Covid-19, da un farmaco anti-tenia speranze per la cura

Speranze sulle terapie anti-Covid vengono dalla niclosamide, un farmaco usato contro la tenia: come agisce sul virus

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

La ricerca è solo agli inizi. È infatti partito in India un piccolo studio, su poco più di 100 persone con forme gravi di Covid-19, per vedere se e come si potrà andare avanti. Ma nella sfida della scienza al virus Sars-CoV-2, responsabile di Covid-19, ed in particolare per affrontare anche quelle forme di “long-Covid” che si mantengono nel tempo, una prospettiva per le terapie del futuro potrebbe venire dalla niclosamide.

Questo è un farmaco noto da tempo ed utilizzato per il trattamento delle infezioni da tenia, meglio nota come “verme solitario” che si localizza nell’intestino. Ad aprire queste prospettiva è una ricerca apparsa su Nature e realizzata in combinazione tra scienziati del King’s College di Londra, dell’Università di Trieste e del Centro di Ingegneria genetica e biotecnologie della stessa città.

Obiettivo, agire sulle cellule e sulla coagulazione

Il primo punto da chiarire è che la niclosamide non agirebbe come farmaco antivirale, cioè non contrasta direttamente l’infezione, ma piuttosto punterebbe a limitarne gli effetti sull’organismo, ed in particolare sui polmoni e sul pericolo che si formino trombi all’interno dei vasi.

A mediare questa reazione, come scrivono i ricercatori su Nature, potrebbe esserci l’insieme delle reazioni che l’infezione da Sars-CoV-2 produce nell’organismo ed in particolare sulla formazione di “grappoli” di cellule, ovvero di sincizi, determinati dalla fusione delle cellule infettate tra di loro.

Questo meccanismo sarebbe di particolare importanza nei processi, mediati dalla ormai nota proteina Spike (i classici “spunzoni sulla superficie del virus), che conducono al danno che si crea. Come riporta Nature, attraverso speciali sistemi di studio al microscopio, gli scienziati hanno testato moltissimi candidati, siamo nell’ordine delle migliaia, per vedere quali farmaci potenzialmente potessero agire su questo processo che porta le cellule a “riunirsi” tra loro creando quindi un danno.

L’obiettivo della ricerca è stato quindi trovare composti che potessero, sia pure se solo in laboratorio, agire sulla formazione dei sincizi. Il primo processo di selezione ha portato ad un’ottantina di potenziali principi, capaci non solo di agire sulla componente cellulare ma anche in qualche modo di proteggere dalla replicazione del virus.

Si è così arrivati alla niclosamide, che agisce direttamente su delicati sistemi di controllo delle cellule infettate dal virus e quindi in grado di esprimere la proteina Spike. Così, da un’analisi che vede l’Italia in prima linea, nasce una possibile speranza futura che potrebbe aiutare a controllare meglio l’infezione e soprattutto a contrastare la riproduzione delle cellule infettate dal virus, fenomeno che, sia pure a livello invisibile, potrebbe contribuire a spiegare la persistenza nel tempo di problemi che si mantengono nei casi più severi anche a distanza di mesi dall’infezione.

Come se non bastasse, infine, l’azione del farmaco potrebbe influire in senso positivo anche sui meccanismi della coagulazione. Come? Andando a contrastare la tendenza ad attivarsi delle piastrine, ovvero le unità del sangue che hanno appunto il compito di favorire la coagulazione.

Questo fenomeno, ovviamente in concomitanza con tanti altri meccanismi che entrano in gioco nel definire il maggior rischio di trombosi, potrebbe rappresentare una chiave per lo sviluppo della formazione di coaguli che si possono formare nei vasi di chi ha sviluppato Covid-19 in forma grave. Tutte queste osservazioni vanno ovviamente confermate e poi, solo la prova clinica degli effetti di niclosamide possa permettere di traslare quanto si è osservato in laboratorio nell’uomo. Ci vorrà ancora tempo, insomma. Ma la ricerca va avanti.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Covid-19, da un farmaco anti-tenia speranze per la cura