Cancro, il casco salva-capelli per le pazienti in chemioterapia

Per salvare i capelli delle donne malate di cancro che si sottopongono alla chemioterapia, arriva un casco speciale

La perdita di capelli è uno tra i più evidenti effetti collaterali della chemioterapia. E, soprattutto per le donne, è motivo di grande sofferenza. Già costrette ad affrontare la preoccupazione della malattia, e a combattere contro paure e dolore, le pazienti – in una tanto delicata fase della loro vita – trovano spesso difficile accettare i cambiamenti fisici che un cancro inevitabilmente porta con sé. Ecco dunque che, il casco salva-capelli, gioca un ruolo fondamentale.

Grazie a questa invenzione, infatti, è oggi possibile preservare i capelli delle donne che si sottopongono alla chemioterapia per un tumore al seno. Cuffia in silicone morbido dall’effetto refrigerante, il casco salva-capelli viene applicato sulla testa della paziente prima, durante e dopo la somministrazione del trattamento: induce i piccoli vasi sanguigni che irrorano il bulbo pilifero a restringersi, ed evitano nella maggior parte dei casi la perdita dei capelli.

Secondo le ricerche pubblicate sul Journal of the American Medical Association, le donne che lo utilizzano vedono dimezzarsi la perdita di capelli. Oggi, il casco salva-capelli viene impiegato anche in diversi ospedali italiani, con risultati incoraggianti: circa la metà delle donne che lo hanno utilizzato non ha dovuto utilizzare la parrucca per mascherare gli effetti della chemioterapia. «Abbiamo testimonianze di grossa soddisfazione soprattutto da parte delle ragazze più giovani, che sono riuscite a salvare i capelli e a mantenere un’attività sociale del tutto simile a quella pre-diagnosi» ha dichiarato a Ravenna Today Claudio Dazzi, direttore del day hospital oncologico dell’Ospedale di Lugo, in provincia di Ravenna.

Si è dunque confermata l’efficacia del casco come antidoto alla perdita dei capelli, proprio grazie alla sua capacità di rinfrescare il cuoio capelluto: restringendo i vasi sanguigni, la quantità di farmaco che raggiunge questa zona è limitata, e così pure i suoi effetti collaterali come – per l’appunto – il danno alle cellule in divisione nei follicoli piliferi. Il tempo d’utilizzo? In genere, trenta minuti prima della chemioterapia, per tutta la sua sua durata e poi per almeno un’ora e mezza dopo.

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