L’attività fisica protegge e migliora anche il cervello

L'attività fisica regolare aiuta la memoria dei muscoli e mantiene in forma il cervello. Uno studio rivela l'effetto positivo di particolari vibrazioni

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Muoversi, anche quando non fa proprio caldo, fa bene. E non bisogna fermarsi se si è abituati all’attività fisica regolare, ottima abitudine. Altrimenti rischiamo di avere i muscoli “smemorati”. Eh già: anche i muscoli hanno la loro memoria. E grazie a questa capacità di “ricordare”, con i giusti stimoli, mantengono in forma anche il cervello, migliorando la resistenza alla fatica, la coordinazione e la precisione nei movimenti.

E non solo nei giovani, ma anche nelle persone che debbono fare i conti con problemi neurologici, come ad esempio la malattia di Parkinson. La “memoria” dei muscoli è una realtà scientifica documentata sulla rivista  Frontiers in Physiology grazie a studi su animali e su cellule muscolari.

In pratica nei muscoli ci sarebbero particolari strutture, chiamate mionuclei, che consentono di “ricordare” quanta attività si è fatta e che quindi riattivano più rapidamente il sistema muscolare dopo un piccolo trauma e non solo.

Per questo mantenere in allenamento e riabilitare in caso di stop è fondamentale. Ma non basta. Una ricerca condotta da un tema dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma e Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, dimostra che un aiuto può venire da particolari vibrazioni, sia per chi ha bisogno di riabilitazione sia per chi semplicemente si dedica regolarmente all’attività fisica.

Come funzionano le “vibrazioni”

Lo studio – i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Biology of Sport – è stato coordinato dal Guido Maria Filippi, Dipartimento di Neuroscienze  dell’Università Cattolica, campus di Roma in collaborazione con Luigi Fattorini e Angelo Rodio delle Università Sapienza di Roma e di Cassino.

“In questo studio – spiega  Filippi – abbiamo voluto testare gli effetti in un esercizio ad alta intensità, in grado di chiedere allo stesso tempo esplosività e resistenza. Migliorare entrambi, con lo stesso training è considerato molto difficile e richiede faticosi allenamenti di diverse settimane. Ricerche precedenti indirizzavano verso questa possibilità. I dati hanno pienamente confermato l’ipotesi”.

Le implicazioni appaiono importanti: oltre che nello sport, anche nella riabilitazione. Nei deficit motori, negli anziani si assiste infatti a deficit di coordinazione, forza, potenza, resistenza, causa di disabilità e perdita di qualità della vita.

Il trattamento consiste in sequenze di micro-allungamenti-accorciamenti (0,5 mm circa) del muscolo 100 volte al secondo per 30 minuti al giorno (divisi in 3 sequenze da 10 minuti ciascuna, intervallate da pochi secondi di intervallo), per 3 giorni consecutivi. Il paziente percepisce solo una leggera vibrazione. Il muscolo trattato nello studio era il quadricipite, ovvero il muscolo principale della coscia.

Lo studio ha coinvolto 28 soggetti di età media 25 anni (l’intensità dello sforzo imposto richiedeva individui giovani e sani), che, prima e dopo essere stati sottoposti al protocollo, hanno eseguito un test chiamato “test multipli di Wingate” che consiste nel pedalare, eseguendo 5 sprint massimali di 10 secondi ognuno contro una resistenza inserita improvvisamente e proporzionata al soggetto (7,5% del suo peso), ogni sprint era intervallato da una pedalata leggera di 50 secondi. Al soggetto viene chiesto di fare il massimo sforzo possibile.

Così il muscolo parla al cervello

La stimolazione si applica sul muscolo. Ma questo diventa solo una sorta di interfaccia per “parlare” alle reti nervose della corteccia del cervello e modificarle (come dimostrato in precedenza grazie a studi effettuati su pazienti sani e neurologici).

Lo stimolo di 100 micro-allungamenti-accorciamenti al secondo è in grado di attivare una molteplicità di sensori nervosi posti nel muscolo che rispondono con una sequenza di segnali a 100 al secondo. Questi segnali sono portati alle reti nervose che controllano il muscolo e ne ottimizzano il funzionamento.

L’effetto della stimolazione perdura nel tempo: tecnicamente si tratta di un “potenziamento a lungo termine” delle reti nervose deputate al controllo motorio.  I partecipanti sono stati testati fino a 15 giorni dalla fine del trattamento, con risultati che tendevano a crescere.

La procedura è praticamente priva di effetti collaterali, è rapida e del tutto indolore, trova applicazioni molto estese, sostanzialmente per qualunque deficit motorio, sono escluse solo patologie come le distrofie muscolari e il Parkinson.

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