Covid-19, gli ormoni femminili potrebbero proteggere dal coronavirus

Una ricerca italiana studia il rapporto degli ormoni estrogeni, tipici del sesso femminile, e l'infezione da Covid-19

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Gli ormoni femminili proteggono dal Covid-19? Una risposta certa non c’è. Ma si accumulano le evidenze sul possibile ruolo degli ormoni estrogeni, tipici del sesso femminile, nella prevenzione dell’infezione da virus Sars-CoV-2.

A cercare di svelare il possibile rapporto è una ricerca italiana, condotta sulla popolazione della penisola relativa ai primissimi dati raccolti nelle settimane di “partenza” della pandemia nel nostro Paese, pubblicata su American Journal of Obstetrics and Gynecology. Il primo firmatario dello studio italiano è Angelo Cagnacci, Direttore Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica all’IRCCS-Ospedale San Martino di Genova, nonché Presidente della Società Italiana per la Menopausa e Vice presidente della Società Italiana della Contraccezione.

Cosa cambia dopo la menopausa

I dati epidemiologici hanno dimostrato come l’infezione da Covid-19 abbia determinato esiti più gravi e mortali negli uomini rispetto alle donne, con un rapporto di 4:1 nelle fasce d’età fino a 50 anni, almeno stando a quanto riporta l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per il periodo 22 febbraio – 19 aprile. Sebbene non ci sia una spiegazione scientifica riconosciuta, la differenza può dipendere da alcuni fattori di rischio come età, genetica, stile di vita e fumo.

Non sono però state formulate ipotesi del perché la differenza del tasso di mortalità tra i sessi sia cambiata bruscamente e costantemente a partire dalla fascia 50/59: nonostante la mortalità per Covid-19 rimanga inferiore nelle donne rispetto agli uomini in tutte le fasce d’età, è stato infatti rilevato come negli over 50 il rapporto di mortalità uomo-donna sia passato a 4:2. In particolare, considerando il tasso di mortalità maschile pari al 100%, il tasso di mortalità delle donne è risultato il 27,8% di questo tra i 20 e i 59 anni e il 50,6% tra i 60 e gli 89 anni.

Nel solo campione femminile, quindi, il tasso di mortalità è sostanzialmente raddoppiato. Ed è proprio questo dato che fa pensare ad un ruolo protettivo degli ormoni estrogeni la cui presenza nell’organismo tende a calare progressivamente con l’affievolirsi delle capacità riproduttive.

“Finora, l’evidenza epidemiologica non ha chiarito se la mortalità degli individui infetti da Covid-19 cambia in modo diverso tra i sessi con l’età – commenta Cagnacci. Per questo abbiamo voluto esaminare da un’altra angolazione il report dell’ISS. Sicuramente saranno necessarie ulteriori indagini, ma possiamo intanto formulare l’ipotesi che questa variazione specifica nelle donne over 50 – quindi in età post menopausale, senza ormoni circolanti – dipenda da un possibile effetto protettivo degli estrogeni in età fertile perché, non solo il tasso di mortalità per Covid-19 è inferiore nelle donne rispetto agli uomini, ma le più giovani hanno meno probabilità di aggravarsi in caso di infezione”.

Cosa fare con pillola e terapie ormonali

L’ambiente endocrino è diverso tra uomini e donne. Nelle donne, gli ormoni ovarici influenzano l’infiammazione, l’immunità e anche l’espressione dell’enzima di conversione ACE2 che sembra avere un ruolo nel determinare la progressione della malattia COVID-19. Questi effetti tendono a sfumarsi progressivamente dopo la menopausa.

“In questo momento storico un consiglio ricorrente del medico è quello di far sospendere la terapia ormonale sostitutiva in menopausa o la pillola contraccettiva – conclude l’esperto. Questo perché erroneamente si pensa che sospendere qualsiasi cosa la donna stia assumendo, soprattutto ormoni, porti un beneficio in situazioni critiche, non conoscendo tuttavia i meccanismi attraverso cui si sviluppa la malattia. Non ci sono evidenze scientifiche a sostegno dell’interruzione della terapia ormonale o della pillola contraccettiva”.

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