Cioccolato e caffè, forse li scegliamo (anche) in base ai geni

Sapevi che il cioccolato e il caffè li scegli in base ai geni? Non è solo una questione di gusto: la ricerca curiosa ci parla di noi

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Diciamolo. L’idea di iniziare la giornata senza la tazzina di caffè nero bollente per qualcuno è una vera e propria eresia, tanta è la necessità di cominciare con quel gusto unico. Allo stesso modo, spesso, non si resiste al gusto inconfondibile di un quadretto di cioccolato fondente. E frequentemente queste due abitudini viaggiano di pari passo. Si inizia con il caffè e si conclude la degustazione con il cioccolato. Ebbene, se amate caffè nero e cioccolato fondente sappiate che forse non è solo il gusto a guidarvi.

Pare infatti che esista anche una sorta di predisposizione genetica per queste bevande, che andrebbe addirittura a dominare il quadro oltre il gusto. Proprio grazie al “corredo” del Dna, quindi, ci sarebbe in alcune persone la capacità di metabolizzare più velocemente la caffeina con conseguente associazione del gusto amaro di caffè e cioccolato fondente ad una più efficiente e rapida risposta mentale. A dare queste nuova chiave di lettura del piacere della tazzulella o del cioccolato è una ricerca coordinata da Marilyn Cornelis, dell’Università Northwestern di Chicago, apparsa su Scientific Reports.

Tradizione di famiglia

Lo studio porta ad ipotizzare che sarebbe anche il Dna, oltre ad aroma e altre caratteristiche organolettiche, a guidare le nostre scelte e che queste, in base alla teoria, potrebbero trasmettersi tra genitori e figli. Stando all’interpretazione degli esperti ci sarebbero varianti genetiche legate al metabolismo più veloce della caffeina e non al gusto. Per questo meccanismo, quindi, ci sono persone che metabolizzano più rapidamente la caffeina e quindi hanno più intensi gli effetti stimolanti, che peraltro durano poco. E quindi, ci si ritrova nella necessità di consumare nuovamente caffè e cioccolato.

Secondo la Cornelis ci sarebbe quindi una sorta di “integrazione” che nasce anche dal Dna, che porta l’amarezza della caffeina ad essere una sorta di “segnale” in grado di riportare l’effetto psicostimolante. Quindi, si beve caffè e si consuma cioccolato fondente (anche) quasi sulla sorta di un’indicazione che arriva dal patrimonio genetico. La ricerca mostra che queste varianti genetiche possono essere utilizzate in modo più preciso per studiare la relazione tra caffè, cioccolato e benefici per la salute.

Cacao, cioccolato e salute

A prescindere dall’origine delle scelte, siano esse legate ad “indicazioni” genetiche o al gusto, all’aroma e al piacere del palato, ci sono comunque effetti positivi del consumo di cacao che vanno ricordati. Innanzitutto si tratta di un antidepressivo naturale perché stimola l’attività della serotonina, un neurotrasmettitore (sostanza che favorisce il passaggio dei segnali nervosi) implicato nella genesi della depressione.

Per qualcuno, particolarmente sensibile, si può ipotizzare anche una potenziale attività afrodisiaca, sia per quanto detto che per una possibile azione sull’enzima fosfodiesterasi di tipo 5, lo stesso su cui agiscono anche i farmaci, con conseguente azioni favorente il benessere sessuale maschile. Infine, come accade per il caffè e non solo, nel cioccolato ci sono la caffeina e la teobromina, sostanze responsabili del senso di “risveglio” che danno il caffè e il tè. Una barretta di cioccolato di 125 grammi potrebbe offrire tanta caffeina come una tazza di caffè.  Amaro, ovviamente. Lo dice il Dna.

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Cioccolato e caffè, forse li scegliamo (anche) in base ai geni