Cancro, quando le donne malate scelgono terapie meno efficaci per paura di perdere i capelli

Quando si parla di cancro la paura più grande delle donne è quella di perdere i capelli tanto che arrivano a rifiutare le cure più efficaci per non affrontare questo problema

Quando si parla di cancro la paura di perdere i capelli è così forte che spesso le donne arrivano a rifiutare delle cure oppure a scegliere quelle meno efficaci pur di non dover affrontare questo problema. Lo svelano gli esperti che si sono confrontati nel corso della riunione annuale del Board Scientifico Il Corpo Ritrovato a Roma. Le terapie oncologiche, in particolare la chemioterapia, possono provocare diverse reazioni fisiche nelle persone che vengono colpite e avere un impatto pesante sulla qualità della vita.

“La chemioterapia, di norma, agisce distruggendo tutte le cellule – ha spiegato la dottoressa Adele Sparavigna Specialista in Dermatologia e Presidente dell’Istituto di ricerche dermatologiche Derming -, sia quelle cancerose che quelle sane. Le cellule normali più sensibili all’azione tossica della chemio sono quelle in rapida crescita. Dal momento che le cellule responsabili della crescita dei capelli tendono a dividersi molto rapidamente per riprodursi, esse possono essere frequentemente uccise dalla chemioterapia, causando l’assottigliamento dei capelli e, molto spesso, la caduta totale dei capelli, ovvero l’alopecia da chemioterapia”.

Solitamente questo problema si presenta dopo alcune settimane dall’inizio della cura e nella maggior parte dei casi è reversibile. L’alopecia permanente è piuttosto rara ed è stata riscontrata solamente in casi di assunzione di ciclofosfamide, thiotepa e carboplatino (CTC), dei medicinali utilizzati in caso di tumori maligni ematologici e trapianto di midollo. Solitamente già dopo alcune settimane dall’interruzione della terapia, i capelli e i peli iniziano a ricrescere, anche se il tempo di ripresa dipende sempre dalle dose di medicinali somministrati e dalla durata della chemioterapia.

Fra le soluzioni c’è l’utilizzo della parrucca, ma anche un ritrovato tecnologico costituito da una pelle di sintesi che viene modellata sul cranio del paziente e su cui vengono innestati dei capelli naturali. “Si chiama ‘epitesi del capillizio’ – ha spiegato la dottoressa Sparavigna – e permette un risultato molto confortevole ed esteticamente naturale: ondulazione, lunghezza, colore, calibro e verso del capello infatti sono uguali a quelli naturali del paziente”.

L’epitesi viene rimossa e igienizzata ogni tre settimane, ma per il resto la persona che lo utilizza può svolgere qualsiasi attività, andare dal parrucchiere, nuotare, farsi lo shampoo o fare sport.

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