Covid-19, ecco come la pelle può svelare l’infezione

Individuate sei alterazioni della pelle associate al Covid-19: quali sono e come riconoscerle

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando si parla di infezione da virus Sars-CoV-2, ci si accorge che sintomi e segni dell’infezione possono essere diversi tra le persone, anche se i problemi respiratori la fanno da padrone. Non bisogna quindi dimenticare che la scienza continua ad esplorare le modalità di presentazione degli effetti del virus nel corpo umano.

In questo senso, uno studio italiano dimostra come anche semplici alterazioni cutanee potrebbero, in alcuni casi, svelare l’infezione virale. La ricerca è stata realizzata con il supporto della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) e pubblicata su Journal of the American Academy of Dermatology: sei sono, in particolare le possibili manifestazioni cutanee.

I sei segni che mettono in guardia

La ricerca è stata coordinata da Angelo Valerio Marzano, Professore Ordinario di Dermatologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università di Milano. E mette in luce sei modalità di “presentazione” di Covid-19 “a fior di pelle”: si può avere un quadro clinico simile all’orticaria, un’eruzione che ricorda quella del morbillo sia agli arti che al tronco, una reazione cutanea tipo varicella, la presenza di lesioni simili ai geloni, la livedo reticularis, simile ad ecchimosi da trauma oppure una chiara vasculite, con un colorito rosso vinoso e possibile formazione di ulcere sugli arti inferiori.

Lo studio è stato condotto su 200 pazienti in tutta Italia ed è il terzo per numero di pazienti osservati a livello mondiale. L’obiettivo era correlare statisticamente i 6 specifici quadri cutanei con la gravità della malattia Covid-19 e i sintomi di quest’ultima (febbre, polmonite, difficoltà respiratoria, etc). Con il supporto della SIDeMaST, 21 Centri di Dermatologia italiani hanno contribuito alla raccolta dei dati clinici dei pazienti con manifestazioni cutanee associate al Covid-19. Le indagini sono state condotte nella prima fase della pandemia, nel mese di marzo 2020.

I parametri presi in considerazione includevano sesso, età al momento dell’insorgenza della malattia, presenza o assenza di comorbidità, manifestazioni cutanee, presenza o assenza di lesioni mucose, durata delle manifestazioni cutanee. E ancora, sintomi correlati alla pelle, sintomi sistemici, durata dei sintomi sistemici, latenza tra le manifestazioni cutanee e sintomi sistemici e gravità della patologia.

La gravità dell’infezione da Coronavirus è stata classificata secondo 4 livelli: stato asintomatico, gravità lieve, moderato e grave. Sono risultati asintomatici 31 pazienti (15.5%), mentre 51 (25.5%) presentavano una forma lieve della malattia. Il 47.5% dei pazienti (95) aveva una forma moderata, e l’11.5% (23) una forma severa. Inoltre, 86 dei 195 pazienti (con dati disponibili 43%) avevano manifestato almeno una comorbidità. Queste le percentuali dei fenotipi cutanei individuati: orticarioide 13.2%, eritematosa o morbilliforme 27.4%, simile a varicella 16.2%, geloni 25.4%, ecchimosi 3.6 %, vasculite 10.7%.

Attenzione alla pelle!

“La durata media delle manifestazioni cutanee osservata – afferma il Professor Marzano – è stata di 12 giorni; quella dei geloni era di 22 giorni. Inoltre, abbiamo rilevato che i geloni erano il sintomo prevalente tra i giovani ed erano associati ad una manifestazione quasi sempre asintomatica del virus, mentre tutti gli altri fenotipi erano collegati ad una forma più o meno severa”.

“A questo proposito, due importanti lavori condotti precedentemente a livello internazionale avevano dato come assunto il fatto che le lesioni della pelle più gravi fossero correlate ad una forma più grave di Coronavirus, stabilendo quindi una proporzione diretta tra sintomi cutanei aggressivi e gravità del COVID. Una corrispondenza che invece, in base ai nostri studi, non esiste: non c’è alcuna correlazione diretta tra la gravità della manifestazione cutanea e quella della malattia da Sars-CoV-2. Piuttosto, una correlazione esiste tra aumento dell’età e aumento della gravità della malattia”.

Per l’esperto bisogna quindi prestare particolare attenzione a dei segnali precisi che compaiono sulla pelle: un’apparente orticaria, un eritema molto esteso, una improvvisa vasculite, ecchimosi e geloni vanno considerati tutti possibili spie della malattia che devono indurci a fare un tampone. “Fin dall’inizio della pandemia Covid-19 – commenta Ketty Peris, Presidente SIDeMaST e Direttrice dell’U.O.C. di Dermatologia del Policlinico Gemelli di Roma – SIDeMaST si è attivata portando avanti diversi studi scientifici focalizzati su malattie cutanee ed infezione Sars-CoV-2 e svolgendo numerose attività di supporto per i pazienti affetti da malattie della pelle“.

“Lo studio coordinato dal Professor Marzano è particolarmente interessante perché conferma che la cute può essere spia di una infezione da Sars-CoV-2. Per questo motivo, è fondamentale controllare ancora di più la nostra pelle, perché potrebbe metterci in guardia ed avvisarci preventivamente su quello che accade nel nostro organismo, dandoci la possibilità di muoverci in anticipo e aiutarci a fare una diagnosi precoce della malattia ed anche evitare possibili ulteriori contagi”.

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