Cheratocono, come si riconosce e si affronta

Il cheratocono è una patologia progressiva della cornea che prova una riduzione della capacità visiva. Chi è più a rischio

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il cheratocono compare soprattutto nelle donne. E può iniziare fin da quando si è giovani. Si tratta di una patologia progressiva della cornea che causa l’assottigliamento e la deformazione della stessa anche in giovane età, provocando una riduzione della capacità visiva che può risultare anche grave.

Può esordire fin dalla giovane età e se non diagnosticato precocemente è un disturbo difficilmente trattabile se non con un intervento chirurgico. La diagnosi precoce consente di sottoporre i casi iniziali al trattamento stabilizzante detto “cross linking”, che permette in molti casi di arrestare il peggioramento evitando di ricorrere a chirurgia corneale maggiormente invasiva, come il trapianto corneale.

Cos’è il cheratocono

La lesione porta ad una deformazione a cono non infiammatoria, con progressivo assottigliamento e perdita di trasparenza della cornea, che conduce a un astigmatismo irregolare. La maggioranza delle stime riferisce una prevalenza di 50-200 casi per 100.000 e un incidenza (numero di nuovi casi per anno ) di 2 casi per 100.000 abitanti.

Nelle fasi iniziali la malattia può essere compensata con gli occhiali o le lenti a contatto, mentre nella forma avanzata l’unica soluzione è l’intervento chirurgico. Una percentuale limitata di pazienti può avere necessità del trapianto. La malattia predilige il sesso femminile, colpisce spesso entrambi gli occhi, soprattutto nel corso della seconda decade di vita.

Si è visto che la gravidanza e la menopausa possono causare una progressione della malattia. La comparsa di un disturbo visivo riferibile ad un astigmatismo in pazienti che non erano precedentemente astigmatici, deve spingere l’oculista a eseguire indagini diagnostiche per escludere la presenza di un cheratocono, specialmente se si tratta di una persona giovane.

La diagnosi e il ruolo della cornea nella visione

Nei mesi scorsi è stata condotta una campagna di prevenzione sulla malattia, che ha riguardato soprattutto i giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni e che non avevano mai avuto una diagnosi. “I risultati  – spiega Lucio Buratto, responsabile del Centro Ambrosiano Oftalmico che ha organizzato l’iniziativa dicono che, pur se ovviamente non si può parlare di dati statisticamente significativi, in circa un caso su dieci si è arrivati a sospettare un cheratocono, che l’82 per cento non presenta alterazioni riconducibili a cheratocono”.

Il bulbo oculare è una struttura fatta a strati e molto complessa. Sulla parte più esterna si trova la sclera, che appare bianca (eccezion fatta per l’iride)ed è quasi rigida. È questa membrana, a sua volta ricoperta da una sottile membrana di protezione, la congiuntiva, a conferire all’occhio la sua tipica forma ovale.

Più indietro la cornea, una specie di “finestra trasparente” che ricopre l’iride e lascia filtrare la luce in arrivo. Dietro alla cornea si trova il cristallino, una particolare lente che si adatta alla luce in arrivo, consentendo la messa a fuoco degli oggetti. Il secondo strato dell’occhio è rappresentato dalla coroide, entro cui si trovano i vasi sanguigni. Oltre a funzionare come “serbatoio” di sangue per l’occhio, la coroide impedisce alla luce di riflettersi nel bulbo oculare, falsando così le sensazioni visive. In profondità si trova la membrana più importante per la visione.

È la retina, entro cui si trovano le cellule nervose che hanno il compito di raccogliere gli stimoli visivi ed inviarli al nervo ottico, da cui poi giungeranno all’area visiva del cervello che li decodifica. Entro la retina, coni e bastoncelli hanno il compito di “captare” i segnali luminosi quando la luce è massima, durante il giorno, o al crepuscolo, quando l’intensità luminosa si affievolisce.

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