Batterio New Delhi: cos’è, sintomi e rischi

L'allarme è molto alto in Toscana, dove il batterio è stato diagnosticato in centinaia di pazienti ricoverati in ospedale

Da qualche mese a questa parte, in Toscana stanno destando forti preoccupazioni gli effetti del cosiddetto batterio New Delhi.

Per essere precisi, si tratta di un enzima prodotto da alcuni batteri intestinali. Noto con l’acronimo NDM (New Delhi Metallo beta-lactamase) ha la capacità di inbire l’azione di numerose varietà di antibiotici. Il problema è che tra questi è possibile annoverare anche i carbepenemici – Doripenem, Ertapenem, Imipenem, Meropenem – un classe di antibiotici che trova indicazione in caso di infezioni molto gravi. Per un approfondimento, consulta l’agenzia regionale di sanità della Toscana.

Il batterio, di cui ha parlato anche la testata Medical News Today, deve il suo nome al paziente 0 sfortunato protagonista della primissima identificazione (siamo nel 2008 e si parla di un cittadino svedese ricoverato a New Delhi). Quando si cita il NDM, si inquadra quella che gli esperti hanno definito come una nuova forma di antibiotico-resistenza. Al centro dell’attenzione ci sono batteri che vivono senza problemi nell’intestino umano, almeno fino a quando non entrano in contatto con i principi attivi di determinate tipologie di antibiotici.

Come già detto, ultimamente sta facendo molto parlare per via della sua presenza in Toscana. L’allarme ha avuto inizio nel mese di novembre del 2018. Da allora e fino alla fine del mese di agosto, la presenza del batterio è stata individuata nei campioni ematici di 75 persone. Il batterio New Delhi, la cui presenza è associata a un rischio di mortalità del 40%, non è per ora considerabile come il principale fattore causale dei 31 decessi tra i 75 soggetti sopra ricordati. Fonti ufficiali della Regione Toscana hanno infatti specificato che l’infezione potrebbe rappresentare solo una concausa.

Il batterio New Delhi, la cui diffusione avviene per contatto, manifesta la sua presenza con sintomi simili a quelli di altre infezioni sistemiche. In questo novero è possibile includere la febbre, l’insorgenza di infezioni a carico delle vie urinarie, la presenza di eruzioni cutanee e i forti dolori al torace.

Cosa è stato fatto fin ad ora per contrastarne la diffusione del batterio? Fini dai mesi di marzo e aprile, il problema in Toscana è stato affrontato nel corso dei tavoli regionali legati al Piano Nazionale di Contrasto all’antimicrobico-resistenza.

Lo scorso mese di maggio è stata aperta un’unità di crisi e le AUSL hanno dato il via a screening attivi finalizzati al controllo dell’evoluzione della situazione. Grazie a questo approccio, che si concentra molto sul monitoraggio dei pazienti ricoverati presso i reparti di terapia intensiva, è stato possibile individuare al momento oltre 700 individui portatori del ceppo tra i degenti degli ospedali della Regione.

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