Covid-19 e vaccini, tutte le vie per prevenire l’infezione

Vaccini contro il Covid-19: come funzionano e i meccanismi attraverso cui i diversi candidati stimolano il sistema immunitario

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

È stata ed è una vera corsa, quella per arrivare ai vaccini per il virus Sars-CoV-2. Ma non pensate che la sola velocità conti. Occorre anche la resistenza, come in una maratona, per fare arrivare alle persone le vaccinazioni preventive, che potrebbero rappresentare un’arma fondamentale per combattere il virus.

A fine anno l’Agenzia Europea del Farmaco deciderà se dare il via al primo vaccino, quello di Pfizer-Biontech, che ovviamente non sarà l’unico. I candidati sono diversi, alcuni più indietro nel percorso di sviluppo altri più vicini alla meta, ed agiscono in modo diverso per determinare la risposta del sistema immunitario.

La letteratura scientifica inizia a dare importanti responsi sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini, man mano che emergono i dati delle sperimentazioni. Ma come funzionano? Ecco, in sintesi, i meccanismi attraverso cui i diversi candidati stimolano il sistema immunitario.

Tra RNA-messaggero e “cavalli di Troia”

La grande novità di questa “stagione” vaccinale è rappresentata sul fronte scientifico dai candidati a m-RNA, come quello sopracitato o quello dell’azienda americana Moderna. Si tratta, in termini di ricerca, di una modalità di preparazione dei vaccini del tutto nuova.

I vaccini a m-RNA infatti impiegano l’RNA messaggero per favorire la produzione di antigeni e quindi indurre le difese dell’organismo a “scatenarsi” contro questi in caso di contatto dell’organismo stesso con il virus che li porta. Nel caso del virus Sars-CoV-2, ovviamente, gli obiettivi nei confronti dei quali occorre sensibilizzare il sistema immunitario sono le proteine S, caratteristiche degli “spunzoni” invisibili che si trovano sulla superficie del virus stesso, i cosiddetti “Spike”.

La reazione da parte del sistema immunitario in questo caso si ottiene grazie ad un processo che porta ad “amplificare” l’RNA-messaggero e a stimolare la risposta. In base alle informazioni disponibili sulla scorta degli studi clinici, sono previste due somministrazioni, una prima ed una di richiamo, a distanza di poche settimane, per completare il ciclo di immunizzazione. Ovviamente questa tecnologia non è l’unica impiegata nella messa a punto dei vaccini.

Si punta molto anche sulla strategia sempre valida di Ulisse”, cioè su un sotterfugio che consenta di far riconoscere al sistema immunitario le componenti virali che determinano la risposta difensiva, ovvero gli antigeni. Ci vuole quindi un trasportatore che si comporti da vero e proprio cavallo di Troia.

A prescindere dalle caratteristiche del vettore, diverso nei diversi candidati, questo approccio è quello scelto dal vaccino inglese di Astra-Zeneca e dal candidato russo prodotto dall’Istituto Gamaleya oltre che in Cina da Cansino Biologics con il Beijing Institute of Biotechnology e da Johnson & Johnson.

Il virus “trasportatore” è un adenovirus, cioè un ceppo che in genere provoca un raffreddore o comunque sintomi molto leggeri, che viene “caricato” per trasportare gli antigeni, ovvero le proteine Spike, responsabili dello stimolo alla reazione difensiva nei confronti di Sars-CoV-2. Nei diversi candidati si usano ceppi diversi (in quello russo addirittura sono due gli adenovirus impiegati nella prima dose e in quella di richiamo) ma la strategia è simile: arrivare ad ottenere una risposta efficace da parte del sistema difensivo dell’organismo, con la produzione di anticorpi neutralizzanti.

I controlli per la sicurezza

Mentre nel mondo si studiano anche vaccini “classici” come CoronaVac, che si basa su virus inattivato e quindi non più in grado di indurre malattia pur se capace di  stimolare la risposta difensiva, o su candidati “tecnologici” che sfruttano particelle proteiche del virus per indurre la reazione, bisogna  capire se i vaccini proteggeranno solamente il singolo, riducendo almeno la gravità del quadro infettivo quando non si arriva alla protezione totale (come avviene ad esempio per il vaccino dell’influenza), o potranno anche “inibire” la trasmissione del virus e quindi il contagio.

E soprattutto occorre comprendere completamente, in termini di numeri più significativi rispetto a quelli disponibili, gli eventuali effetti indesiderati legati alla somministrazione dei vaccini stessi. Ma solo il tempo darà una risposta precisa in questo senso, anche se sono già state registrate alcune reazioni collaterali in alcune persone con i diversi candidati.

Va però sottolineato a tutela dei cittadini che è stato istituito dall’Agenzia Italiana del Farmaco in accordo con il Ministero della Salute e il Commissario Straordinario il Comitato Scientifico per la sorveglianza post-marketing dei Vaccini Covid19 (CSV-Covid19). Il CSV-Covid19, che afferisce alla Direzione Generale dell’AIFA, rimarrà in carica per due anni e potrà essere rinnovato in base all’evoluzione della pandemia e all’andamento della campagna vaccinale Covid-19. La situazione, insomma, è sotto controllo.

L’importante in ogni caso è che si riesca a sviluppare in chi è vaccinato una quantità significativa di anticorpi, che duri nel tempo e permetta di ottenere l’obiettivo di un efficace controllo dell’infezione, proteggendo chi si è vaccinato. E che questa risposta duri nel tempo, per consentire di frenare la possibile diffusione del virus e giungere, quando sarà possibile, alla cosiddetta “immunità di gregge”.

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