Covid-19 e non solo, perché fare attenzione al grasso nella pancia

L'importanza della distribuzione del grasso nell'organismo in caso di infezione da Coronavirus

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Sei a mela o a pera? Una volta, quando si definivano le caratteristiche esterne di una persona, si partiva da questa domanda per definire il rischio: chi era a pera, con la ciccia che si depositava su glutei e fianchi, presentava pericoli diversi per il metabolismo rispetto a chi invece tendeva a veder crescere la “pancetta”, assumendo quindi una conformazione a “mela”. Questa seconda tipologia fisica, con il grasso che si accumula soprattutto all’interno dell’addome, sarebbe anche a maggior rischio in caso di infezione da Sars-CoV-2, come dimostra una ricerca italiana. Un motivo in più per tenersi in forma.

I pericoli del grasso viscerale

Lo studio, apparso su Diabetes Care, è stato condotto in collaborazione tra i ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Ospedale Bufalini di Cesena. In pratica si è dimostrato che quando si accumula il tessuto adiposo all’interno dei visceri, nella pancia, salirebbe anche il rischio di ricovero in terapia intensiva in chi ha contratto l’infezione da Sars-CoV-2.

A dimostrare che conta non solo il peso in generale, ma anche come il grasso si distribuisce nell’organismo, c’è il fatto che la gravità del quadro appariva indipendente dalla sola presenza di obesità, misurata con il classico indice di massa corporea (BMI). Addirittura controllando con la TAC il quadro relativo al grasso viscerale in eccesso, si è visto che ogni millimetro di spessore in più corrispondeva a un incremento del 16 per cento del rischio di ricovero in terapia intensiva.

Come si spiega questo fenomeno? Fondamentalmente proprio con le diverse azioni del tessuto adiposo all’interno dell’addome, in quella che viene definita struttura a mela: le cellule dell’adipe avrebbero proprio un ruolo in chiave metabolica, con particolare riferimento al rischio di sviluppo d’infiammazione. L’eccesso di cellule adipose, in particolare localizzate all’addome, rappresenta oggi un elemento di grande interesse scientifico perché si è visto che l’adipocita si comporta come una vera e propria “centrale” endocrino-immunologica.

L’accumulo di grasso in eccesso in particolare può indurre una modificazione nella risposta immunitaria dell’organismo favorendo l’insorgenza e il mantenimento dell’infiammazione. Gli adipociti infatti inducono la produzione di particolari peptidi che favoriscono questo fenomeno patologico, dall’altro riducono la sintesi di composti ad azione “protettiva” nei confronti dell’infiammazione. In particolare l’eccesso di grasso viscerale fa aumentare la sintesi di mediatori dell’infiammazione come l’interleuchina-6, che entra in gioco nella “tempesta” di citochine che si osserva nelle forme più gravi di infezione da virus Sars-CoV-2. Il tessuto adiposo è responsabile della oltre un terzo della produzione di questa citochina, il cui aumento nel sangue è predittivo dell’insorgenza di cardiovascolupatie e diabete). Inoltre l’eccesso di grasso viscerale induce un calo nella sintesi di adiponectina, la cui azione invece contrasta lo sviluppo di infiammazione.

Attenzione alla pancia: effetti dell’obesità addominale sull’organismo

L’adipocita in eccesso nell’addome, che caratterizza il grasso viscerale, può poi favorire serie di processi negativi sul sistema endocrino e sul metabolismo. In primo luogo contribuisce a far alterare il normale meccanismo di controllo di assunzione di alimenti, mediato soprattutto dalla leptina. Questa sostanza non inibisce l’appetito come dovrebbe e quindi viene favorita l’assunzione ulteriore di alimenti, con costante peggioramento della situazione metabolica. Inoltre, sul fronte del metabolismo, aumenta la produzione di acidi grassi liberi, che vengono prodotti dalle cellule adipose in eccesso. L’incremento di questi componenti lipidici nel sangue contribuisce ad aumentare i valori dei trigliceridi e di colesterolo LDL nel sangue con progressivo incremento sul rischio cardiovascolare totale.

Non solo. Gli acidi grassi liberi in eccesso si mettono in “concorrenza” con il glucosio e vengono utilizzati al suo posto dai muscoli, per cui si verifica un aumento della glicemia, cioè del glucosio nel sangue. L’aumento del glucosio nel sangue porta alla risposta da parte del pancreas, che aumenta la produzione di insulina. Non solo: in queste circostanze anche l’eliminazione dell’insulina in eccesso da parte del fegato non è efficace, per cui si verifica un aumento dell’insulina nel sangue in presenza di iperglicemia. Infine l’eccesso di grasso favorisce l’ipertensione per aumento dell’effetto dell’adrenalina sui piccoli vasi, che quindi risultano più “stretti” (vasocostrizione), sia per l’aumento dell’attività del cortisolo, l’ormone dello stress che incrementa la sintesi di adrenalina.

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