Contraccezione gratis: in Emilia-Romagna è realtà

Al via il provvedimento: contraccettivi a carico del sistema sanitario per gli under 26, basta rivolgersi ai consultori

“Dare alle donne e agli uomini la possibilità di procurarsi metodi anticoncezionali gratuiti è un elemento di protezione, oltre che fisica, psicologica”. Queste parole, pronunciate dall’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia-Romagna Sergio Venturi, hanno evidentemente fatto centro tanto che il sistema sanitario regionale è passato rapidamente dalle parole ai fatti. Risultato? I contraccettivi in Emilia-Romagna sono ora gratuiti per tutti gli under 26 che si rivolgano a un consultorio Asl, a due semplici condizioni: che siano residenti in uno dei comuni della Regione e che siano iscritti al servizio sanitario nazionale.

“Una misura epocale – conferma il responsabile dei consultori di Bologna Claudio Veronesi a “Repubblica” – che si rivolge a una platea molto ampia, richiedenti asilo compresi”. E si estende alle donne fino ai 45 anni disoccupate o “con esenzione di lavoratrici colpite dalla crisi” dopo un aborto o nell’immediato post partum. Gli anticoncezionali che rientrano nel piano della regione Emilia-Romagna sono preservativi, pillole (compresa quella del “giorno dopo”), spirali, anello e impianti sottocutanei.

Il risultato del provvedimento è a dir poco strabiliante. Parlano chiaro i dati raccolti a poco più di un mese dalla partenza dell’iniziativa: al Poliambulatorio Roncati, dove si trova lo spazio giovani del distretto cittadino, hanno già fatto richiesta di contraccettivi 103 donne, nella stragrande maggioranza tra i 14 e i 19 anni, quasi tutte italiane, alle quali si aggiungono una decina di donne tra i 20 e 26 anni.

Secondo Veronesi l’iniziativa è destinata ad assumere dimensioni sempre maggiori. “Abbiamo aperto 12 nuovi spazi e inaugurato servizi dedicati ai giovani adulti: ragazzi e ragazze fino ai 34 anni, che non li avevano – spiega il responsabile dei consultori -. Finora la “pillola” viene distribuita in consultorio, dopo la visita ginecologica, ma tra qualche mese speriamo che le ragazze possano ritirarla anche nelle farmacie ospedaliere”. Per alcune categorie di utenti, continua Veronesi, il costo della contraccezione è ancora un muro, che si somma alle barriere culturali: “La pillola può costare fino a 15-16 euro al mese e poi ci sono le visite di controllo. In Italia purtroppo siamo ancora molto indietro, e forse non è un caso che in Francia, Paese con accesso alla contraccezione doppio rispetto a noi, la natalità sia anche più alta”.

L’iniziativa è stata salutata con favore dall’Unione Donne Italiane, che in una nota hanno sottolineato l’importanza di far conoscere il più possibile questo provvedimento: “Non abbiamo dimenticato cosa succedeva quarant’anni fa, quando l’aborto era un reato e i contraccettivi sono stati illegali fino al 1971. Siamo andate nelle piazze, ma bisogna andare anche oltre. Le donne devono sapere che per la prima volta in tutta la regione la contraccezione è gratuita”.

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