Covid-19 e cervello, quali effetti sul sistema nervoso?

Sono tante le questioni ancora aperte sugli effetti che il Covid può avere sul cervello: il parere degli esperti

Federico Mereta Giornalista Scientifico

“Il cervello ai tempi del Covid”. Questo è il “titolo” dell’edizione 2021 della Settimana Mondiale del Cervello, che inizia domani, secondo gli esperti della Società Italiana di Neurologia. Tante sono ancora le questioni aperte in questo senso: in primo luogo occorre capire se le problematiche legate all’infezione da Sars-CoV-2 sono destinate sempre e comunque a risolversi nel tempo senza arrivare a sequele prolungate, il cosiddetto “Long-Covid”. Ed è solo un esempio dei temi che affronta questa settimana di sensibilizzazione, che parte da una certezza: centinaia di studi clinici dimostrano che esistono le complicanze neurologiche del quadro infettivo.

Perché si parla di “Neuro-Covid”?

L’infezione può colpire sia il sistema nervoso centrale – con cefalea, vertigini, disturbi dello stato di coscienza (confusione, delirium, fino al coma), encefaliti, manifestazioni epilettiche, disturbi motori e sensitivi, maggiore incidenza di ictus con maggiore severità – sia il sistema nervoso periferico, con perdita o distorsione del senso dell’olfatto, del gusto, neuralgie e sindrome di Guillan-Barrè.

Anche nella fase successiva alla malattia sono emersi vari problemi quali astenia protratta, disturbi di concentrazione, disturbi della memoria e comportamentali, che potrebbero essere collegati a piccoli danni vascolari o infiammatori del sistema nervoso, con ripercussioni a lungo termine. Come se non bastasse, nei mesi di prolungato isolamento e alterazione dei ritmi di vita e delle abitudini sociali, si è osservato un peggioramento dei sintomi comportamentali e un aumento del decadimento cognitivo per le oltre 1.200.000 persone affette in Italia da demenza, di cui 720.000 da Alzheimer, e una maggiore incidenza dei disturbi del sonno, che riguardano mediamente 12 milioni di italiani e che durante la pandemia ne ha colpiti circa 24 milioni.

“Abbiamo assistito nel corso dell’ultimo anno a continue conferme della correlazione tra Covid 19 e malattie neurologiche – segnala Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, AOU Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli. Proprio per questa ragione la Società Italiana di Neurologia sta portando avanti progetti di ricerca e studi clinici per indagare in maniera approfondita su questo legame, con l’obiettivo di chiarire la portata e la durata degli effetti neurologici, e mettere a punto protocolli clinici che aiutino gli specialisti a intervenire tempestivamente per contrastarne i danni”.

Sul fronte dell’assistenza, in ogni caso, c’è stato e ci sarà sempre più spazio per la medicina a distanza. “Nel prossimo futuro l’esame obiettivo neurologico in remoto potrebbe essere ulteriormente implementato con l’eventuale uso di accelerometri (oramai sono presenti nella maggior parte dei comuni smartphone), che permetterebbero un esame più accurato della deambulazione, della postura e dell’equilibrio, di dispositivi che permettono di quantificare l’esperienza sensoriale o degli “in-home neuro kits”, con vision card, diapason, spilli e batuffoli di cotone, già in uso adesso per la valutazione della scala EDSS nella Sclerosi Multipla – fa sapere Tedeschi”.

Così il virus “attacca” il sistema nervoso

La malattia può interessare il cervello in vari modi. Si sa che si può verificare l’infezione diretta delle cellule neurali da parte del coronavirus così come il cervello può essere interessato dalla grave infiammazione generalizzata che lo “inonda” di agenti pro-infiammatori danneggiando così le cellule nervose.

“Il virus Sars-CoV-2 utilizza l’ACE2 come principale recettore di attacco della “proteina spike” per l’ingresso cellulare – fa sapere Paolo Calabresi, Ordinario di Neurologia e Direttore della Neurologia del Policlinico Gemelli di Roma. La proteina ACE2 è stata osservata nel sistema vascolare, ma in minor misura nel rivestimento dei vasi cerebrali. Tuttavia, il sequenziamento dell’RNA ne ha dimostrato la presenza, anche se modesta nel cervello umano”.

In uno studio pubblicato recentemente e relativo a pazienti sintomatici ricoverati nella prima ondata di Covid-19, 213 pazienti sono risultati positivi per Sars-Cov-2mentre 218 pazienti sono risultati negativi e sono stati utilizzati come gruppo di controllo. “Per quanto riguarda le manifestazioni del sistema nervoso centrale, è stato osservato nei pazienti positivi una maggiore frequenza di cefalea, iposmia ed encefalopatia sempre correlata a condizioni sistemiche (febbre o ipossia) – precisa Calabresi. Inoltre, il coinvolgimento muscolare era più frequente nell’infezione da Sars ‐CoV-2. Le manifestazioni neurologiche di Covid-19 costituiscono quindi una delle principali sfide per la salute pubblica non solo per gli effetti acuti sul cervello, ma anche per i danni a lungo termine alla salute del cervello che potrebbe derivarne. Queste manifestazioni ritardate potrebbero essere presenti anche in pazienti che non hanno mostrato sintomi neurologici nella fase acuta”.

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