Alzheimer, tutto quello che dovete sapere: sintomi, fasi, cause, prevenzione, assistenza

In Italia le persone colpite sono oltre 600mila. Come accorgersi dell'insorgenza della malattia? Quali test fare e a chi rivolgersi per ricevere supporto? Rispondiamo a alle domande più frequenti

Letale e silenzioso, l’Alzheimer colpisce sempre più persone e ad oggi non esiste ancora una cura definitiva che consenta di prevenire e arginare questo problema. Il morbo di Alzheimer è esploso negli ultimi 20 anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione.

Cos’è l’Alzheimer e quali sono i sintomi

Si tratta di una patologia neurodegenerativa e progressiva che causa un declino crescente delle capacità cognitive. Tutto inizia dalla memoria, che viene compromessa nei soggetti colpiti, poi la malattia progredisce, rendendo la persona sempre meno autonoma. I sintomi sono vari e cambiano a seconda delle fasi. Inizialmente si dimenticano le cose, si avvertono vuoti di memoria e ci si sente confusi, poi subentra l’apatia, caratterizzata da una perdita dell’appetito e degli interessi. Questi campanelli d’allarme vengono spesso ignorati, in quanto non causano grandi fastidi alla quotidianità della persona e spesso vengono associati allo stress o alla stanchezza. Nelle prime fasi inoltre il cambiamento di comportamento nei confronti dei familiari viene spesso sottovalutato, anche se è una spia che qualcosa non va. A rendere più complicata una diagnosi di Alzheimer c’è la consapevolezza che questa patologia, così complessa, ad oggi è ancora poco conosciuta dagli scienziati.

Le fasi dell’Alzheimer

Fase 1: Il paziente non mostra sintomi.
Fase 2: Il paziente mostra un declino cognitivo molto lieve, facilmente associabile all’età. Nemmeno il medico potrebbe accorgersi che si tratta dell’insorgenza della malattia.
Fase 3: Il paziente mostra un declino cognitivo lieve che inizia a essere notato anche da chi gli sta accanto. Dimentica cose e nomi, ha difficoltà nel parlare, perde gli oggetti.
Fase 4: Il paziente mostra un declino cognitivo moderato, che tradotto significa che si dimentica cose successe di recente come cosa ha mangiato a pranzo. Fatica a fare calcoli aritmetici mentali o contare a ritroso. Fatica a gestire le incombenze amministrative domestiche, gestire il danaro. Si chiude in se stesso.
Fase 5: Il paziente mostra un declino cognitivo moderatamente grave. Le lacune riguardano anche eventi personali del passato. Potrebbe dimenticarsi per esempio che i suoi genitori sono morti o scambiare la propria figlia per sua sorella. Potrebbe dimenticarsi quanti anni ha e dove vive, non riconoscere il posto dove si trova. Fatica a vestirsi da solo in modo adeguato.
Fase 6: Il paziente mostra un declino cognitivo grave. Ha sempre più bisogno d’aiuto per svolgere azioni quotidiane come lavarsi, vestirsi, mangiare. Confonde i volti delle persone, anche di quelle che lo assistono. Il sonno diventa irrequieto, a volte non dorme di notte. Può avere difficoltà a controllare la vescica o l’intestino. Se lasciato solo può perdersi. Nasconde le cose (le chiavi, i soldi, nel timore che qualcuno gliele rubi). Diventa sospettoso e può essere aggressivo. Si possono notare movimenti incontrollati o ripetitivi come torcersi le mani.
Fase 7: Il paziente mostra un declino cognitivo molto grave. Mangia e va in bagno solo se assistito, i muscoli diventano rigidi e soffre di disfagia, ovvero ha difficoltà a deglutire. Spesso una persona sola non è sufficiente per alzarlo da letto o lavarlo. Si tratta della fase finale della malattia.

Quando si manifesta e quali sono le cause

Nella maggioranza dei casi la malattia si presenta dopo i 70 anni. L’Alzheimer precoce si manifesta invece tra i 35 e i 60 anni. Le cause sono ancora ignote. Esistono però diversi fattori di rischio che sono la genetica, ma anche l’ipertensione, il colesterolo alto, l’abuso di droghe, alcol e fumo, una dieta sbagliata e l’esposizione continuata a fitofarmaci utilizzati nell’agricoltura. L’Alzheimer non è normalmente una malattia ereditaria se non rari casi (1%).

Quali test fare?

Non c’è un test specifico per diagnosticare il morbo di Alzherimer. Per effettuare la diagnosi si fa ricorso alla valutazione comportamentale, a esami neurologici e test neuropsicologici. I ricercatori italiani stanno lavorando per mettere a punto un panel di biomarcatori che permetterà di diagnosticare in fase precoce la malattia di Alzheimer. Il progetto si chiama Interceptor.

Alzheimer, quali cure?

Attualmente non esistono farmaci che possono bloccare il progredire della malattia, ma solo rallentarla. Gli scienziati sono costantemente alla ricerca di una terapia, con studi e ricerche sul campo. L’ultima frontiera sono i farmaci biologici: degli anticorpi in grado di riconoscere la beta-amiloide, che crea delle placche nel cervello distruggendo i neuroni. La migliore arma resta la prevenzione, che parte da uno stile di vita sano e da una dieta equilibrata. L’Alzheimer va battuto sul tempo assumendo cibi ricchi di antiossidanti, grassi Omega 3 e vitamina E, sostanze fondamentali per il benessere del cervello. A tavola dunque largo spazio a legumi, cereali integrali, frutta e verdura di stagione, pesce azzurro e frutta secca. Sono preziosi per la salute anche l’olio extravergine d’oliva e il latte (o i formaggi stagionati) ricchi di vitamina B12. Di recente si è scoperto che sull’insorgenza della malattia influisce anche dal grado di istruzione.

Alzheimer, l’assistenza

Il primo consiglio a chi assiste una persona malata di Alzheimer è fare riferimento al medico di famiglia per conoscere i servizi sanitari e sociosanitari disponibili. Rivolgetevi poi all’assistente sociale del Comune di residenza per sapere quali sono i servizi di aiuto alla famiglia messi a disposizione. Contattate l’Azienda Sanitaria Locale per richiedere l’Assistenza Domiciliare Integrata, un servizio gratuito rivolto alle persone con patologie croniche come l’Alzheimer. Per i pazienti affetti da demenza è stato introdotto in via sperimentale anche il Voucher Demenze, che possono richiedere le famiglie che non ricevono altri tipi di supporto e non sono seguite da altri servizi territoriali. Per l’attivazione di questi due servizi bisogna rivolgersi al proprio medico curante.

Associazioni Alzheimer

Le famiglie dei malati di Alzheimer spesso si sentono sole ad affrontare una malattia che anche a livello emotivo è tutt’altro che semplice da gestire. La Federazione Alzheimer Italia che riunisce e coordina le associazioni locali italiane, che hanno proprio lo scopo di sostenere le famiglie che assistono i malati.

Alzheimer Café

Gli Alzheimer Café sono punti luoghi di aggregazione per i malati, i loro familiari e gli assistenti professionali. In un’atmosfera accogliente e informale si cerca di combattere l’isolamento e condividere la fatica della gestione quotidiana dell’Alzheimer. I malati sono intrattenuti con attività ludiche come la musicoterapia, mentre i familiari possono incontrare gli specialisti e confrontarsi tra loro. Sono sparsi su tutto il territorio italiano e li potete trovare qui.

Fonte: DiLei

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