Asma grave, così la fame d’aria cambia la vita

L'asma grave comporta sintomi persistenti e difficili da controllare. Questa patologia condiziona in modo importante la vita di chi ne soffre

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Affanno, mancanza di respiro, incapacità di riempire i polmoni. Chi soffre di asma conosce bene queste sensazioni, che in alcuni casi – dal 3 al 10 per cento dei malati in base alle diverse statistiche – possono diventare difficili da controllare con le comuni terapie. In queste circostanze si parla di asma grave. La scienza oggi sa sempre di più di questa patologia e di come si origina e sta mettendo a punto contromisure sempre più efficaci e mirate per ogni singolo caso.

Quando si parla di asma grave

Chi affronta questa patologia può vivere nel timore che arrivino senza preavviso i cosiddetti “attacchi”, che spesso portano all’utilizzo continuo di cortisonici o addirittura costringono a correre al pronto soccorso. Per parlare di asma grave, in ogni caso, occorre che i sintomi siano gravi e persistenti, difficili da controllare sia con la terapia standard a base di cortisonici inalatori sia con l’aggiunta di quelli orali.

Ma quanto “pesa” la malattia su chi ne soffre e sulle famiglie?  Secondo una ricerca condotta su pazienti con asma grave da Doxa Pharma il 96% degli intervistati ritiene che la patologia condizioni in maniera importante la propria quotidianità, limitando soprattutto in ambito lavorativo e nella vita sociale: il 69% riporta di dover rinunciare allo sport almeno una volta al mese, il 65% di assentarsi dal lavoro almeno qualche giorno al mese e l’85% di avere un impatto negativo sulla performance lavorativa, a causa dello scarso riposo notturno per via dei sintomi (per il 44%) , mentre il 59% la ritiene fonte di stress, motivazione per cui 1 paziente su 2 sceglie di non frequentare luoghi affollati. Tutto questo si accompagna a sentimenti di frustrazione e depressione nel 50% del campione.

Le preoccupazioni e le limitazioni di chi vive con asma grave si spostano in modo trasversale all’età e non trascurano neanche i più giovani. Anzi, proprio a causa della particolare fase della vita che gli adolescenti attraversano, è più forte l’esigenza di essere accettati e compresi, e il peso della discriminazione nelle relazioni esterne alla famiglia è di grande impatto: sono infatti i più giovani a vivere l’asma grave con maggiore disagio, percependo, nel 53% dei casi, una sensazione di impotenza nei confronti della patologia.

“L’asma grave ha un significativo impatto sulla qualità di vita degli adolescenti che tendono a rifiutare l’idea di essere ‘malati’ e a nascondere la propria condizione per timore di essere allontanati dalla propria cerchia di amici o conoscenti – commenta Giorgio Piacentini, Professore Ordinario di Pediatria, Università di Verona e Presidente Nazionale SIMRI, Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili. Di conseguenza, la diagnosi e la terapia in questa fascia di età risultano più difficili, comportando un peggioramento della mortalità e della morbilità dell’asma, specie se grave. Pertanto, l’approccio a questi pazienti deve essere personalizzato, con una particolare attenzione alle loro specifiche caratteristiche emotive e psicologiche, nonché allo stile di vita e al contesto personale e familiare.”

Le strade della ricerca

“Molte persone che soffrono di asma grave tendono a sottovalutare la propria patologia, intervenendo spesso con cicli di corticosteroidi che, non solo non controllano l’infiammazione, ma spesso producono seri effetti collaterali anche permanenti” – commenta Francesca Puggioni, Caposezione ImmunoCenter, Vicedirettore Medicina personalizzata Asma e Allergologia, Humanitas Research Hospital.

“Le conseguenze sono riacutizzazioni sempre più frequenti e un rimodellamento delle vie aeree che, a sua volta, comporta una riduzione permanente della funzione polmonare e nuovi attacchi sempre più frequenti e gravi. Un controllo precoce e prolungato dei sintomi è quindi necessario per interrompere questo circolo vizioso che porta all’insufficienza respiratoria e alla perdita di controllo sulla propria vita.”

I progressi della ricerca scientifica sull’asma hanno consentito di determinare come, nel 50-70% dei casi, alla base delle forme gravi vi sia un’infiammazione di tipo 2,  dovuta alla reazione del sistema immunitario a fattori scatenanti, quali allergeni, virus o batteri, e che determina la gravità e la persistenza dei sintomi dell’asma.  Si è inoltre compreso che la stessa infiammazione di tipo 2 è la causa sottostante di altre patologie che spesso coesistono nel paziente con asma grave, come dermatite atopica, o poliposi nasale.

“L’infiammazione di tipo 2, caratterizzata dal rilascio delle citochine IL4, IL-13 e IL-5, gioca un ruolo centrale nell’asma grave, in quanto queste citochine sono responsabili di una vera e propria cascata infiammatoria alla base dei principali sintomi dell’asma grave – continua l’esperta. Poter controllare questa infiammazione grazie a nuove terapie mirate, agendo in particolare sulle citochine IL-4 e IL-13, consente di ridurre i livelli dei marcatori biologici responsabili dell’infiammazione di tipo 2. In aggiunta, poter agire su questi meccanismi immunologici, comuni anche ad altre patologie, ci premetterà di controllare non solo l’asma grave, ma anche le altre malattie spesso coesistenti nel paziente.”

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