Declino cognitivo, la forza muscolare può essere un indizio

La correlazione è stata scoperta da un'equipe della North Dakota State University

Palesare una presa debole quando si afferrano gli oggetti può essere un segno di possibile declino cognitivo.

Questa è la principale conclusione di uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease. La ricerca in questione ha visto impegnata un’equipe attiva presso la North Dakota State University, che ha monitorato la situazione di 13.828 pazienti di età minima pari a 50 anni. Gli esperti hanno valutato la forza della loro presa utilizzando un dinamometro.

Le capacità cognitive sono state invece analizzate ricorrendo a test dell’attenzione, ma anche a strumenti per la valutazione del linguaggio, della memoria e dell’orientamento. A un follow up di 8 anni, è stato possibile scoprire una correlazione tra la riduzione della forza muscolare e l’aumento della probabilità di andare incontro a forme gravi di declino cognitivo.

La Dottoressa Sharia Robinson-Lane, gerontologa nonché autrice senior dello studio, ha commentato i risultati ottenuti facendo presente che confermano quanto rimanere forti fisicamente sia cruciale per la salute cognitiva. Ha altresì sottolineato che impegnarsi per potenziare la muscolatura può avere degli effetti positivi sul cervello.

A detta degli esperti che hanno condotto lo studio – e che hanno ottenuto risultati potenzialmente molto interesanti per l’approccio terapeutico a patologie come l’Alzheimer – tutti gli interventi destinati alla prevenzione e al trattamento del declino cognitivo dovrebbero prevedere delle procedure di screening finalizzate a misurare la forza con cui le persone impugnano gli oggetti.

Tornando ai dettagli dello studio, ricordiamo che i soggetti annoverati nel campione sono stati monitorati dal 2006 al 2014. Come già detto, per misurare la forza della loro presa è stato utilizzato un dinamometro portatile. Per monitorare il declino cognitivo, gli esperti della North Dakota State University si sono avvalsi di una versione modificata del Mini-Mental State Examination (il test in questione è in uso dalla metà degli anni ’70).

Nei soggetti di età inferiore ai 65 anni, l’intervallo di punteggio compreso tra 7 e 11 è stato associato a un declino cognitivo lieve, mentre tutti i risultati con punteggio inferiore a 6 sono stati correlati a un declino grave. Nei pazienti over 65, i soggetti con declino lieve delle capacità cognitive hanno ottenuto punteggi compresi tra 8 e 10. Le forme più serie sono risultate invece associate a punteggi inferiori a 7.

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