Artrite reumatoide, dalla giovinezza alla menopausa: un unico centro per le donne

Nell'artrite reumatoide e nelle malattie reumatiche un ritardo nella diagnosi si traduce in un aggravamento del quadro. Un progetto per abbattere i tempi

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Arrivare presto, in medicina, è sempre importante. Ma nel caso dell’artrite reumatoide e delle altre malattie reumatiche un ritardo nella diagnosi si traduce in un aggravamento del quadro e nella necessità di avere approcci di cura specifici. Una risposta, almeno in senso organizzativo, arriva dal progetto che parte a Milano grazie all’alleanza tra ASST Gaetano Pini- CTO ed Università. Si chiama “La Reumatologia da zero a cento” e mira a seguire nel tempo chi soffre di queste malattie, cercando anche di anticipare il riconoscimento dell’artrite reumatoide.

La diagnosi deve essere anticipata

È strettamente fondamentale che la diagnosi arrivi il più presto possibile. L’obiettivo del progetto è che arrivi sotto il ritardo medio attuale, quindi sotto i sei mesi. Si punta ad arrivare entro i tre mesi. La diagnosi precoce è fondamentale ed è un obiettivo primario del progetto da zero a 100.

In media i ritardi delle diagnosi variano dai sei mesi all’anno e mezzo, per una serie di motivi legati alla complessità di queste malattie e alla transizione fra pediatra e medico di base che crea un “vuoto” anche diagnostico. Un bambino che entra nel Progetto “Da zero a cento” potrà ora contare non solo su un team multidisciplinare di esperti (dagli ortopedici agli oculisti), coordinato dal reumatologo pediatra, ma anche sulla continuità di cure, di condivisione delle informazioni cliniche e psicologiche che lo riguardano fino all’età adulta e anche dopo.

“Stiamo dando una svolta al problema del momento della transizione in modo indolore, evitando interruzioni e rivoluzioni di struttura e di riferimenti – fa sapere Rolando Cimaz, Responsabile Unità Operativa Complessa di Reumatologia Pediatrica dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. Chi diventa adulto di solito si trova spiazzato, perché per la sua malattia passa repentinamente dalla gestione dei genitori a una gestione più e più autonoma della malattia. Anche le terapie posso cambiare, come i referenti, che di solito sono in un altro ospedale rispetto a quello di riferimento pediatrico, e sarà poi il medico di base, che non è sempre preparato in questo campo così specialistico, a diventare il nuovo pediatra”.

Questo passaggio purtroppo può condurre a diagnosi ritardate (dai 6 mesi all’anno e mezzo di media), ma anche all’abbandono delle terapie in atto. Si calcola che, se non curate adeguatamente e in tempo, in 10 anni la metà delle forme più gravi portano a invalidità permanente. Nel caso dell’artrite reumatoide, l’inabilità nelle mansioni giornaliere e nel lavoro colpisce il 50 per cento dei pazienti. Negli over 60 la più frequente forma reumatologica è l’artrosi (più di 4 milioni di pazienti), per gli under 50 l’artrite reumatoide (0,5 per cento) e per i giovani sotto i 16 anni l’artrite idiopatica giovanile (incidenza di 1 a 1000). Come un cerchio che si chiude, i principali segni di una malattia reumatica toccano tutte le fasce di età con gli stessi sintomi: rigidità al mattino, impaccio nei movimenti, zoppia, non sempre dolore. E la peculiarità è che colpiscono nello stesso modo tutte le età.

L’importanza di seguire la donna nel tempo

“La reumatologia “Da zero a cento” è un progetto, unico nel suo genere in Italia, che oggi diventa realtà. Ha come obiettivo quello di prendere in carico i pazienti affetti da malattie reumatologiche seguendoli con continuità clinica nella gestione e nell’accudimento del paziente dall’anno zero, appunto, fino all’età avanzata, nella stessa struttura ad alta specializzazione – spiega Roberto Caporali, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia Clinica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. Sono dunque due le anime: quella della cura dei bambini e quella della cura degli adulti, dove abbiamo messo tutta la nostra esperienza, quella del Gaetano Pini di Milano come ospedale e dell’Università di Milano”.

Particolare attenzione, a detta degli esperti, va prestata alla gravidanza. “Chi soffre di artrite reumatoide, e più in generale di malattie autoimmuni, durante la gestazione non va autonomamente in remissione – riprende Caporali. Si stima che il 30-35 per cento delle donne possa addirittura peggiorare in questo periodo. Per questo è importante la programmazione di una gravidanza e per questo va proposto un counselling mirato, perché occorre che la giovane abbia tutte le informazioni necessarie e che queste inizino già quando si parla di contraccezione, ovvero quando la bambina o la ragazza diventano adulte”.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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