Covid-19, ecco come impatta sulla vita sessuale dell’uomo

Pandemia e lockdown hanno influito negativamente sulla psiche e sessualità dell'uomo: come superare le difficoltà sotto le lenzuola

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Psicologicamente, la situazione è abbastanza chiara. Complice il lockdown ci si è trovati a vivere 24 ore su 24 insieme, in uno spazio chiuso, spesso lavorando. Questo ha fatto salire salire nervosismo e tensione. Come se non bastasse sono venuti a mancare i contatti sociali. Si è rinunciato non solo a cene e aperitivi. Per finire, aggiungete anche i timori legate alle informazioni sulla pandemia. Tutto questo, e si tratta solo di esempi, va a creare più ansia e in molti casi anche depressione.

Certo è che, sommando tutti questi fattori, si ricerca di meno l’intimità e nasce il calo del desiderio. Per molte coppie, questo il percorso che ha caratterizzato i lunghi mesi segnati dai tempi della pandemia. E sicuramente hanno inciso sulla vita di coppia.

Lo dimostra tra l’altro la mancanza del baby boom ipotizzato a nove mesi dal lockdown della primavera scorsa, ma anzi un calo dell’8% delle nuove nascite. A segnalarlo sono gli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA), che avvertono sui riflessi di quanto abbiamo vissuto e stiamo vivendo sulla psiche e sulla sessualità del maschio.

In agguato il calo del desiderio

Secondo un’indagine condotta online dalla Società Italiana di Andrologia su oltre 1.000 uomini il 60% ha riferito un calo del desiderio e di aver diminuito l’attività sessuale durante il lockdown. Le riaperture però non stanno spazzando via i disagi: la pandemia e l’isolamento hanno lasciato segni che perdurano anche con il graduale ritorno alla normalità, tanto che il 24% degli uomini continua ad avere difficoltà sotto le lenzuola

“La pandemia da COVID-19 e i provvedimenti di distanziamento sociale messi in atto per contenerla hanno imposto un drastico cambiamento nelle abitudini di vita, creando situazioni di disagio psicologico e sessuale” – spiega Alessandro Palmieri, presidente SIA e Professore di Urologia Università Federico II di Napoli.

“Con la progressiva eliminazione delle restrizioni si permetterà all’Italia una graduale ripresa delle normali abitudini relazionali, ma il maschio italiano alla ripresa della normalità, in molti casi dopo aver contratto e sconfitto il COVID-19, non supererà i suoi problemi. Tutti i dati a disposizione fanno ipotizzare un aumento dell’incidenza e della durata nel tempo dei problemi andrologici che potrà essere evidente già nei mesi estivi, quando tuttavia è possibile che ci sia una maggior difficoltà ad accedere alle visite per le restrizioni alle attività non urgenti dei mesi passati, che hanno allungato le liste d’attesa”.

Numerosi dati suggeriscono inoltre che la pandemia nel tempo possa richiedere un prezzo più alto da pagare al benessere sessuale degli uomini che sono stati contagiati. Gli studi suggeriscono infatti che l’infezione possa portare a un aumento del rischio di disfunzione erettile, con un’azione diretta del virus sulla funzionalità dei corpi cavernosi del pene attraverso una diminuzione della produzione di ossido nitrico, il principale mediatore dell’erezione.

Un servizio per lui

Per dare una mano a chi si sente in difficoltà torna per il secondo anno consecutivo ‘L’andrologia italiana risponde’, il servizio telefonico per informazioni e consulenze gratuite a cui per tutto il mese di giugno sarà possibile rivolgersi tutti i giorni dalle 10 alle 19.

L’”SOS andrologo”, attivo al numero verde 800-995125, è dedicato non solo ai 4 milioni di italiani che già soffrono di disturbi sessuali ma anche a tutti coloro che dovessero avere disturbi andrologici sotto le lenzuola a seguito del COVID-19, che sempre più dati indicano come responsabile di un incremento della prevalenza di disfunzione erettile in chi ha contratto il virus.

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