Depressione, diagnosi precoce per trattarla al meglio

È difficile riconoscere per tempo la depressione maggiore, perché presenta sintomi diversi e sono ancora molti i pregiudizi

Federico Mereta Giornalista Scientifico

I più anziani ricorderanno una pubblicità di Carosello, con un noto attore che, alla fine dello spot ripeteva “Basta la parola”. Se è vero che parlare dei propri problemi aiuta, spesso le risposte a queste richieste non sono altrettanto efficaci, specie se la persona che incontriamo fa i conti con la depressione.

Nasce così una campagna “La depressione non si sconfigge a parole” che vuole proprio ricordare come occorra comprendere meglio il “male oscuro”, riconoscendolo per tempo e prendendo i dovuti provvedimenti. Definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “tra le prime cause di disabilità a livello mondiale”, nel nostro Paese la depressione – in tutte le sue forme – colpisce complessivamente più di 3 milioni di pazienti, con una netta prevalenza nelle donne. In particolare la depressione maggiore (MDD), una tipologia particolarmente grave della patologia, interessa 1 milione di malati: di questi, solo la metà ottiene una diagnosi ed il trattamento appropriato.

Si arriva sempre tardi

È difficile riconoscere per tempo un quadro depressivo. E questo limita le possibilità di affrontare al meglio il quadro, ovviamente quando si parla di vera e propria depressione e non solo di temporanei cali dell’umore che riconoscono cause ben precise.

“I motivi per cui la depressione non viene facilmente riconosciuta sono molteplici – spiega Andrea Fiorillo – Presidente SIPS (Società Italiana di Psichiatria Sociale) e ordinario di Psichiatria presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli. Sono ancora scarse le conoscenze sui sintomi della patologia e la presenza di pregiudizi da parte della popolazione generale”.

Prosegue Fiorillo: “Innanzitutto, è bene ricordare che la depressione maggiore non è solo un disturbo caratterizzato da tristezza e mancanza di voglia nello svolgere le attività della vita quotidiana. Piuttosto, la depressione maggiore presenta una serie di sintomi molto variegati tra loro, tra cui sintomi affettivi, sintomi cognitivi e sintomi fisici che rappresentano – tra l’altro – uno dei primi motivi di richiesta di aiuto presso la medicina di base.  L’altro fattore che ostacola il corretto riconoscimento della depressione maggiore e la successiva richiesta di aiuto è rappresentato dai pregiudizi e dagli stereotipi. Infatti, ancora oggi molte persone preferiscono evitare di rivolgersi ai servizi di salute mentale per il timore di essere considerati diversi e non essere accettati da amici, conoscenti o familiari. Lo stigma associato alla depressione rappresenta un ostacolo importante per i pazienti che ritarda la richiesta di aiuto”.

Cure seguite solo a singhiozzo

L’aderenza terapeutica rappresenta un elemento critico per molti pazienti affetti da patologie di lunga durata e che prevedono una terapia a lungo termine. Le moderne tecnologie ci forniscono un valido supporto per monitorare nel tempo ed eventualmente migliorare l’aderenza dei pazienti alla terapia. Infatti, le nuove tecnologie ci consentono di mantenere un contatto costante con il paziente e di monitorare l’andamento della terapia nel tempo, ad esempio mediante l’invio di messaggi periodici.

“Inoltre, nel percorso di cura del paziente con depressione maggiore un ruolo fondamentale è svolto da familiari e caregivers, i quali svolgono un ruolo essenziale in tutta la durata della terapia, dall’iniziale richiesta di aiuto all’aderenza alle terapie prescritte, sia farmacologiche che non farmacologiche – riprende l’esperto. Purtroppo, però, molto spesso i familiari si sentono soli in questo percorso lungo e difficile, e necessitano loro stessi di un supporto psicologico. Ritengo, quindi, importante che nei servizi di salute mentale siano messi a disposizione interventi di sostegno per i familiari, al fine anche di migliorare il decorso della depressione maggiore”.

Tanti, insomma, sono i temi della campagna che si avvale del patrocinio sia delle Società Scientifiche – SIP, Società Italiana di Psichiatria, SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SIPS, Società Italiana di Psichiatria Sociale, SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie – che dei rappresentanti dei pazienti – Osservatorio ONDA, Progetto Itaca Onlus e Cittadinanzattiva APS. Inoltre, ad unirsi a questa collaborazione trasversale a tutti i soggetti coinvolti nella lotta alla depressione in Italia, anche dei testimonial che ne rappresentano appieno la cifra originale: il Trio Medusa, cui è affidato il compito, attraverso i propri account social, di catturare l’attenzione e sensibilizzare un pubblico vasto ed eterogeneo.

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