Covid-19, quanto pesa la pandemia sulla psiche della donna

Con la pandemia sono cresciute ansia e depressione, in particolare nelle donne. Il contatto fisico ha un effetto calmante e rassicurante

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Gli effetti della pandemia da Covid-19 non si riflettono solamente sul fisico di chi affronta l’infezione, ma anche sullo stato psicologico. L’insicurezza, le diverse abitudini anche in termini alimentari, l’ansia e la tendenza alla depressione o la strada aperta all’ansia possono incidere in modo assai significativo sul benessere. Il problema appare particolarmente significativo, in particolare per le donne, stando ad uno studio condotto nella primavera dell’anno scorso dagli esperti dell’Università di Chicago, pubblicato sulla rivista Journal of Women’s Health.

Così è cambiato l’universo femminile

Mancanza di rapporti sociali, impossibilità a viaggiare, alimentazione meno attenta. Queste tre situazioni, a detta dagli esperti che hanno condotto l’indagine, sono state una sorta di “miccia” che ha acceso le difficoltà, considerando l’universo femminile, con un pesante impatto anche sull’attività professionale. E si vanno ad aggiungere ai risultati di altre analisi che hanno dimostrato come con la pandemia siano cresciute ansia e depressione, in entrambi i sessi, e come sia cresciuta la tendenza ad abusare di alcoli.

L’analisi americana, in ogni caso, ha puntato l’attenzione specificamente sulle donne, interrogando oltre 3000 persone maggiorenni nello scorso aprile. Nella prima ondata della pandemia per le donne coinvolte nello studio sono cresciuti incidenti psicologici, come vere e proprie violenze interpersonali o rapporti complessi con l’alimentazione.

La tendenza si è mostrata in netta crescita con la pandemia e i lockdown, visto che ha coinvolto anche molte donne che prima della comparsa del virus Sars-CoV-2 non avevano mai affrontato problematiche di questo tipo, rendendole estremamente vulnerabili. Il sondaggio ha anche rilevato che il 29% delle donne ha riportato sintomi di depressione e ansia, quasi il doppio rispetto alle stime del periodo precedente la pandemia, e sono comparsi anche chiari segni di stress post-traumatico in quasi in una donna su tre. Secondo gli esperti, c’è la necessità di prestare particolare attenzione a queste dinamiche per fare in modo che chi è a rischio possa contare su un’efficace rete di protezione in grado di limitare l’impatto psicologico della pandemia.

Abbiamo bisogno di coccolarci

Nei giorni scorsi gli esperti della Società Italiana di Psichiatria (SIP) hanno puntato l’attenzione sulla necessità di avere i giusti riconoscimenti affettivi in questo periodo pasquale.

Il contatto fisico è rassicurante, perché è la modalità più arcaica per farci sentire al sicuro. Inoltre il senso di sicurezza e di appagamento che provoca, innesca modificazioni neurochimiche positive come l’aumento della produzione di ossitocina, l’ormone dell’attaccamento che ha un effetto tranquillizzante –  è il commento di Massimo di Giannatonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti della SIP”. D’altro canto, una ricerca condotta  da Tiffany Field della Università di Miami in Florida su 260 adulti,dimostra che sei persone su dieci, di entrambi i sessi, ha segnalato la carenza di un contatto fisico affettuoso.

“Le restrizioni sociali restano necessarie: in questa fase è ancora impossibile assicurare ai nostri cari non conviventi i consueti gesti di affetto, ed è evidente che né le videochiamate, né i messaggi possono sostituire l’incontro reale tra due persone – sottolineano di Giannantonio e Zanalda –  Ci sono però accorgimenti che possiamo adottare per supplire alla carenza di contatto fisico, stimolando il tatto in altro modo. Un bagno caldo per esempio ha un effetto calmante e rassicurante, toccare stoffe morbide e confortevoli come la seta o farsi un massaggio ai piedi induce sensazioni piacevoli che fanno stare meglio. Se attraverso il contatto di ‘pelle’ con materiali gradevoli o caldi proviamo piacere, si può almeno in parte attenuare la mancanza della vicinanza reale ad altre persone. Il contatto fisico va cercato e praticato quando è possibile, per esempio con i familiari conviventi”.

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