Più cammini velocemente, più mantieni in forma il cervello

Chi cammina a passo spedito ha cuore e polmoni più efficienti. Non solo, mantiene giovane l'intero organismo. Cervello compreso

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Non basta camminare. Anche la velocità del passo nella mezza età è importante, visto che quanto più rapidi ci si muove, tanto più il cervello e l’intero organismo si mantengono giovani, riducendo l’impatto del tempo sul corpo.

D’altra parte chi cammina più lentamente tende ad accelerare i processi di invecchiamento. Insomma: pur senza adottare un contachilometri, non dimentichiamoci di quanto è importante camminare celermente. E se non lo avessimo presente, ecco che ad aiutarci arriva una ricerca dagli Usa, pubblicata su Jama Network Open, che mostra chiaramente come chi cammina più rapidamente nella mezza età “sente meno” gli anni.

Addirittura, secondo gli esperti, la misurazione del tempo di una passeggiata ed i chilometri percorsi a 45 anni potrebbe diventare uno strumento efficace per valutare il futuro delle attività cerebrali in età più avanzata. Secondo Terie Moffit della Duke University, docente di Psicologia e Neuroscienze oltre che tra gli autori dell’originale studio, “le persone che vanno lentamente hanno perduto una maggior quantità di volume cerebrale nella mezza età ed hanno prestazioni fisiche e mentali meno efficienti in confronto a chi invece tiene un ritmo di camminata più veloce”.

Quanto vale un passo veloce?

Ovviamente, quando si parla di velocità del passo, occorre sempre considerare questo parametro in relazione all’età. Nello studio, il confine tra lentezza e velocità è stato fissato intorno a poco più di un metro per secondo. Le persone di mezza età che vanno più lentamente in qualche modo mostrano i segni di un invecchiamento più rapido.

L’andatura più rapida, al contrario, è un indice che comprende un insieme di positività per l’organismo: chi si muove veloce ha cuore e polmoni più efficienti, una valida resistenza allo sforzo, una positiva capacità di reazione di muscoli, tendini ed articolazioni. Insomma presenta un corpo più tonico.

Lo studio ha preso in esame quasi 1.000 persone, nate tra il 1972 e il 1973, alla soglia dei 45 anni. Prima i partecipanti hanno camminato sulla strada al loro passo abituale, poi in modo più rapido possibile. In tutti è stata eseguita anche una risonanza magnetica cerebrale per rilevare segni precocissimi di decadimento cognitivo, oltre a una serie di test fisici e mentali. Risultato: nelle persone che avevano il passo più lento sono stati rilevati segni di invecchiamento precoce e più rapido.

L’attività fisica è una vera e propria terapia

Per mantenersi in forma, insomma, bisogna muoversi. Gli esperti di cardiologia preventiva, parlando di cuore, definiscono l’attività fisica regolare una cura a costo zero, cui nessuno di noi dovrebbe rinunciare già in chiave preventiva.

Meglio, poi, se la passeggiata o la nuotata o la gita in bicicletta vengono effettuate a ritmo sostenuto, ovviamente compatibilmente con gli sforzi che il corpo può sopportare. Quando siamo a riposo, infatti il corpo utilizza per produrre energia i cosiddetti substrati ossidabili, come glucosio e glicogeno.

In caso di attività fisica, invece vengono utilizzati i depositi di acidi grassi contenuti nelle cellule di tessuto adiposo e per questo lo sforzo favorisce la perdita di tessuto adiposo. Non solo: in chi è sovrappeso o addirittura obeso e non fa un’attività fisica regolare si ha un calo del metabolismo basale e quindi una perdita di massa magra, che viene sostituita da massa grassa peggiorando la situazione.

L’esercizio fisico oltre ad agire sul metabolismo a riposo, diminuendolo progressivamente, influenza anche la produzione di calore provocata dagli alimenti. Questo fenomeno, estremamente interessante sotto il profilo scientifico, è mediato da una serie di segnali ormonali specifici.

In particolare l’attività fisica regolare agisce direttamente sulla Corticotropina (CRF) che induce una riduzione delle calorie introdotte e un aumento del consumo di energia, al contrario del Neuropeptide Y che ha un’attività diametralmente opposta. Con l’esercizio fisico, quindi, si favorisce la sintesi di CRF e si consumano più calorie.

Per questo, muoversi regolarmente è una vera e propria panacea per tenersi in forma, aiutando cuore, articolazioni, polmoni e cervello a lavorare al meglio e contrastando anche il sovrappeso. Lo dicono le ricerche scientifiche: l’aumento dell’attività fisica da solo o in associazione a un trattamento dietetico consente di creare un deficit nel bilancio calorico e quindi di favorire il calo di peso.

In particolare con l’attività fisica si può ottenere un calo del 2-3 per cento del peso e dell’Indice di Massa Corporea. Inoltre l’attività fisica regolare favorisce la ridistribuzione del grasso corporeo, facilitando la perdita del grasso intraddominale considerato particolarmente a rischio per la salute.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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