Chi balla si tiene in forma ai tempi del coronavirus Sars2-CoV-19

Il ballo, a prescindere dall'età, è un alleato portentoso della salute del corpo e della mente

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

DiLei ve lo dice da sempre: per stare bene bisogna ballare. Ma non bisogna mai dimenticare che ogni danza impegna muscoli e articolazioni diverse e soprattutto fa consumare energia in modo più o meno spinto. E allora, se siete pronte per una lezione di ballo, in senso scientifico, preparatevi: con la musica giusta e un esercizio “su misura” si possono davvero fare miracoli per il corpo e per la mente. Anche in un periodo di lockdown come questo che ci obbliga -giustamente – a rimanere a casa per combattere i rischi di diffusione del coronavirus.

Perché ballare fa bene

Frequentare le piste o le discoteche oggi è impossibile. Probabilmente lo sarà ancora per un po’ di tempo. Questo non significa che non sia possibile allenarsi a casa. Grazie alle app, ai videogames che scorrono sulla smart-tv o più semplicemente ai classici strumenti di diffusione del suono è possibile dare vita a delle vere e proprie “sessioni” di ballo anche a domicilio, realizzando quella che gli esperti fisiatri definiscono fisioterapia leggera.

Ballando infatti si realizzano movimenti dolci ed armonici, perché il ritmo musicale favorisce lo stimolo della motilità automatica e crea meccanismi neuromotori di prevenzione aiutando a controllare meglio l’equilibrio, a correggere la postura “obbligata” dal divano e la stessa fisiologia del camminare.

Il motivo di questi mutamenti? Quando si balla, corpo e mente diventano una cosa sola grazie all’azione di un unico collante, rappresentato dal ritmo della musica. A differenza dei classici esercizi di fitness guidati dalle note che corrono sul pentagramma, tuttavia, i movimenti non sono meccanici. Chi balla va sempre più in profondità con i gesti, che progressivamente diventano sempre più marcati e, soprattutto, interpreta quanto la musica riporta.

Come se non bastasse, per chi è allenato il ballo diventa una vera e propria attività fisica, peraltro molto più coordinata e coinvolgente di quanto avviene negli sport più diffusi. La base del ballo è infatti la stessa del gesto sportivo. Servono muscoli forti per saltare e fiato per portare a termine le coreografie.

Ogni tipo di danza impegna il fisico in modo totale ma diverso a seconda del ballo. Fondamentale è ricordare che quando si balla si impiegano muscoli che nella vita di ogni giorno vengano bellamente trascurati. L’effetto positivo è quasi immediato.  Già dopo pochi secondi dall’inizio delle danze inizia a migliorare la coordinazione motoria, attraverso un’amplificazione dell’attività del cervelletto, l’organo deputato tra l’altro al mantenimento dell’equilibrio. Altrettanto rapidamente cambia la postura, perché i muscoli delle gambe iniziano a tonificarsi e anche gli addominali incrementano la loro attività metabolica, con evidenti ripercussioni pure sul benessere e sul controllo del peso.

Quanto aiutano i ritmi sudamericani

Muoversi a tempo di musica, passando dal liscio alla disco-dance, significa quindi star meglio con se stessi. Se poi volete qualche consiglio specifico, in particolare per prepararvi all’estate,  nella vostra sessione di ballo a domicilio inserite anche i ritmi latino-americani che possono aiutare chi punta a rimettere a posto i glutei un po’ troppo abbondanti e poco tonici. Se dovete fare i conti con un leggero mal di schiena, invece, niente di meglio dei movimenti flessuosi e lenti del tango argentino. Infine, se avete bisogno di rinforzare gli addominali indeboliti dalla sedentarietà, puntate sulla rumba.

Nei balli caraibici e latino-americani, in particolare, le gambe tendono ad essere leggermente piegate. Questa posizione induce a respirare in modo più profondo e rilassato, “di pancia”; inoltre l’inclinazione della pelvi in avanti lascia più spazio al diaframma che così è maggiormente libero di muoversi e fa espandere del tutto i polmoni, con il doppio vantaggio di aumentare l’ossigenazione e di non affaticarsi troppo.

Alla fine, quindi, anche se si muovono le gambe, le braccia, la pancia e la schiena, è il cervello che decide tutto. E proprio per chi si sente giù di morale in questo periodo, un aiuto arriva dalla “Hip-Hop Psych”, una corrente scientifica che è stata efficacemente descritta qualche tempo fa sulla rivista scientifica Lancet Psychiatry: alcuni scienziati hanno studiato attentamente i ritmi di Kendrick Lamar, arrivando a dire che potrebbero essere d’aiuto a chi fa i conti con l’umore nero. Oltre al fisico, insomma, la giusta danza può anche influire sul morale. Ma questo, già lo sapevamo!

Ecco perché fa bene ballare

  • Potenzia i muscoli: ogni danza fa lavorare specifici gruppi muscolari, spesso poco impiegati nelle attività di ogni giorno. Così si guadagna in forza e si può aumentare il dispendio calorico.
  • Migliora la coordinazione: fondamentale a tal proposito è l’incremento dell’attività del cervelletto, la struttura situata nella parte posteriore del cervello deputata al mantenimento dell’equilibrio. Il ballo, grazie al rinforzo muscolare, aiuta anche a cambiare la postura.
  • Favorisce la respirazione: durante alcuni balli, come quelli tipici del sud-America, si piegano le gambe e si respira più a fondo, migliorando i livelli di ossigenazione dell’organismo.
  • Aiuta il cervello: a tutte le età ballare significa aumentare le capacità del cervello, mantenendolo in forma. Secondo alcuni studi, ballare regolarmente riduce di quasi tre quarti il rischio di malattie neurodegenerative.
  • Fa calare di peso: novanta minuti passati a ballare, più o meno, corrispondono a più di due ore di corsa lenta in città. Balli particolarmente impegnativi come la capoeira possono portare a bruciare anche 500-600 calorie l’ora.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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