Cuore a rischio? Lo dice (anche) la forza delle braccia

Come evidenziato da una ricerca canadese, la perdita di forza delle braccia in rapporto al peso è un segnale da non trascurare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

I chili di troppo, si sa, non fanno bene alla circolazione del sangue. E il sovrappeso, specie se si lega a diabete e ad altre alterazioni del metabolismo come l’aumento di colesterolo “cattivo” o LDL oltre che all’ipertensione, è una minaccia da combattere con un’alimentazione sana, al giusto introito calorico e alla regolare attività fisica.

Non pensate che il classico BMI (o IMC, cioè Indice di Massa Corporea in italiano) sia l’unico dato da tenere presente per definire il rischio futuro di avere a che fare con problemi cardiovascolari. Una ricerca internazionale dice che ci sono altri parametri da considerare.

Puntate su nuoto e Nordic Walking

A dire che il solo peso non è sufficiente per definire con precisione quanto il cuore è a rischio e che nemmeno il BMI può dare informazioni precisissime, rendendo necessaria quindi un’integrazione in termini di misurazioni, è una grande ricerca condotta su più di 140.000 persone di oltre venti Paesi del mondo, recentemente presentata da Darryl Leong, del Population Health Research Institute di Hamilton, in Canada.

Gli esperti prima di tutto hanno studiato a fondo lo stato di salute dei partecipanti, poi hanno eliminato dai calcoli quei fattori che potevano influire sul risultato finale, come ad esempio la presenza di diabete o il fumo di sigaretta, considerando nel computo dei possibili pericoli per l’apparato cardiovascolare anche l’assenza di attività fisica regolare o comunque un movimento insufficiente.

Per valutare correttamente la grandissima mole di informazioni ricevute gli esperti hanno ovviamente considerato i diversi fattori che potrebbero influire sulla sopravvivenza, come la presenza di malattie come il diabete oppure le abitudini in termini di attività fisica o il vizio del fumo.

Nel controllare le varie indicazioni che sono emerse dalla ricerca, gli studiosi canadesi che hanno analizzato i dati si sono accorti di un fatto curioso: non bisogna tralasciare, tra i parametri da considerare, quanto le mani riescono ad esprimere forza, ovviamente sempre in rapporto al peso che si misura sulla bilancia.

Il consiglio è quello di mantenersi in forma, facendo regolarmente attività fisica, anche per non perdere il tono muscolare delle braccia. Attività come il nuoto (quando si potrà riprendere) o anche passeggiate con la tecnica del Nordic Walking vanno benissimo.

La camminata nordica o Nordic Walking, grazie all’impiego dei classici “bastoni”, permette di camminare e soprattutto di attivare in maniera potenziata la parte superiore del corpo, compreso il torace, aumentando l’escursione del diaframma. In ogni caso, bisogna ricordare (a tutte le età) che, stando a questo studio, più scende la forza delle braccia in rapporto al peso del corpo, tanto più sarebbe elevato il rischio di andare incontro a patologie cardiovascolari, oltre che al diabete.

In ogni caso, controllare il peso

Sia chiaro: per definire il rischio cardiovascolare non ci si potrà basare solo sulla forza delle mani. È sempre importante calcolare il BMI – ricordate che la mortalità cardiovascolare cresce sia quando è molto basso sia quando si innalza – ma conta anche molto valutare con cura dove il tessuto adiposo si accumula. Per questo bisogna sempre misurare il rapporto tra vita e fianchi (anche lo studio sopra descritto lo conferma).

Quando l’addome si allarga, e quindi si assume la classica conformazione a mela tipica del sesso maschile, i pericoli crescono perché il grasso addominale è metabolicamente più importante. Se invece crescono cosce e glutei, sempre meglio cercare di tenersi in forma (per cuore e arterie, però, i rischi sono minori).

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