Cuore di donna, come preservarlo e curarlo al meglio. Più attenzione alle malattie del cuore della donna

Con l’avanzare dell’età, le gravi patologie cardiovascolari come l’infarto diventano più frequenti nelle donne. Come tenere sotto controllo i fattori di rischio

In genere le donne soffrono di problemi cardiovascolari in età più avanzata rispetto agli uomini perché sono protette fino alla menopausa dall’ombrello ormonale. Purtroppo, con l’avanzare dell’età, le gravi patologie cardiovascolari come l’infarto sono più frequenti, e spesso più serie, nel gentil sesso. Eppure…… Eppure le donne tendono a sottovalutare questo rischio, si fanno carico degli altri, tendono a curarsi meno, pensano soprattutto ad altri rischi per la salute, minimizzando il problema cardiovascolare. Addirittura, oltre ad essere curate in modo diverso rispetto all’uomo, possono avere più difficoltà a seguire correttamente i trattamenti indicati per proteggerle dai fattori di rischio come ipertensione, colesterolo Ldl alto e diabete. In occasione della Giornata Mondiale dedicata alla salute del cuore, ecco le riflessioni di Raffaella Michieli, medico di medicina generale in prima linea per il benessere cardiovascolare femminile.

Più attenzione alla prevenzione

“Le donne hanno una percezione della prevenzione che le porta, giustamente, a considerare come pericoli soprattutto i tumori, ad esempio a carico dell’apparato genitale o del seno, ma tendono a sottovalutare il rischio cardiovascolare” sottolinea l’esperta. “Addirittura, in caso di dolore toracico che potrebbe essere dovuto ad un attacco cardiaco, magari tendono ad attendere e perdono tempo prezioso in caso d’infarto. La donna, in generale, tende a considerare meno probabile per sè la malattia cardiaca e questo è un grave errore”. Le cifre, in questo senso, sono impietose. Se è vero che prima della menopausa esiste una reale protezione ormonale, con il termine delle mestruazioni il tasso di patologie cardiovascolari al femminile si avvicina progressivamente a quello maschile, e  poi la donna supera l’uomo. “Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di mortalità per le donne dopo i 50 anni, superando tutte le forme di tumori, incluso il cancro al seno” sottolinea la Michieli. “E troppo spesso lo dimentichiamo, anche e soprattutto in tempo di pandemia da Covid-19. Questa condizione, che ci accompagna da tanti mesi, ha in qualche senso acuito le differenze di genere. La donna si trova sottoposta ad uno stress maggiore, legato anche alla permanenza in casa e alla necessità di farsi carico del marito, dei bambini, dei genitori anziani. Tutto questo la porta a “dimenticare” la salute cardiovascolare e a sottovalutare i rischi per cuore e arterie. Questa situazione si sconta sia in termini di benessere sia anche e soprattutto sul fattore psicologico: purtroppo però la depressione che spesso si può instaurare in queste fasi, insieme allo stress, mette ad ulteriore rischio il cuore. Occorre che, sia le donne, sia i medici tengano presente questi aspetti e che in qualche modo siano più attenti al benessere di cuore ed arterie, focalizzando l’attenzione sui rischi soggettivi e sulla necessità di controlli che possono guidare le terapie, sia prima di un evento cardiovascolare per prevenirne l’insorgenza, che dopo che la donna ha avuto un infarto”.

Fondamentale seguire le cure

La chiave per tenere sotto controllo i fattori di rischio, come appunto la pressione alta e il colesterolo Ldl elevato, si chiama aderenza alle terapie. Il medico prescrive una cura, ma capita a volte che questa non sia seguita con regolarità. Ed è un errore. “In genere nelle donne si tende ad essere meno assidue nell’assunzione delle cure prescritte per i fattori di rischio cardiovascolare, in particolare per quegli elementi che possono peggiorare il profilo della salute cardiovascolare: parlo del diabete, del colesterolo e della pressione” segnala la Michieli. Ad esempio si sa che nelle donne con diabete vengono prescritte di meno, ed anche assunte in conseguenza in maniera meno assidua, le statine per ridurre il colesterolo. Anche questo fa parte di quella percezione sbagliata che porta a considerare le malattie cardiovascolari come prevalentemente “maschili” ed è un errore grave, che può portare anche il medico a prescrivere meno esami nelle donne. Ciò avviene anche per diagnosi già evidenti, come lo scompenso cardiaco, per il quale esami fondamentali come l’ecocardiogramma sono meno richiesti nelle donne. E’ fondamentale che per controllare la situazione si attivino tutte le misure necessarie, al fine di assicurarsi che la persona stia effettivamente seguendo le cure prescritte. In questo senso occorre evitare le “vacanze” terapeutiche: non bisogna mai “saltare” l’assunzione dei farmaci, se non se ne parla prima con il proprio medico. Come medici di famiglia abbiamo la possibilità di monitorare attraverso le cartelle cliniche elettroniche quanto sta avvenendo, consigliando per ogni donna il trattamento più indicato. Ma è fondamentale che ci si renda conto di un aspetto: i farmaci per le condizioni croniche come appunto diabete, ipercolesterolemia e ipertensione vengono assunti regolarmente in non più della metà dei casi. Questa è la sfida che dobbiamo vincere, se vogliamo davvero proteggere cuore e arterie delle persone, ed in particolare delle donne”.

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