Artrite reumatoide, perché la mattina le articolazioni sono più rigide

Un team di studiosi dell'Hospital for Special Surgery di New York ha provato a rispondere a questo interrogativo

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Il mattino ha l’oro in bocca, dice il proverbio. Ma non per tutti. Per le persone – si tratta soprattutto di donne – che debbono fare i conti con l’artrite reumatoide, proprio nelle prime ore del giorno la sensazione di non riuscire a muovere come si vorrebbe le articolazioni, in particolare quelle più piccole (p.e. a livello della mano), diventa molto più forte.

Il contrario si verifica quando si soffre di artrosi: nel caso di questa malattia degenerativa, infatti, i dolori in genere si fanno più pesanti da sopportare dopo che si sono compiuti degli sforzi durante la giornata. Oggi la scienza lancia un’ipotesi suggestiva sui motivi per cui l’artrite reumatoide porta ad avere le articolazioni rigide la mattina. Tutto sarebbe legato ad uno specifico meccanismo, scoperto negli USA.

I segreti nella membrana sinoviale

All’interno dell’articolazione esiste la sinovia, ovvero la “striscia” di tessuto che ricopre internamente l’articolazione stessa. Quando questa risulta infiammata, come accade nel caso dell’artrite reumatoide, questa membrana tende a gonfiarsi e a rilasciare liquido, che concorre a far gonfiare l’intera articolazione interessata.

A spiegare come questo meccanismo possa influire sull’intensità dei disturbi la mattina ci ha pensato una ricerca condotta all’Hospital for Special Surgery di New York che è andata a studiare la sinovia sotto l’aspetto della sua struttura e delle sostanze che in essa intervengono. Lo studio, apparso sulla rivista Arthritis & Rheumatology, ha preso in esame poco meno di 200 persone con diagnosi di artrite reumatoide.

Sotto la lente di ingrandimento sono finite soprattutto le persone che avevano maggiori difficoltà a rilassare le articolazioni la mattina. Il dato più importante che emerge dallo studio, in ogni caso, è la presenza in quasi tre malati su quattro con questo problema specifico di due elementi: la presenza di globuli bianchi neutrofili, particolari cellule che tendono ad infiltrare i tessuti in caso di infiammazione per poi degenerare, e soprattutto di fibrina, una particolare proteina che entra in gioco nel processo di coagulazione del sangue.

Ebbene, stando allo studio – che ovviamente ha preso in esame altri parametri tipici dell’infiammazione andando ad analizzare proprio la membrana sinoviale – sembrerebbe che la presenza contemporanea di globuli bianchi neutrofili e di fibrina rappresenti un meccanismo chiave per spiegare la maggior rigidità mattutina, visto che proprio in chi presentava questa situazione, sotto l’aspetto clinico, la rigidità nelle prime ore della giornata è risultata maggiore.

Secondo gli esperti americani, alla base di questa associazione “pericolosa” potrebbe esserci il fatto che di notte, visto che si sta fermi, la fibrina si accumula più facilmente in corrispondenza della membrana sinoviale. In questo frangente, potrebbe essere “aiutata” dalla presenza proprio dei globuli bianchi specializzati, che potrebbero “mutare” diventando un vero e proprio “collante” per la fibrina stessa. Questa ipotesi, che ora va ulteriormente provata, potrebbe in futuro dare il via ad una serie di ricerche per trovare terapie mirate proprio su questo specifico meccanismo.

L’importanza di riconoscere presto la patologia

La malattia interessa diverse articolazioni – tre o più – e tende a manifestarsi simmetricamente. Ha un andamento cronico. Le sedi più colpite sono: mani, polsi, gomiti, ginocchia, caviglie e piedi. I segni classici sono quelli dell’infiammazione come tumefazione e gonfiore articolare, difficoltà nei movimenti e dolore. Inoltre, possono comparire febbre, astenia e anemia.

Negli ultimi anni, grazie alla disponibilità di farmaci sempre più mirati, ci sono maggiori opportunità di cura e soprattutto è aumentata la possibilità di trattare in modo specifico ogni persona, in una logica di terapia personalizzata, che può consentire di modificare, in molti casi, l’evoluzione invalidante della malattia.

Ma ciò che più conta, in tutti i casi, è arrivare prima possibile alla diagnosi: riconoscere precocemente la patologia significa impostare prima il trattamento e controllare meglio il quadro.

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