Così il profumo di mamma rilassa il bambino

Il profumo della mamma rappresenta un fattore di tranquillità per il neonato e rafforza il legame tra i due

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Che il senso dell’olfatto, per quanto spesso sottovalutato, sia uno dei nostri sistemi primari per reagire, sia di fronte ad un pericolo come una fuga di gas sia soprattutto quando incontriamo persone o viviamo situazioni particolarmente piacevoli, è risaputo.

Ora però una ricerca condotta da Ruth Feldman dell’Università israeliana Reichman ci dice una cosa in più. Può anche bastare una maglietta di cotone della mamma, con cui la donna ha riposato, per aumentare il legame. Non è solo una curiosità, ma un’ulteriore prova scientifica, pubblicata su Science Advances, di quanto sia importante la sensazione olfattiva nel guidare le scelte affettive.

Cosa succede nel cervello?

La ricerca è quanto meno curiosa. A una sessantina di mamme è stato chiesto di dormire per due notti consecutive con una stessa maglietta, che quindi si è in qualche modo “impregnata” del loro profumo. Poi si è proceduto ad avvicinarle ai loro bambini. Attraverso elettrodi rilevatori in grado di captare le onde cerebrali si è poi vista la reazione dei piccoli di poco più di sei mesi seduti prima di spalle, poi faccia a faccia. In questo secondo caso c’è stata ovviamente una sincronizzazione cerebrale più efficace tra mamma e bimbo. Ma non è finita.

Con alcuni bambini, una cinquantina, si è poi proceduto ad un secondo test. I ricercatori li hanno posti “vis a vis” con uno sconosciuto. Se nelle vicinanze era posta una maglietta pulita, in pratica i piccoli rimanevano indifferenti sotto l’aspetto delle reazioni del cervello. Ma quando una maglietta portata dalla mamma veniva messa a disposizione, la situazione cambiava radicalmente.

I processi di “sintonia” cerebrale con lo sconosciuto ricalcavano quelli osservati in presenza diretta della mamma, a riprova del valore dell’olfatto nel determinare la situazione e la reazione cerebrale. Questa osservazione può far riflettere sui meccanismi che creano il legame tra mamma e figlio e potrebbe offrire una soluzione utile se il bambino deve essere lasciato solo dalla mamma. La sola possibilità di percepirne l’odore, infatti, potrebbe rappresentare un fattore di tranquillità e di miglior adattamento alla situazione per i più piccoli che si trovano in compagnia di terze persone.

I rapporti oltre la parola

Non solo profumo e aromi di mamma aiutano a rinforzare il legame tra madre e figlio molto piccolo. Parlare, cantare e recitare filastrocche può aiutare molto lo sviluppo psicofisico e a volte anche la mimica facciale diventa uno strumento di comunicazione. C’è quasi la sensazione che il neonato ci imiti.

Spesso ci convinciamo che sia in grado di ripetere le buffe facce che facciamo per attirare la sua attenzione. Magari sorridiamo allargando la bocca, ci sforziamo di strabuzzare gli occhi, arricciamo il naso. Insomma tentiamo di “raccontare” la nostra favola non solo tentando di attirare la sua attenzione con la voce e il ritmo della narrazione, ma anche con la nostra mimica, pensando che il piccolo sia pronto a riprodurre le nostre espressioni. Ebbene, se ancora avete questa ambizione, sappiate che il bimbo in tenerissima età potrebbe non essere davvero un buon imitatore.

A confermarlo è una ricerca condotta all’Università del Queensland, in Australia, pubblicata qualche tempo fa su Current Biology. Gli esperti hanno preso in esami 106 bambini, controllandone la capacità di reazione mimica attraverso test eseguiti alla prima, alla seconda, alla sesta e alla nona settimana di vita. A tutti i bambini sono stati proposti 11 gesti molto semplici, come aprire la bocca o fare una faccia adirata. Purtroppo, in base a questo esperimento, i bambini non si sono rivelati in grado di reagire come voluto agli stimoli. Come a dire che non sarebbero in grado di imitare i grandi. In ogni modo, si tratta solo di uno studio: per chi riesce a farsi “seguire” dal proprio bebè nulla vieta di continuare. Ciò che conta è saper star vicino al bimbo.

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