Binge Drinking: i rischi del consumo smodato di alcol per chi vuole un figlio

Uno studio dimostra che aumentano i rischi di problemi di cuore nei futuri bebè se mamma e papà hanno l'abitudine di consumare elevate quantità di alcol

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Pensate alla gravidanza? Per qualche tempo, dimenticate gli alcolici o almeno evitate le overdose. La norma, e questa è la novità, non è valida solamente per le future mamme, ma anche per il partner.

Perché il “Binge Drinking” – così si definisce il consumo smodato di alcolici concentrato in determinati momenti della settimana, ad esempio nel week end – rischia di creare problemi non solo alla coppia, ma anche al nascituro. Non ci credete? Andate a leggere la ricerca condotta dagli studiosi della Xianova School of Public Health di Changsa in Cina, pubblicata su European Journal of Preventive Cardiology. Secondo lo studio, coordinato da Jiabi Qin, l’assunzione di alcolici prima del concepimento e per la donna anche nei primi mesi di gravidanza significa ridurre i rischi che il futuro bebè abbia problemi di cuore.

Attenzione quando si cerca un bimbo

Lo studio ha considerato come “Binge Drinking” l’assunzione di almeno cinque bevande alcoliche in un tempo ristretto ed ha dimostrato che gli effetti in termini di rischio di malformazioni al cuore sono addirittura superiori per i maschi rispetto alle femmine.

In particolare, questo tipo di consumo smodato e concentrato nel tempo nei tre mesi che precedono la gravidanza è risultato associato ad una crescita del rischio di cardiopatie congenite del neonato del 52 per cento per i padri e “solo” del 18 per cento per le madri. Il tutto, ovviamente, rispetto a non bere.

La lettura dei dati secondo Qin è estremamente interessante: se una coppia programma una gravidanza dovrebbe astenersi dagli alcolici per almeno sei mesi prima della fecondazione. Per le donne, l’astinenza dovrebbe iniziare prima e poi mantenersi almeno nel primo trimestre di gestazione.

Per giungere a queste conclusioni gli esperti cinesi hanno preso in esame più di 50 ricerche condotte negli ultimi trent’anni considerando una gran mole di dati: relativi a oltre 41.000 bambini con cardiopatia congenita e quasi 300.000 senza. Dall’analisi emerge che esiste un graduale aumento del rischio di malattie cardiache congenite con l’aumento del consumo di alcol da parte dei genitori, in particolare con la concentrazione dell’assunzione in poco tempo.

Cos’è il “Binge Drinking”

Si può tradurre con l’abitudine di consumare elevate quantità di vino, birra e liquori in poche ore, e tutte in una sera. Questo vizio può portare ad esiti drammatici per l’organismo, anche e soprattutto nei teenager.

“Il problema è molto semplice: da un lato c’è la sensazione di sentirsi “invincibili” quando si è adolescenti, dall’altro l’eventuale consumo di energy drink per essere sempre in forma durante le ore notturne amplifica questo effetto – spiega Andrea Ghiselli, Presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (SISA). A fronte di questa percezione errata, c’è però un dato scientifico inconfutabile. I giovani sotto i 16-18 anni non dovrebbero nemmeno toccare gli alcolici, a meno che non abbiano iniziato a bere prima dei 12 anni, perché i sistemi di detossificazione dell’alcol ingerito non sono ancora sufficientemente efficienti. Il risultato è che non si conoscono gli effetti dell’alcol, e quindi si è più a rischio di complicanze, che possono arrivare fino al quadro del coma etilico”.

Ora, grazie alla ricerca cinese, scopriamo anche che il rischio non si produce solamente nei più giovani, ma anche negli eventuali “eredi” incolpevoli.

 

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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