Coronavirus, a che punto siamo: ecco cosa dice la scienza

Coronavirus: le strategie di contenimento e identificazione rapida dei malati funzionano. Per il vaccino ci vuole del tempo e le norme di igiene che dobbiamo seguire

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Coronavirus: più di 40.000 casi ufficiali, quasi tutti concentrati in Cina. Superata la quota dei 1000 decessi. A prima vista la mortalità si aggira intorno al 2 per cento ma il tasso potrebbe essere molto ridotto, considerando che i numeri ufficiali potrebbero non considerare casi di infezione che non danno sintomi.

In ogni caso il coronavirus che sta mettendo in ansia il mondo non molla la presa. Ed è una lotta contro il tempo. Da un lato la scienza e le Istituzioni cercano di frenare l’avanzata dell’infezione e la sua diffusione, dall’altro ferve la ricerca per arrivare prima possibile ad un candidato vaccino e per scoprire un trattamento quanto più possibile mirato per questo ceppo virale, che non ha una terapia specifica.

In mezzo ci sono ancora tanti dubbi da risolvere e tanti luoghi comuni errati da sfatare, vere e proprie fake news come il rischio di contrarre il virus a tavola con cibi cotti, perché non hanno significato. Ecco, in sintesi, le risposte alle domande più comuni sul virus.

Lo stato dell’infezione

Il maggior timore è che l’infezione, per ora concentrata massimamente in Cina, si possa diffondere in altri Paesi, non con casi sporadici come quelli fino ad oggi osservati ma con un numero di persone colpite più elevato.

Il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che questa potrebbe esser solo la punta di un iceberg ma sicuramente la tendenza futura preoccupa. Di certo c’è che le strategie di contenimento e identificazione rapida dei soggetti che presentano sintomi per sottoporli ad un test che confermi l’avvenuta infezione sta funzionando, quindi ci sono anche note positive. Prova ne sia il fatto che, addirittura in Cina, si sta assistendo ad un sostanziale rallentamento della curva di crescita della malattia, che da qualche tempo non riporta un numero superiore di casi giorno dopo giorno.

Questo non è l’unico dato positivo, pur se in un quadro ancora incompleto in cui le informazioni non abbondano. Va anche detto che il virus non sembra mutare sostanzialmente, quindi la scienza sta comunque lavorando sulla via giusta.

Ma soprattutto pare proprio che le misure assunte, soprattutto in Italia, riescano a contenere la situazione. Di preoccupante c’è il fatto che secondo una ricerca tedesca pubblicata sul Journal of Hospital Infection il virus potrebbe sopravvivere nell’ambiente anche per diversi giorni – ma il dato conta per le strutture sanitarie e non certo per la cucina di casa – e che il tempo d’incubazione non appare ancora definito perfettamente visto che c’è chi parla di addirittura 24 giorni di possibile “presenza” del virus che si sta sviluppando. Questo dato apre la porta al problema dei soggetti che potrebbero aver contratto l’infezione ma non presentano disturbi o comunque hanno solo quadri leggeri.

La speranza del vaccino

Il vaccino è il sogno di tutti. Prima di tutto tra gli scienziati. Il problema è che ci vorrà tempo per arrivare ad un candidato che si possa dimostrare efficace, perché ci sono delle tappe necessarie per arrivare alla produzione di un vaccino in grado di proteggere l’essere umano dall’infezione.

Ci sono già stati però passi avanti significativi in questo senso: i laboratori hanno a disposizione la sequenza genica del virus e si sta già lavorando per arrivare prima possibile alla messa a punto di alcune dosi da testare sugli animali.  Ma ci sono delle tappe irrinunciabili per arrivare a parlare di una vaccinazione su larga scala, che passano attraverso gli studi sperimentali su animali, le ricerche cliniche, il via libera delle Istituzioni che regolano la disponibilità dei farmaci e appunto dei vaccini.

Insomma, ci vuole tempo, anche se le ricerche avanzano. In Cina già si parla di una candidato che sarebbe pronto per i primi test e solo questa mattina Anthony Fauci, Direttore dell’Istituto USA per lo studio delle malattie infettive Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases)., ha annunciato che un candidato da quella parte dell’Oceano potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi.

Anche l’Italia corre in questa “competizione” scientifica per la salute globale grazie all’alleanza tra il Jenner Institute dell’Università di Oxford e Advent Srl, divisione vaccini del gruppo IRBM Spa con sede a Pomezia. Il vaccino “tricolore” potrebbe essere disponibile per gli studi sugli animali prima dell’estate e sfrutta un adenovirus, di quelli che causano il raffreddore, caricato con le “punte” (Spike) che si trovano sulla parete esterna del coronavirus e servono da segnalatori per far partire la risposta del sistema immunitario.

Cosa possiamo fare

Prima di tutto non bisogna cadere nel panico: l’infodemia, così è stata definita la gran mole di notizie che creano sconcerto nell’opinione pubblica, rischia di essere ben peggiore dell’infezione vera e propria.

Occorre sempre tenere presenti le norme di prevenzione, come del resto si fa (o si dovrebbe fare) con qualsiasi tipo di infezione che si trasmette per via respiratoria. Il che significa lavarsi spesso, e con cura, le mani, utilizzando acqua e sapone o soluzioni alcoliche e utilizzare fazzoletti monouso per soffiarsi il naso curando di controllare eventuali starnuti o colpi di tosse.

La trasmissione, a prescindere dai dati sulla permanenza del virus all’esterno, avviene per contatto stretto, quindi non c’è motivo di mantenere a distanza chilometrica le persone o chiudersi in casa. E non bisogna nemmeno girare con le mascherine, che oltre a non essere efficaci in molti casi per bloccare il passaggio di un virus risultano difficili da portare a lungo. Questi strumenti possono essere utili per chi ha un’infezione respiratoria per evitare di trasmetterla ad altri.

Ricordate sempre che in caso di sintomi “strani” – mai dimenticare che è in corso l’epidemia di influenza stagionale – bisogna fare riferimento al proprio medico. E soprattutto informatevi presso fonti certificate. Il portale del Ministero della Salute è a disposizione con tutte le informazioni più recenti e c’è un numero verde dedicato (1500) per saperne di più.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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