Bronchioliti, influenza e bambini, come comportarsi con i virus di stagione

L'incidenza dell’influenza appare molto superiore rispetto allo scorso anno. Come rimediare e curarli al meglio

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il bicchiere si può vedere mezzo pieno, considerando che negli ultimi giorni la diffusione del virus dell’influenza stagionale pare essersi stabilizzata con un calo dei contagi tra i bambini piccoli, che comunque rimangono la fascia più colpita. Ma per chi non guarda la cosa con ottimismo, l’incidenza dell’influenza appare comunque molto superiore rispetto allo scorso anno e, come se non bastasse, ci sono altri virus respiratori, come quelli che causano le bronchioliti. Insomma, i virus circolano, a prescindere dal sars-CoV-2. Ed occorre conoscerli per affrontarli al meglio, proteggendo i bimbi.

Il virus respiratorio sinciziale

Quando parliamo di influenza, in genere tendiamo ad inglobare in questo termine anche gli effetti di altri virus. uno di questi, che circola regolarmente con la stagione fredda e quindi non va considerato una novità di quest’anno, è il virus respiratorio sinciziale. Colpisce prevalentemente i bambini sotto l’anno di età e si presenta con tosse e raffreddore. Perché non va sottovalutato? Perché in alcuni casi può evolvere in bronchiolite, un’infiammazione acuta di bronchi e bronchioli che può provocare ostruzione delle vie aeree con possibile comparsa di difficoltà respiratoria, e in alcuni casi sfociare in polmonite. Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente in poco meno di due settimane e senza conseguenze, ma se contratta nelle prime settimane di vita e in genere sotto i tre mesi, la malattia può richiedere il ricovero e ossigenoterapia ed essere potenzialmente rischiosa. Da qui l’allarme e la paura di molti genitori per la circolazione che vede, proprio in questi giorni, un picco di ricoveri nei reparti pediatrici e nelle terapie intensive di neonati e bambini molto piccoli colpiti proprio da bronchioliti e polmoniti causate dal virus respiratorio sinciziale. La differenza di quest’anno è che il virus in genere provoca le sue epidemie fra la metà di dicembre e fine gennaio, mentre quest’anno è arrivato in anticipo e in forma più violenta, complici sicuramente le misure di contenimento del Covid adottate lo scorso anno, che ne avevano bloccato la diffusione. “Essendo stati costretti a rimanere molto in casa, i bambini hanno avuto nell’ultimo anno una minor possibilità di esposizione alle infezioni virali e tutto questo ha reso più vulnerabile il loro sistema immunitario. Da qui si spiega l’aumento dei casi non solo di Covid e influenza, ma anche di virus respiratorio sinciziale in questa fascia di età” – spiega Fabrizio Pregliasco, Direttore scientifico di Osservatorio Influenza, Virologo, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano e Direttore Sanitario I.R.C.C.S. Istituto Ortopedico Galeazzi. Non bisogna comunque fare allarmismo, anche se è necessario tenere alta la guardia e non sottovalutare la comparsa dei primi sintomi. Cogliendo per tempo i segnali e con un pronto intervento pediatrico si può infatti evitare il ricovero in ospedale, che si renderebbe necessario in caso di peggioramento della respirazione. Ad oggi non è disponibile un vaccino per questo virus, ecco perché rimane fondamentale la prevenzione: gli esperti invitano gli stessi genitori a una maggior prudenza rispetto al passato, raccomando di evitare che i bambini frequentino luoghi affollati, che possono facilitare il contagio, ed entrino in contatto con persone che presentano sintomi respiratori, anche se si tratta di adulti. Questo perché, negli adulti, il virus sinciziale è responsabile di semplici raffreddori che invece nei piccoli e piccolissimi possono evolvere appunto in situazioni respiratorie anche severe. La prima protezione passa comunque dall’igiene primaria, con le stesse precauzioni che abbiamo imparato con il Covid: uso delle mascherine, se possibile anche per i più piccoli, distanziamento e lavaggio e igiene frequente delle mani”.

Proteggersi per l’influenza aiuta

Insomma, facciamo attenzione. E ricordiamo che i virus parainfluenzali sono molti e per loro non esiste possibilità di prevenzione vaccinale. Questa però c’è per i bambini se si parla di influenza. I dati epidemiologici sulla diffusione dell’infezione influenzale indicano una tendenza ad una rapida crescita dell’epidemia influenzale tra i bambini di età inferiore ai 4 anni e anche i casi di Covid nei bambini sono in aumento. Pertanto esiste il rischio che l’andamento epidemiologico di bronchioliti, Covid-19 e influenza possa mettere in crisi la capacità di assistenza della rete sanitaria pediatrica, già in grave difficoltà per le conseguenze indirette legate alla diffusione dell’epidemia da Covid-19 nella popolazione adulta. Ecco perché gli esperti, oltre alla prevenzione, raccomandano di vaccinare anche i bambini anche contro l’influenza.