Covid-19, meteo e temperatura potranno aiutarci a contenerla

Uno studio evidenzia come l'innalzamento delle temperature porta a un calo naturale della diffusione del Covid-19. Ma non bisogna abbassare la guardia

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Seconda ondata, con numeri che non lasciano tranquilli, come se fossimo su un altopiano da cui non si riesce a scendere. Oggi siamo a questo punto e l’attenzione deve essere massima da parte di tutti: evitare assembramenti, indossare sempre le mascherine, limitare i contatti è strategico per superare le prossime settimane senza che l’epidemia si “riaccenda” in Italia, vista anche la diffusione delle varianti virali. Insomma, non si può e non si deve abbassare la guardia. Sarebbe un errore madornale.

Ma la luce in fondo al tunnel comincia ad apparire, grazie alle vaccinazioni che debbono essere accelerate e al naturale andamento delle stagioni. C’è da aspettarsi che, con l’avanzare della primavera e con l’innalzamento delle temperature, si verifichi un calo naturale nella diffusione del virus.

A farlo ipotizzare, oltre all’esperienza e alle conoscenza sui coronavirus, arriva una ricerca condotta dagli esperti americani del Christina Lee Brown Envirome Institute dell’Università di Louisville, dell’Università Johns Hopkins e del Joint Artificial Intelligence Center degli USA; pubblicata su Plos One.

L’influenza delle condizioni meteorologiche

Partiamo da un punto scientificamente dimostrato. I coronavirus, di cui fa parte anche Sars-CoV-2, responsabile di Covid-19, tendono tutti a diffondersi più facilmente quando il clima è freddo e secco, quindi in inverno, per poi scendere nella loro incidenza quando le giornate si fanno più calde ed umide.

Quindi, già naturalmente, c’è da attendersi una progressiva minor possibilità di diffusione del virus con il progressivo innalzamento della temperatura, anche perché in questo modo è meno probabile incontrarsi in diverse persone in ambienti chiusi quando il clima si fa più clemente.

La ricerca americana, però, aggiunge un ulteriore tassello a questo mosaico di conoscenze, grazie all’analisi dei i dati giornalieri relativi alle temperature atmosferiche, associati ai casi di Covid-19 in ben 50 Paesi. Sono stati osservate le rilevazioni relative al periodo che va da fine gennaio a inizio aprile dell’anno scorso. In termini generali, pur ricordando che ci sono state chiusure e limitazioni alla circolazione delle persone, oltre alla diffusione dell’impiego delle mascherine e di altri dispositivi di protezione, si è visto che quanto più aumentavano le temperature tanto più basso era il tasso di nuovi casi osservati di malattia.

In particolare, gli studiosi hanno esaminato la situazione alla luce della scala Fahrenheit: si è visto che con l’aumento di circa mezzo grado della temperatura sulla scala centigrada (più o meno il doppio sulla Fahrenheit) calava dell’1 per cento la percentuale di aumento dei casi di malattia, mentre se si calava di solo mezzo grado (considerando la nostra scala) si poteva vedere un incremento dei casi di circa il 3 per cento. Nel loro calcolo matematico gli esperti hanno ovviamente eliminato le diverse variabili da considerare, partendo dalle misure dei singoli Paesi presi in esame.

Ma la ricerca dimostra in primo luogo non bisogna pensare che l’infezione sia dipendente dalla temperatura. I rischi esistono sempre e comunque i sociali per contenere il virus. Ma un effetto stagionale potrebbe esistere, e c’è di buono che stiamo andando verso un periodo meteorologico che potrebbe essere dalla nostra parte, a patto che continuiamo a rispettare le regole.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Covid-19, meteo e temperatura potranno aiutarci a contenerla