Carne di pollo e antibiotici, facciamo chiarezza

La carne di pollo è sicura? È sufficiente sapere che è allevata in Italia per mangiarla tranquilli? Le risposte

La carne di pollo è la più diffusa al mondo. In Italia negli ultimi 10 anni il suo consumo è cresciuto del +38%, con 15,33 kg pro-capite annui. Una ricerca della Doxa/Unaitalia rivela che è la carne preferita dalle donne, dai bambini e dagli sportivi, nonché da chi è attento alla linea. Del resto chi non ama il pollo al forno con le patate o la cotoletta di pollo? E cosa c’è di più facile e veloce di un petto di pollo in padella, condito con sale, olio, limone e un po’ di rosmarino?

Tutto il pollo consumato in Italia è allevato in Italia, essendo il Belpaese un grande produttore del settore avicolo. Ma questo ci basta per essere sicuri di ciò che mangiamo? Uno dei timori maggiori dei consumatori è legato al contenuto di antibiotici nella carne di pollo. Iniziamo dicendo che, a differenza di Canada e Stati Uniti, nel nostro Paese non è consentita la somministrazione di ormoni della crescita. Diverso il discordo degli antibiotici e dei farmaci in generale, che è consentito ma limitato a solo scopo curativo. Nonostante ciò, l’Italia è il terzo Paese dell’UE per utilizzo di antibiotici negli allevamenti. Dopo tale somministrazione, però, l’animale è interdetto alla macellazione per un determinato periodo, a scopo di assicurare al consumatore che nella carne non ne siano presenti tracce. Questo però non basta.

A seguito dell’analisi 2016 di Altroconsumo su 40 petti di pollo, è emerso che nella maggior parte di essi sono state trovate tracce di Escherichia coli resistente agli antibiotici. In seguito a ciò, l’attenzione sulla carne di pollo è aumentata sensibilmente. La domanda diventa ovvia: perché l’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti è così massiccio? Il 4 ottobre 2017 il Tg1 ha mandato in onda un servizio sulla Carne di pollo dell’associazione Essere Animali. Girato a telecamere nascoste, mostra la triste realtà di alcuni allevamenti intensivi dove i volatili sopravvivono stipati l’uno sull’altro, incapaci di muoversi, maltrattati dagli operatori e macellati a soli 40 giorni di vita, il che comporta che debbano ingrassare alla velocità della luce. Tali condizioni li portano a essere più deboli e più soggetti alle malattie e questo rende necessaria la somministrazione di farmaci e antibiotici. Ricordiamo che la somministrazione eccessiva di antibiotici, nell’uomo così come negli animali, porta all’aumento delle resistenze batteriche. Tradotto in parole povere: gli antibiotici perdono di efficacia contro le infezioni.

Il Salvagente nel numero dell’ottobre 2017 ha bissato l’analisi di Altroconsumo, sebbene su un campione ristretto di 12 petti di pollo tra i più venduti nella grande distribuzione. Lo studio non ha rivelato tracce di contaminanti dannosi per la salute, né antibiotici o antiparassitari. L’anomalia evidenziata riguarda invece l’apporto di grassi elevato (anche 3,8 grammi per 100 di prodotto): la causa va ricercata nella selezione genetica che ha prodotto “super pulcini” a crescita rapida.

Il consiglio è come sempre di fare attenzione a ciò che comprate: leggerete bene le etichette. Negli ultimi mesi sono stati lanciati sul mercato diversi prodotti di carne di pollo antibiotic free fin dalla nascita, come segnalato da etichettatura volontaria del pollame di Unaitalia. E ricordatevi che, avendo una carica batterica molto alta, la carne di pollo va sempre consumata cotta e per cucinarla sono necessari degli accorgimenti, come vi spieghiamo in questa gallery.

Carne di pollo e antibiotici, facciamo chiarezza