Covid-19, l’impatto della pandemia sugli interventi chirurgici per l’obesità

A causa della pandemia nel 2020 c'è stato un drastico calo delle operazioni. Eppure i pazienti obesi sono più a rischio di ammalarsi di Covid-19 in forma grave

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Meno 30%, con punte del 50% in alcuni centri. Per chi deve farsi aiutare dal “bisturi” per fronteggiare i chili di troppo, ovvero ha bisogno di sottoporsi ad operazioni di chirurgia bariatrica, Covid-19 ha avuto un impatto davvero pesante. A lanciare l’allarme, ricordando l’importanza di percorsi che facilitino la sfida a sovrappeso e obesità, è Diego Foschi, Presidente della SICOB, Società italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche al Congresso Nazionale.

Perché occorre agire

Negli ultimi mesi c’è stato un drastico calo delle operazioni: da un censimento effettuato presso 48 centri SICOB su 74  è emerso che nel 2020 gli interventi sono stati 4727 con una riduzione di 2.286 rispetto al  2019 (pari al 28%), con un tasso di positività al Covid bassissimo (0.38%)  e un tasso  di complicanze dell’1.2%. Ciò nonostante, gli interventi continuano a diminuire perché in questo momento di emergenza l’organizzazione sanitaria non può garantire l’assistenza chirurgica ai pazienti bariatrici.

Se consideriamo, però, che secondo il Ministero della Salute il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità e al sovrappeso, emerge con chiarezza che, se si combatte o si previene l’obesità, automaticamente si favorisce la prevenzione di altre patologie gravi e spesso letali.

Inoltre, la cronaca e gli studi condotti in tutto il mondo rilevano che i soggetti con obesità sono ricoverati per Covid molto più dei pazienti “normopeso”: essere obesi comporta un significativo aumento del rischio di ammalarsi di COVID-19 in forma grave. Questo fatto è ormai universalmente accettato, tanto che l’algoritmo di calcolo del rischio COVID elaborato e pubblicato sul British Medical Journal dal gruppo di lavoro inglese coordinato dall’Università di Oxford include il BMI (Body Mass Index, indice di massa corporea) come variabile direttamente correlata: più alto il BMI, più alto il rischio COVID.

E se a questo aggiungiamo che la metà dei ricoverati nelle rianimazioni è iperteso, diabetico e cardiopatico e che con l’età avanzata questa congiuntura è altamente mortale, diventa chiaro anche che il paziente che soffre di obesità va incluso nei programmi di prevenzione Covid riservati alle categorie più fragili e ad alto rischio.

“Alla luce di tutte queste evidenze – spiega Foschi –   lottare contro l’obesità e prevenirne le conseguenze più gravi diventa non solo un dovere ma un obbligo morale. Siamo impegnati a combattere lo stigma fortemente radicato nei confronti dei pazienti con obesità, perché si eliminino i pregiudizi che portano a colpevolizzarli e, purtroppo, in alcuni casi a curarli solo quando già sono sopravvenute le complicanze. Questo, a nostro avviso, è un evidente corto circuito irrisolto del SSN che, ritardando le terapie verso i pazienti bariatrici, va esso stesso incontro a costi di gestione molto più impattanti”.

Operazioni “su misura”

Ovviamente, la chirurgia bariatrica arriva nell’ambito di un percorso mirato alla riduzione del peso corporeo in eccesso che va guidato dal medico e passa innanzitutto da un’alimentazione su misura e da un aumento dell’attività fisica. Anche gli interventi non sono tutti uguali ed è fondamentale affidarsi a centri specializzati per scegliere la via del bisturi più indicata nel singolo caso.

In termini generali si può pensare ad un intervento di chirurgia bariatrica quando concomitano una serie di fattori il principale dei quali è la presenza della cosiddetta obesità grave ovvero  in un paziente che abbia un BMI (body mass index o indice di massa corporea) superiore a 35. Il BMI è definito come il peso in kg diviso per l’altezza al quadrato. Il valore normale oscilla tra 18 e 25. Sul fronte delle tecniche le opzioni sono diverse. Ma alla base ci sono due “principi”:  “quello “restrittivo” ovvero ridurre la capacità dello stomaco di ricevere cibo e quello malassorbitivo ovvero  indurre una modifica nell’assorbimento di quanto il paziente mangia

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