Covid-19, i criteri per vaccinare chi ha malattie di cuore

Il documento della Società Italiana di Cardiologia definisce i criteri per chi con malattie di cuore deve avere accesso prioritario al vaccino anti-Covid

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’età conta. Ma non può essere l’unico parametro per stabilire chi, tra le persone che soffrono di malattie cardiovascolari, ha necessità di ricevere prima possibile il vaccino per prevenire l’infezione da virus Sars-CoV-2.

Se si sa che Covid-19 può assumere più facilmente caratteristiche di gravità nelle persone che presentano fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione o obesità, non ci si deve limitare a considerare solamente l’età per fare la “graduatoria” di chi deve ricevere il vaccino. Lo dice un documento della Società Italiana di Cardiologia (SIC) che segnala come le patologie cardiovascolari siano tra quelle più frequentemente associate alle infezioni severe da Covid-19, determinando spesso una prognosi sfavorevole.

“Questo è vero in tutte le fasce d’età non solo per gli anziani, che sono da considerare come categoria vulnerabile ma l’età non può essere l’unico fattore discriminante. Anche i pazienti di età giovane adulta che presentino gravi forme dovrebbero avere accesso prioritario al piano vaccinale – indica il rapporto”.

Una piramide per definire i rischi

Il documento è stato pubblicato sul Giornale Italiano di Cardiologia e si basa su una piramide con i gruppi di soggetti più esposti a conseguenze gravi e diviso in tre i livelli di rischio tra i cardiopatici: alto, intermedio e basso. Questo ‘triage’ permette di stabilire in base alla gravità della patologia cardiaca, una gerarchia di accesso alle vaccinazioni, che tenga conto del peso di tutte le patologie cardiache, indipendentemente dall’età.

“Purtroppo, il piano di priorità per le vaccinazioni include nella Categoria 1, tra i pazienti ad elevata vulnerabilità per le patologie cardiovascolari, solo due categorie di cardiopatici: chi soffre di scompenso cardiaco grave e le persone con post-shock cardiogeno –  spiega Ciro Indolfi, presidente SIC. Una scelta che taglia fuori una larga parte di pazienti ‘dimenticati’, che rischia così di non essere adeguatamente protetta”.

Secondo l’esperto sono tantissime le condizioni che richiedono maggiore attenzione. La classificazione proposta nel  documento  prevede una suddivisione delle patologie cardiache in tre livelli di gravità individuati, valutando in base alle più recenti evidenze scientifiche, la severità della patologia e l’impatto di Covid-19 in termini di gravità e mortalità”.

“Fanno parte del primo gruppo – tra gli altri – coloro che hanno cardiopatie ischemica severa, ipertensione e diabete non controllati, alcune patologie congenite dell’adulto, ipertensione polmonare e tante altre cardiopatie che richiederebbero un’inderogabile priorità vaccinale e un aggiornamento delle categorie, come sottolineato nel documento appena pubblicato dalla Società Italiana di Cardiologia – precisa Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto SIC.”.

Perché il virus è pericoloso per il cuore

Oggi si sa che il virus Sars-CoV-2 ha tra i suoi “obiettivi” diretti o indiretti, proprio il cuore e le arterie. I rischi sono correlati alle modificazioni della coagulazione del sangue legate ai processi infiammatori indotti dall’infezione, oltre che ai problemi direttamente causati dal virus stesso, ben più seri rispetto a quelli indotti dai classici virus di stagione.

Le caratteristiche di Covid-19 portano infatti, in alcuni casi e nei soggetti con forme più serie di malattia, ad avere un vero e proprio danno del miocardio, il tessuto muscolare del cuore, o addirittura indurre quadri che ricordano quelli del vero e proprio infarto, oltre all’infiammazione diretta sulle cellule muscolari cardiache.

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