Covid-19, come e perché il coronavirus può provocare problemi neurologici

I neurologi sospettano che il coronavirus possa avere conseguenze sul sistema nervoso a distanza di tempo

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’infezione da Sars-CoV-2 presenta ogni giorno nuovi aspetti, che colpiscono per la capacità dell’invisibile nemico di attaccare parti diverse dell’organismo umano. Se all’inizio si poteva pensare solo alla polmonite, poi si è visto il coinvolgimento dell’apparato cardiovascolare e della coagulazione, per arrivare alla pelle e a reazioni improprie del sistema immunitario.

Oggi pare certo che anche i neurologi si troveranno ad affrontare le conseguenze dell’infezione, come conferma una lettera a firma di giovani specializzandi italiani presso l’Istituto Auxologico di Milano pubblicata su Neurological science.

Non solo alterazioni di gusto e olfatto

Nelle prime settimane si è visto che, in molti casi, Covid-19 inizia anche con manifestazioni che interessano il sistema nervoso, attraverso gli organi di senso, tanto che alterazioni di gusto e olfatto, ageusia ed anosmia, sono all’ordine del giorno per molte persone. Addirittura la perdita di queste due sensi può mantenersi per qualche tempo anche dopo che l’organismo e le cure hanno debellato l’infezione.

Dalla ricerca dei giovani specializzandi che operano a Milano emerge però anche altro. Infatti  sono stati segnalati fenomeni anche più gravi come ictus, encefaliti, dolori e stanchezza muscolare molto intensi.

Appare di grande interesse l’interpretazione delle manifestazioni neurologiche nel singolo paziente. Queste appaiono legate in parte all’invasione del virus attraverso le vie nasali, la co-espressione dell’ormai noto recettore ACE2, sia nel polmone che nel sistema nervoso, come recettore per il Covid-19. In questo senso si potrebbe aprire la catena di fenomeni infiammatori che possono in qualche modo coinvolgere anche il sistema nervoso.

Ciò che i neurologi sospettano è che il coronavirus, in taluni casi complicati, non esaurisca il suo danno nella malattia acuta, ma possa invece avere conseguenze sul sistema nervoso a distanza di tempo, come del resto capita anche con altre tipologie di virus.

“La patologia cerebrovascolare nel Covid-19 – spiega Vincenzo Silani, ordinario di neurologia dell’Università di Milano e direttore della UO di Neurologia dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano di Milano – come la patologia del nervo periferico deve essere reinterpretata e vi è una reale possibilità che i pazienti affetti da Covid-19 debbano essere seguiti nel tempo per escludere la possibilità di complicanze tardive, in particolare di malattie neurodegenerative. I pazienti riferiscono spesso mialgie (cioè dolori muscolari)  ed anche il muscolo scheletrico potrebbe rivelare qualche sorpresa nel corso del tempo”.

Il rischio di quadri specifici

Sia pure rarissimamente, in Italia sono stati descritti quadri di sindrome di Guillain Barré in pazienti con Covid-19 ricoverati in diversi ospedali. Questa patologia porta alla carenza di attività dei neuroni che coordinano i muscoli, impedendo che alcuni gruppi muscolari si contraggano normalmente e  può essere dovuta a una difficoltà di trasmissione del segnale elettrico attraverso le cellule nervose.

“Riconoscere precocemente questa sindrome nei pazienti affetti da Covid-19 è molto importante, sia perché la debolezza della muscolatura respiratoria può ulteriormente compromettere la funzione respiratoria dei pazienti già affetti da polmonite, sia perché spesso il deficit può migliorare molto, fino alla regressione, con terapie specifiche” – segnala Massimo Del Sette, vicepresidente della Società Italiana di Neurologia.

“In questi mesi di pandemia e dalle esperienze dei medici cinesi abbiamo appreso che il virus è in grado, attraverso differenti meccanismi patogenetici, di presentarsi anche con manifestazioni neurologiche che vanno riconosciute e diagnosticate per tempo con gli strumenti appropriati (visita specialistica neurologica, elettroencefalogramma, esame del liquor, risonanza magnetica dell’encefalo), anche per finalizzare ed orientare correttamente le terapie”.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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