Covid-19, quando arriverà un vaccino per i bambini

Al via studi per definire vaccini anti-Covid e dosaggi mirati a bambini e adolescenti. Le difficoltà della ricerca

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il bimbo non è un piccolo adulto. Questa frase viene spesso chiamata in causa quando si parla di farmaci, che pur se registrati nei grandi non possono essere immediatamente trasportati per l’utilizzo anche nella popolazione pediatrica. L’organismo del bambino è diverso, è sottoposto ai passaggi della crescita, presenta addirittura patologie che, pur essendo presenti anche negli adulti, assumono nei primi anni di vita caratteristiche diverse. Anche per questo, oltre che per motivi etici, occorre sempre avere a disposizione dati specifici raccolti nei bambini quando si vuole dare il “semaforo verde” ad una nuova cura o ad un vaccino.

A questa regola ovviamente non sfuggono i vaccini per Covid-19, tanto che al momento non ce ne sono ancora autorizzati all’impiego nei bimbi. Solo uno di quelli disponibili può essere somministrato dai 16 anni,  altri dai 18. Insomma, ci vuole pazienza. Ed occorrono soprattutto studi per essere certi dell’efficacia, e ancor di più della sicurezza, di vaccini che vanno somministrati in piccoli sani per proteggerli dall’infezione causata dal virus Sars-CoV-2.

Le difficoltà della ricerca

Da un lato c’è un obiettivo importante, in termini di sanità pubblica. È il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge, ovvero della possibilità che, grazie alla vaccinazione, il virus non possa più circolare. Si sa che senza coinvolgere anche i bambini e i giovani, che peraltro spesso presentano una malattia con sintomi molto lievi o magari contraggono il virus, questo obiettivo non può essere ottenuto.

A dirlo, tra gli altri, sono anche le osservazioni su quanto sta avvenendo in Paesi che sono all’avanguardia nelle percentuali di vaccinazione nella popolazione adulta. I casi sono scesi moltissimo, ma non si riesce a calare oltre ad un certo livello e secondo un’analisi pubblicata su Nature ci sarebbe proprio l’attuale impossibilità di proteggere con l’immunizzazione anche adolescenti e bimbi tra le cause dell’ancor remota “eliminazione” del virus, pur se ovviamente quando sars-CoV-2 circolerà di meno anche per i bimbi ci saranno meno occasioni di “incontrarlo”. In ogni caso, diverse aziende farmaceutiche stanno per dare il via a studi mirati sulla popolazione pediatrica.

Ad esempio, stando a quanto viene riportato Pfizer intende valutare efficacia e sicurezza del vaccino a RNA-messaggero sui bambini dai cinque anni in su. Gli studi clinici sarebbero in partenza mentre è già conclusa la fase di arruolamento per la popolazione di adolescenti. Allo stesso modo anche Moderna sta valutando di abbassare, con studi clinici disegnati “su misura”, l’età di arruolamento dei soggetti in cui valutare il vaccino.

Non bisogna avere fretta

Se è vero che il bambino non va considerato un piccolo adulto, è altrettanto innegabile che quindi ad oggi non si può pensare di inserire i bambini nel programma di vaccinazioni in corso. Occorrono studi mirati, anche perché il sistema immunitario in formazione, che deve reagire allo stimolo determinato agli antigeni del coronavirus in grado di stimolare la risposta difensiva da parte dell’organismo che si deve mantenere nel tempo, non è ancora perfettamente formato nei più piccoli.

Per questo, quindi, occorre studiare dosaggi dei vaccini mirati, specie per chi è in età prescolare. Va anche detto che le caratteristiche dell’infezione e del quadro clinico che determina non sono tali da imporre una particolare fretta nella logica di avere un vaccino disponibile in età pediatrica. I casi gravi si manifestano soprattutto nelle età più avanzate e sono quindi le persone adulte-anziane quelle da proteggere primariamente. Al momento, i bambini vanno quindi protetti con le regole che tutti osserviamo. In attesa di un vaccino prossimo venturo che sia davvero “dedicato” a loro.

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