Covid-19, come proteggere con la vaccinazione il massimo numero di persone

Messo a punto un documento per ridurre ricoveri e mortalità da Covid attraverso una campagna di vaccinazione strutturata

Federico Mereta Giornalista Scientifico

La grande sfida, ora, è accelerare. Bisogna fare in modo che più persone possibile, in particolare tra quelle a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19, siano protette almeno parzialmente nei confronti dell’infezione da virus Sars-CoV-2. A fare chiarezza sulle modalità scientifiche per raggiungere questo obiettivo è un documento messo a punto dagli esperti della SItI (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) contenente alcune precise raccomandazioni per puntare verso questo obiettivo.

Attenzione alla fascia 65-79 anni

Mentre stanno procedendo le campagne di vaccinazione sugli over-80, gli studiosi della società scientifica propongono di preservare il più possibile, in base all’età, chi si trova nella fascia anagrafica precedente. L’obiettivo deve essere giungere prima possibile a proteggere almeno in parte, quindi senza chiudere immediatamente il ciclo vaccinale, il maggior numero possibile di soggetti.

In questo senso si propone l’offerta di una prima dose di vaccino Pfizer/BioNtech o Moderna con il conseguente posticipo della seconda dose a due mesi di distanza, mantenendo contemporaneamente, le due dosi per le coorti over 80 e le due dosi per le categorie dei “super-fragili” (come risposta alla vaccinazione, soggetti immunodepressi), che sarebbero invitate alla vaccinazione contestualmente alle coorti 65-79 anni.

Come nasce questa indicazione? Secondo quanto diportano gli studiosi ci sono chiare fonti che mostrano l’esistenza di un livello di protezione efficace dopo la prima dose esiste per i citati vaccini a mRNA, pur se non è chiaro quale sia la durata della risposta e della protezione. Pur non essendo certo il livello di protezione vaccinale oltre i termini previsti dall’attuale schedula vaccinale, questa scelta porterebbe alla possibilità di copertura vaccinale della popolazione 65-79 entro maggio–giugno 2021, aumenterebbe le dosi a favore della popolazione a rischio (over 80 e immunodepressi) con riduzione dei ricoveri e anche una riduzione (minore) di mortalità. Inoltre permetterebbe di ridurre i tempi di completamento della campagna vaccinale.

Cosa fare con chi ha avuto l’infezione

Per chi ha sviluppato l’infezione da meno di quattro mesi, il panel scientifico che ha esaminato la problematica consiglia di effettuare una sola dose di vaccino, come una sorta di “richiamo” dopo l’infezione naturale. In questa popolazione rientrano sia i soggetti con pregressa diagnosi di Covid (entro i quattro mesi) che le persone che hanno mostrato una siero-positività recente.

Si ritiene, infatti, che la presenza di anticorpi circolanti in tali soggetti sia sufficiente per posticipare la vaccinazione. Con questa strategia si eviterebbe la somministrazione della seconda dose su soggetti sui quali gli effetti della stessa non sono chiari; contemporaneamente si assicurerebbe un risparmio di almeno due milioni di dosi di vaccino da poter subito impiegare nella vaccinazione di soggetti che non hanno un’immunità preesistente e che potrebbero trarre maggior beneficio dalle dosi vaccinali.

Infine, non va sottovalutato un consiglio “pratico”: grazie a siringhe di precisione e personale adeguatamente preparato, si dovrebbe puntare a cercare di recuperare la settima° dose dal flaconcino di vaccino Pfizer e l’undicesima dose dal vaccino Moderna e dal vaccino AstraZeneca.

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