Così vinceremo il prurito della dermatite atopica

La speranza potrebbe arrivare da uno studio statunitense che ha approfondito il blocco dei recettori della proteina periostina

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

A volte appare irrefrenabile. Costringe a contorsioni quasi innaturali per andarlo a spegnere, passando le dita sulla pelle nel tentativo di lenire il fastidio. È davvero un problema controllare il prurito, specie per chi soffre di dermatite atopica, patologia più diffusa nei piccoli sotto i cinque anni ma non certo infrequente nell’adulto.

Una soluzione in grado di risolvere definitivamente il fastidio in futuro, potrebbe venire da una ricerca americana: siamo ancora in fase sperimentale, ma la speranza di risolvere all’origine il prurito appare più vicina.

Obiettivo: blocco della sensazione nervosa

Quando dobbiamo muoverci per andare da una parte all’altra, se la strada è completamente bloccata, arrivare è ovviamente impossibile. Quindi non possiamo raggiungere la meta prefissata.

Per “spegnere” il prurito in chi soffre di dermatite atopica gli scienziati dell’Università Statale della Carolina del Nord, coordinati da Santosh Mishra, stanno cercando un sistema simile: fare in modo di porre un “posto di blocco” sulla via lungo la quale la sensazione di prurito risale dalla pelle fino al sistema nervoso, dove viene decodificata.

La chiave del possibile “stop” alla corsa del fastidio risiederebbe in una proteina normalmente espressa dalla pelle, che si chiama periostina. Come spiegano gli studiosi nella loro pubblicazione su Cell Reports, questa proteina può attivare direttamente i neuroni associati al prurito presenti nella pelle. Quindi, bloccando i recettori per la periostina su questi neuroni, il prurito si può ridurre, almeno nei modelli animali di topi con dermatite atopica.

Al momento, sia chiaro, si tratta solo di un’osservazione di laboratorio. Ma per il futuro, spegnere completamente questi recettori e quindi “sbarrare” la strada alla sensazione di prurito, potrebbe essere una nuova chiave di trattamento alla patologia della pelle, che  appare molto diffusa e che, nelle forme più gravi, necessita di trattamenti particolarmente ricercati, anche basati su anticorpi monoclonali specifici.

Come si riconosce e si affronta la malattia

La dermatite atopica, tende ad assumere caratteristiche diverse in base all’età. Nei primi mesi di vita si manifesta con la classica “crosta lattea”, che rimane anche quando dovrebbe sparire. Poi compare sulle guance, in prossimità della bocca, e nelle zone coperte dal pannolino.

Quando il bimbo si fa più grandicello, le sedi maggiormente interessate sono le mani, il viso, le pieghe dei gomiti e delle ginocchia. Infine nell’adulto si concentra intorno alla bocca, alle palpebre e al dorso delle mani. Per tutti, i fastidi sono simili: arrossamenti e fortissimo prurito.

La prevenzione di questa patologia dovrebbe iniziare subito dopo la nascita, specie nelle persone che hanno già casi di allergia in famiglia e che quindi sono più esposte a questa situazione.

Per questo esistono semplici regole nell’introduzione dei vari alimenti, in base all’età del bambino, alla quantità, alla scansione temporale dei cibi assunti e alla struttura e composizione delle proteine contenute in essi (che possono dare il via alle reazioni). I più comuni sono: latte vaccino, uova, arachidi, noci, soia e grano nell’infanzia e arachidi, noci, pesce, crostacei, molluschi, frutta e verdura nell’adulto.

Pur se con un meccanismo diverso, occorre prestare molta attenzione anche al contatto con il nichel, presente nelle cerniere, in molta bigiotteria, addirittura negli accendini e nelle posate. Da non dimenticare sono anche il latex – che si trova per esempio nei profilattici e in molti prodotti derivati dalla gomma – le polveri, e i peli di animali.

Anche se il rischio riguarda soprattutto i bambini, gli adulti non sono certo esenti. I due terzi delle dermatiti atopiche insorgono nella fascia d’età adulta e, contrariamente a quanto avviene nel bambino dove il medico conosce piuttosto bene la malattia, possono non essere riconosciute rapidamente.

Sul fronte delle cure, il trattamento va studiato caso per caso dal medico anche in base all’età. L’importante è innanzitutto che la pelle non venga esposta all’azione di sostanze che possono in qualche modo danneggiarla, come alcuni detergenti chimici o detersivi, specie se i fastidi si localizzano alle mani.

Per chi deve combattere il prurito e l’infiammazione, il rimedio più comune nei casi lievi consiste nell’applicazione di pomate che contengono cortisone o derivati. Nelle forme più gravi lo specialista può ricorrere anche a farmaci immunomodulatori (che non vanno utilizzati nei bambini sotto i due anni), oltre ad anticorpi monoclonali di recente generazione e a raggi ultravioletti, nelle sedute di fototerapia.

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