’80 per cento delle mamme. Compare a distanza di  3-7 giorni dopo il parto.

Nel sospetto la famiglia può parlare con il pediatra e il medico curante e soprattutto deve evitare atteggiamenti colpevolizzanti o rassicuranti o la solita frase: “dovresti essere contenta”. Frasi che dovrebbero nell’ottica di chi le dice tranquillizzare ma che rischiano di suonare come colpevolizzanti per chi sta vivendo un periodo complesso sotto l’aspetto psicologico.

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