Covid-19, i timori per chi soffre di malattia di Crohn e colite ulcerosa

In tempi di coronavirus stress, incertezza e preoccupazione sono in aumento tra chi soffre di malattia di Crohn e colite ulcerosa

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Malattie infiammatorie croniche intestinali croniche o Mici. Così si definiscono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, che interessano circa 250.000 persone in Italia. Il 19 maggio è la giornata mondiale dedicata a queste affezioni. Ma quest’anno c’è una differenza, legata alla presenza della pandemia da Sars-CoV-2.

Così, in tempi di Covid-19, uno studio mette in luce quanto i cambiamenti degli stili di vita e  il lockdown che pare attenuarsi abbiano inciso in Italia sulla psiche di chi deve fare i conti con queste condizioni patologiche, che interessano anche i giovani.

Preoccupazione, ansia e paura per il contagio

La ricerca è stata svolta dal centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore EngageMinds HUB – Consumer, Food and Health Engagement Research Centre con Amici Onlus, l’associazione che riunisce i pazienti e chi deve convivere indirettamente con la patologia. Lo studio è stato condotto su un campione di 1014 pazienti italiani con MICI, afferenti all’Associazione Nazionale AMICI Onlus che ha collaborato alla creazione e alla diffusione della ricerca ai propri associati.

Dalla ricerca emerge come circa la metà dei pazienti italiani con MICI dichiara di avere poca conoscenza rispetto all’impatto del virus nel peggiorare la loro malattia (50%), né se quest’ultima può predisporre a una maggiore probabilità di contrarre il virus (45%).

Sempre la metà dei pazienti ritiene inoltre che lo stress causato dall’emergenza possa impattare sui sintomi percepiti.  Soltanto il 2% dei pazienti dichiara di essere stato sottoposto al tampone, di cui il 16% risultato positivo. Esiste però più di un terzo dei pazienti (37%) che dichiara di non sapere se ha contratto il virus, vivendo quindi una situazione di incertezza e preoccupazione, con possibili ricadute sullo stato psico-fisico.

Sul fronte psicologico, la presenza dei virus impatta pesantemente sulle condizioni psicologiche dei malati. Il 61% dei pazienti italiani con malattie infiammatorie croniche intestinali è molto preoccupato per l’emergenza da Covid-19 e nella maggioranza dei casi essi percepiscono un alto rischio di contagio dal virus, per sé (59%) e per i propri cari (81%).  Inoltre, in relazione alla loro predisposizione psicologica a giocare un ruolo attivo nella gestione della cura (Patient Engagement) soltanto il 18% si dichiara ingaggiato, cioè in grado di gestire al meglio la propria malattia e di dialogare in maniera efficace e sostenibile come partner del sistema di cura.

Questo è un dato cruciale che evidenzia come, dal punto di vista psicologico, i pazienti italiani con Mici stiano vivendo una situazione di incertezza, preoccupazione e stress, che può avere possibili ricadute sul modo in cui si relazionano con il sistema sanitario e gestiscono la loro malattia. Basti pensare che quasi un terzo dei pazienti (29%) ha disdetto visite ospedaliere in questo periodo per paura di contrarre il virus, e di più coloro tra coloro che hanno bassi livelli di engagement (39%).

L’identikit delle malattie

Anche se a volte si tende a fare confusione, malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa non sono la stessa cosa. Classicamente la prima viene reputato una malattia di apparato perché  può interessare l’intero tubo digerente, dall’esofago all’ultima parte dell’intestino pur se frequentemente si localizza all’intestino tenue, mentre la rettocolite ulcerosa è una patologia d’organo, cioè limita i suoi effetti al colon e al retto.

Inoltre mentre il Crohn non aumenta il rischio di andare incontro a un tumore maligno, la rettocolite ulcerosa viene reputata potenzialmente precancerogena. Le modalità di presentazione sono varie e possono risultare diverse da una persona all’atra ed anche nello stesso individuo, in base alla fase di malattia.

In termini generali, il sintomo predominante è il mal di pancia, che si può associare anche a qualche linea di febbre e a diarrea. Il dolore tende a concentrarsi nell’area dell’ombelico e nella parte destra dell’addome, così da ricordare un attacco di appendicite, e può comparire o peggiorare dopo i pasti. Inoltre possono essere presenti dimagramento, calo dell’appetito ed altre lesioni. La diagnosi e la terapia vanno sempre fatte dal medico.

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