Depressione grave, una speranza dal gas “esilarante”

Uno studio mostra gli effetti positivi del gas esilarate (protossido d’azoto) nel trattamento delle forme più gravi di depressione

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Sorridere è un’impresa, quando si è nella morsa della depressione. E non bastano certo gli inviti dei familiari e degli amici a “tirarsi su”. Si diventa apatici, si ha poca voglia di stare con gli altri, i pensieri bui affollano la mente. Il medico specialista può aiutare nel percorso di cura, con trattamenti farmacologici e non, ma purtroppo ci sono casi in cui il quadro diventa difficile da affrontare.

In queste forme si parla di patologia resistente al trattamento. Una speranza, per ora è solo un’ipotesi tutta da dimostrare, per queste situazioni viene da una ricerca condotta all’Università di Chicago e pubblicata su Science Translational Medicine. Pochi i pazienti considerati, quindi i dati sono da prendere con le pinze. Ma pare proprio che il trattamento con protossido d’azoto, meglio noto come gas esilarante, potrebbe aiutare chi soffre di queste forme più gravi di depressione.

La giusta concentrazione di gas

Il protossido d’azoto viene usato normalmente come anestetico. Nella pratica di molti odontoiatri viene utilizzato sia per questo effetto sia perché aiuta a contrastare la sensazione di vomito e combatte l’ansia. Lo specialista lo somministra attraverso una mascherina che rilascia la miscela di ossigeno ed azoto nella quantità preordinata. Non crea problemi in termini di coscienza ma può aiutare a rilassarsi e può influire positivamente sulla sensazione di dolore, aiutando quindi in caso di trattamenti ai denti.

Nella ricerca americana, tuttavia, l’impiego del gas è strategicamente diverso e potrebbe, il condizionale è sempre d’obbligo, entrare in gioco quando in caso di depressione maggiore che non risponde bene alle terapie occorre puntare su altre strade.

Lo studio in questione ha preso in esame il gas alla concentrazione del 25% o del 50%: l’analisi ha preso in esame 20 pazienti (che hanno continuato a seguire le terapie prescritte) che hanno completato l’approccio con tre sessioni di inalazione e 4 che invece avevano sostenuto almeno un trattamento di questo tipo. In un gruppo è stato somministrato il gas alla concentrazione più bassa, nel secondo quello a concentrazione più alta: nel terzo gruppo, di controllo, è stato somministrato solo ossigeno.

Andando a veder cosa è successo dopo questo originale trattamento, gli esperti hanno visto che dopo anche una sola seduta di trattamento c’è stato un miglioramento del quadro depressivo, nel breve termine. Ma soprattutto si è visto che in chi aveva fatto il ciclo completo di “cura”, a distanza di tre mesi oltre l’80% dei pazienti ha avuto un miglioramento. Curiosità: gli effetti positivi sono stati osservati anche con il dosaggio minore, con evidente impatto sulla possibilità di effetti collaterali.

Siamo solo all’inizio

Al momento, lo studio può essere considerato solo una sorta di “curiosità” scientifica, tutta da confermare. Ma certo l’ipotesi di lavoro potrebbe essere sviluppata in futuro.

Per ora, quindi, siamo solo di fronte ad una possibile speranza per aiutare chi soffre delle forme più gravi di depressione. In termini generali, l’importante è trovare assieme a chi ci segue una risposta mirata.

In Italia più di tre milioni di persone debbono fare i conti con il “male oscuro” e più di due milioni sono donne, con un impatto pesante sulla qualità di vita. Ma occorre capire meglio, insieme allo specialista, come affrontare ogni singolo quadro.

Tutte le donne, per età, condizioni sociali e soprattutto esperienze di vita sono diverse una dall’altra ed hanno bisogno di approcci specifici. Anche e soprattutto nelle forme particolarmente severe di depressione, come quella maggiore, che si concentra soprattutto nella donna. Questo quadro ha un elevato impatto sia sulla qualità di vita di chi ne soffre e di chi vive vicino a queste persone, sia sui costi sociali.

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