Covid-19 e sindrome nido vuoto, su chi e come impattano sulla psiche

Il Covid-19 potrebbe avere un impatto negativo anche sulla salute mentale. Le donne cinquantenni sono più a rischio

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Sapete qual è la generazione X? È quella dei tanti che sono nati nel 1970. Ebbene, la pandemia di Covid-19 potrebbe aggiungere ai potenziali problemi delle attuali cinquantenni un ulteriore “peso”, destinato a peggiorare lo stato della loro salute mentale. È solo una delle ipotesi che emergono da un interessante studio dell’University College di Londra, apparso su Psychological Medicine, che fa il punto sui rischi di depressione ed altri problemi della psiche nelle diverse fasce d’età. A rischio sarebbero soprattutto le donne.

I numeri non mentono

Stando a quanto riporta l’analisi, proprio l’epoca dei nati intorno agli anni ’70 del secolo scorso sarebbe particolarmente a rischio, anche perché l’accesso al lavoro e le possibilità di crescita sociale in quella fascia sarebbero minori rispetto a quanto avvenuto alle popolazioni di confronti, ovvero le persone nate dopo la guerra e a cavallo degli anni 60, i cosiddetti “baby boomers”.

Lo studio descrive infatti un quadro di questo tipo, considerando i dati relativi all’età adulta. Intorno ai 40-50 anni, il 23% delle donne nate nel 1970 aveva problemi di salute mentale rispetto al 17% degli uomini, mentre tra il 19% delle donne nate nel 1958 soffriva di disagio psicologico rispetto all’11% degli uomini. Infine, tra le rappresentanti del gentil sesso nate nel 1946, il 24% aveva problemi di salute mentale, rispetto al 14% degli uomini.

La ricerca, per giungere a queste e molte altre conclusioni di grande interesse, ha preso in esame i dati relativi a poco meno di 30.000 adulti, spalmati su quattro diversi decenni, il che ha consentito di tracciare il quadro momento per momento, in base all’età di nascita, considerando come parametri i quadri che possono far pensare a depressione o a stati ansiosi nelle età compresa tra i 23 e i 69 anni.

In termini generali, come detto, è proprio nelle/negli attuali cinquantenni che si è osservata la situazione mediamente più complessa. All’età di 26 anni, il 16% ha riferito di disagio psicologico, prima che i tassi scendessero al 14% all’età di 30 anni. La prevalenza di malattie mentali è aumentata al 16% all’età di 34 anni, poi al 19% all’età di 42 anni, prima di raggiungere il 20% all’età di 46 anni. nelle popolazione di confronto, ovvero per i nati nel 1958 e nel 1946, le percentuali sono risultate sempre inferiori.

Attente alla sindrome del nido vuoto

Covid-19, con la necessità di prendersi cura di genitori anziani e di pensare anche ad aspetti didattici nei confronti dei figli, oltre all’impatto economico e sociale che la pandemia sta avendo, è sicuramente un fattore che può rendere più probabile l’insorgenza di umore cupo e di ansia per un futuro che appare difficile.

Ma ovviamente, questa condizione contingente non può essere considerata l’unica variabile da considerare, pensando che sono state prese in esame donne in diverse decadi. Piuttosto, appare chiaro come la menopausa e i mutamenti nell’ambito familiare possano rappresentare fattori scatenanti del malessere psicologico.

In particolare, gli esperti puntano l’attenzione sul modello di famiglia che cambia con la donna che vede modificare il proprio ruolo, soprattutto nei confronti dei figli che vanno via. Si teme infatti la cosiddetta “sindrome del nido vuoto” che può portare alcune donne e non vedere più riconosciuta la propria componente di madre, con ripercussioni possibili anche sul fronte psicologico.

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