Clamidia, vaccino sperimentale contro l’infezione sessuale più diffusa

Uno studio congiunto inglese e danese lo ha per la prima volta testato con successo su alcune donne

Si aprono all’orizzonte speranze importanti per il trattamento della Clamidia. Come riportato da un articolo uscito recentemente sulla rivista scientifica The Lancet, un vaccino contro l’infezione sessualmente trasmissibile più diffusa al mondo ha passato i primi test su pazienti umani.

Le procedure di test appena citate sono state gestite tramite uno studio in doppio cieco che, con una durata compresa tra l’agosto 2016 e il febbraio 2017, ha preso in considerazione la situazione clinica di un gruppo di donne di età compresa tra i 19 e i 45 anni. Quelle assegnate casualmente al gruppo di somministrazione del vaccino tramite iniezioni, non hanno riportato alcuna reazione avversa seria (gli studiosi hanno riscontrato solo delle lievi reazioni a livello del sito di inoculazione).

Le equipe che hanno condotto lo studio, realizzato anche grazie ai finanziamenti della Commissione Europea e del The Innovation Fund Denmark, hanno definito il vaccino “sicuro e ben tollerato“. Questo trial, che ha visto il lavoro congiunto di studiosi attivi presso l’Imperial College di Londra e di un’equipe dello Statens Serum Institut di Copenaghen, è un passo in avanti molto importante contro un’infezione sessuale che può provocare conseguenze molto serie.

Come specificato nell’Annual Epidemiological Report 2017, pubblicato sulle pagine del portale Epicentro (curato dall’Istituto Superiore di Sanità e punto di riferimento dell’epidemiologia per la sanità pubblica), sia in Italia sia in Europa la Clamidia è diffusa soprattutto tra le giovani donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Se non trattata tempestivamente, può addirittura provocare sterilità.

Causata dal batterio Chlamydia Tracomathis, l’infezione si trasmette tramite rapporti vaginali, anali e orali. Nelle donne, si manifesta con l’insorgenza di perdite vaginali, di sanguinamenti intermestruali, di dolore dopo la penetrazione vaginale. Se viene diagnosticata in gravidanza è ancora più importante intervenire velocemente, dal momento che può essere trasmessa al nascituro.

La principale alternativa per la prevenzione dell’infezione è l’utilizzo del preservativo. L’Istituto Superiore di Sanità consiglia inoltre uno screening annuale a tutte le donne sessualmente attive sotto i 25 anni di età. Ricordiamo infine che per il trattamento della Clamidia è possibile fare riferimento agli antibiotici (anche durante la gestazione), che devono essere somministrati pure al partner a prescindere dalla diagnosi.

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