Covid-19, le precauzioni per chi soffre di insufficienza renale

Tra chi soffre di malattia renale cronica è quadruplicato il totale dei positivi al Covid-19 durante la seconda ondata

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

11 marzo. Si celebra in tutto il mondo la Giornata dedicata alla salute del rene, un organo fondamentale anche se troppo spesso dimenticato.

Covid-19 può essere particolarmente pesante per chi ha i reni che non funzionano a dovere. Stando ad una ricerca condotta dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN), nella seconda ondata di Covid-19 raddoppia il numero dei morti rispetto alla prima ondata, con un tasso di mortalità si aggira intorno al 22%, una media pressoché decuplicata rispetto alla popolazione generale.

Cosa dice la ricerca

La malattia renale cronica è una delle patologie più diffuse, tanto da colpire circa il 7-10% della popolazione. ed appare in crescita considerando l’invecchiamento della popolazione. Ovviamente non tutti i quadri sono seri allo stesso modo. In Italia, i pazienti al terzo stadio o a uno stadio più grave sono quasi 4,5 milioni e i pazienti in dialisi circa 50.000; altrettanti sono i pazienti portatori di trapianti di rene in follow-up clinico nefrologico.

L’analisi condotta dai nefrologi ha esaminato pazienti con malattia renale in fase avanzata, in dialisi domiciliare, emodialisi e dopo un trapianto. I dati dimostrano che in questa seconda ondata è quadruplicato il totale dei positivi al Covid-19: il numero dei pazienti in emodialisi positivi passa dal 3,4% della prima ondata all’11,6% della seconda ondata di pandemia da Sars-Cov-2; il numero dei pazienti in dialisi peritoneale e domiciliare passa dall’1,3% al 6,8%; si registra un picco anche per i trapiantati che si sono infettati, che passano dallo 0,8% al 5%.

I pazienti in dialisi domiciliare e peritoneale e ancor più i trapiantati sono stati esposti in maniera decisamente più significativa che nella prima ondata, ma proporzionalmente meno di quelli in emodialisi ospedaliera, che devono recarsi nei Centri ospedalieri più volte a settimana e trascorrere diverse ore in ambienti comuni, sia in attesa, sia durante il trattamento dialitico.

Rispetto ai dati della prima ondata, in cui la mortalità è arrivata a colpire un terzo dei pazienti, nel periodo compreso tra ottobre 2020 e febbraio 2021 sono stati intercettati più casi paucisintomatici e, in alcuni casi, asintomatici, grazie alla tempestiva e regolare predisposizione di tamponi su pazienti, medici e operatori sanitari.

Un dato, questo, che spiega in parte la flessione rilevata. “È evidente – sottolinea Piergiorgio Messa, Presidente SIN e Direttore di Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale – Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Nefrologia all’Università di Milano – che il rapporto tra malati nefropatici positivi (dializzati e trapiantati) e numero di morti resta elevatissimo, pressoché invariato, confermando la necessità di intervenire con un piano vaccini che li consideri in maniera prioritaria in quanto categoria emblematica di soggetti fragili per esposizione all’infezione, comorbidità e conseguente alta letalità”.

Come difendersi

La SIN raccomanda alle persone con malattia renale cronica di seguire 5 semplici ma efficaci regole:

  1. Sottoporsi alla vaccinazione non appena possibile
  2. Mantenere le precauzioni già in atto relative a distanziamento e misure di sicurezza (mascherina e lavaggio frequente delle mani)
  3. Evitare l’autosomministrazione e l’assunzione di farmaci non consigliati e/o prescritti dal medico
  4. Mantenere il contatto con il nefrologo
  5. Mantenere uno stile di vita corretto (sana alimentazione, no al fumo, sì all’attività fisica)

 

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