Covid-19, così avanza Omicron in Italia

L'impatto della variante Omicron anche nel nostro Paese cresce a dismisura. Qual è la situazione ad oggi e quali misure adottare

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Cresce rapidamente l’impatto della variante Omicron anche nel nostro Paese. Stando ai bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sono già 84 le sequenze della variante Omicron analizzate e depositate nella piattaforma ICoGen, che riceve le segnalazioni della rete di oltre 70 laboratori regionali coordinata dall’ISS. È una sorta di “sguardo” che permette di valutare una tendenza, riportata attraverso un’istantanea che verrà ripetuta nei prossimi giorni. È la crescita dei casi legati a questa variante che fa riflettere, considerando che venerdì 17 erano solo 55. Il dato è in forte crescita rispetto alle 55 presenti ieri mattina. Stando ai dati la maggior parte delle segnalazioni (aggiornate alle ore 9 del 18 dicembre) è arrivata da Lombardia (33) e Campania (20, di cui 7 legate al caso indice di fine novembre), mentre in generale la variante è segnalata in 13 regioni (Lazio 8, Puglia 7, Veneto 5, Piemonte e Emilia Romagna 2, Abruzzo, Calabria, Liguria, Sardegna, Sicilia, Toscana 1) e 1 PA (Bolzano,1).

Come funziona la rete

“La presenza della Omicron era largamente attesa, in linea con quanto osservato anche negli altri paesi, ed è probabile un aumento dei casi nei prossimi giorni – spiega Silvio Brusaferro, presidente dell’ISS. La crescita del numero dei casi depositati testimonia l’efficienza della rete di monitoraggio, e dei sistemi messi in campo per seguire l’evoluzione della variante. Restano fondamentali le raccomandazioni date finora, di iniziare o completare il ciclo vaccinale anche con la terza dose, di usare la mascherina quando indicato e di seguire le misure individuali e collettive per ridurre al minimo la diffusione del virus”. L’analisi delle varianti viene effettuata in collaborazione con oltre 70 laboratori delle singole regioni/PA, che rispondono a precisi standard qualitativi sotto il coordinamento dell’Iss.  Dal 29 aprile 2021 è attiva la piattaforma per la sorveglianza genomica delle varianti di SARS-CoV-2 (I-Co- Gen) che consente di raccogliere e analizzare le sequenze identificate sul territorio nazionale e dialogare con le piattaforme internazionali. La piattaforma consente di emanare degli ‘alert’, indicando sequenze di particolare interesse. I dati di sequenziamento sono riportati anche nel “sistema di sorveglianza integrata’ che, nell’ambito di tutti i casi confermati raccoglie, se disponibile, anche il nome della variante of concern (VOC) identificata tramite genotipizzazione o sequenziamento. La forza di questo sistema è che è in grado di collegare la variante con le caratteristiche del paziente da cui è stata identificata (età, status vaccinale, residenza ecc.) Tuttavia, questi dati, data la loro complessità ed articolazione richiedono tempi più lunghi per il loro consolidamento e pertanto sono meno tempestivi.

Cosa sappiamo ad ora

Sono ancora tante le domande in cerca di risposta su questa variante, sia in termini di protezione legata alla vaccinazione sia sul fronte del quadro clinico che provoca. Si sa che la variante Omicron è caratterizzata da un elevato numero di mutazioni, probabilmente il più elevato visto fino ad ora. Cosa significa in pratica? E’ questa la domanda che ci si pone, anche se si sospetta che questa variante, entrata nella lista delle VoC, presenti caratteristiche di mutazioni che la pongono sotto stretta osservazione da parte delle autorità sanitarie. La sigla VoC, a differenza della voI (sta per variante di interesse), indica infatti che si tratta di una variante che desta preoccupazione. Tecnicamente è caratterizzata dalla sigla B.1.1.529 e a caratterizzarla è appunto il numero di mutazioni, superiore a quanto osservato fino ad ora. Ce ne sono alcune che sono già state individuate nel patrimonio genetico dei virus già noti, mentre altre sono del tutto nuove per cui non si sa quali potrebbero essere le eventuali ripercussioni sia sulle capacità di trasmettersi del virus che sui sintomi della patologia e, appunto, sulla risposta ai vaccini che rimangono l’arma paù efficace di difesa che abbiamo, assieme alle misure di distanziamento e all’uso delle mascherine. Non debbono quindi cambiare né le raccomandazioni a vaccinarsi né i consigli per limitare i possibili contagi, a partire dall’uso delle mascherine e dalla distanza fisica.

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