Caduta dei capelli: quali esami fare e a chi rivolgersi

Se la perdita di capelli diventa consistente è bene rivolgersi al dermatologo e fare dei test mirati per capire se si tratti di alopecia androgenetica

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Cadono le foglie, in questa stagione. E quasi per natura, con l’autunno possono anche aumentare i capelli che si trovano sul cuscino o che rimangono attaccati al pettine o alla spazzola. Niente paura: è del tutto fisiologico perdere, ogni giorno, 50-60 capelli che nascono, crescono e muoiono secondo un ciclo ben preciso che ne assicura sempre il ricambio. Né bisogna spaventarsi troppo in questo periodo. In genere in primavera e in autunno  la capigliatura va incontro a un fenomeno simile alla “muta” del pelo degli animali. Ovviamente la situazione cambia se si creano spazi “visibili” sul cranio. Potrebbe trattarsi di alopecia androgenetica, che colpisce soprattutto ma non solo gli uomini e in loro può manifestarsi anche nell’età giovanile.

Attenzione al ciclo del capello

Questa forma di calvizie è determinata da diversi geni, che possono arrivare come predisposizione da uno dei genitori o da entrambi. Oltre all’ereditarietà, responsabili dell’alopecia androgenetica sono gli ormoni maschili, cioè gli androgeni. In ogni caso la malattia provoca una caduta lenta e impercettibile, ma irreversibile e quindi conviene agire prima possibile con l’aiuto del dermatologo, che può capire se davvero si tratta di questa forma di calvizie e arrivare alla diagnosi differenziale della perdita di capelli, comprendendo anche in quale fase di sviluppo si trova la maggior parte dei capelli.

Il ciclo di vita del capello è infatti diviso in tre fasi: anagen (crescita), catagen (involuzione), telogen (riposo): normalmente circa l’80 per cento dei capelli del cuoio capelluto, in un dato momento, si trova in fase anagen. I follicoli in questo periodo sono molto attivi e, conseguentemente, sono estremamente sensibili alle variazioni metaboliche.

I capelli hanno una fase di crescita relativamente lunga che può durare da 2 a 5 anni. Esiste una relazione diretta fra lunghezza del capello e lunghezza della fase anagen. Quindi, più a lungo dura la fase di anagen più il capello cresce. Chiaramente, anche la velocità di crescita è un fattore importante; la velocità di crescita tipica del capello è di circa 0,2 – 0,3 millimetri al giorno.

La fase di involuzione, o catagen, caratterizza l’inizio della regressione del ciclo del capello che conduce progressivamente all’arresto delle funzioni del follicolo. Normalmente pochissimi follicoli piliferi si trovano contemporaneamente in questa fase.

Infine c’è il telogen: è la fase di riposo del ciclo del pelo e meno del 20 per cento dei capelli si trova in questa fase. Il telogen dura circa tre mesi. Il passaggio in questa fase determina il blocco della crescita dei capelli. Il dermatologo, valutando lo stato dei capelli, può anche comprendere se davvero si tratta di alopecia androgenetica e non di altre forme di calvizie come il telogen effluvium che porta ad una diffusa caduta di capelli per il passaggio simultaneo di moltissimi follicoli dalla fase anagen alla fase telogen. Dopo circa tre mesi da questo episodio, si verifica una profusa perdita di capelli, soprattutto nelle zona delle tempie e del vertice del capo. In questo caso fortunatamente il problema non è cronico. Sotto, infatti, il bulbo sta producendo un nuovo capello al posto di quello caduto.

Tricogramma ma non solo

Capire la fase in cui si trova il capello è fondamentale. Per questo è d’ausilio il triogramma (nelle sue diverse modalità di effettuazione) per la cui esecuzione è sufficiente un microscopio. La procedura di analisi consiste nello strappo, da almeno due aree del cuoio capelluto (frontale ed occipitale), di circa una cinquantina di capelli che vengono poi sottoposti all’osservazione microscopica e distinti sulla base dell’aspetto delle radici in: anagen, catagen, telogen.

Poi ci sono altri test più specifici. Pensate ad esempio al “Pull test.” Consiste nell’afferrare una ciocca di circa 50-100 capelli fra il pollice e l’indice esercitando una trazione costante dall’emergenza del fusto del capello in senso distale, a livello delle zone frontale, parietale ed occipitale. Al termine di questa operazione vengono contati i capelli estratti. Se il numero è compreso tra 0 e 6 si considera il test normale, se invece è maggiore di 6 si deve sospettare un’anomalia nella caduta dei capelli. L’effettuazione di questo test deve tener conto di quando è stato effettuato l’ultimo lavaggio. Infatti, se i capelli sono stati lavati poche ore prima del test si avrà una riduzione nella conta dei capelli estratti.

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